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Goldman Sachs: pronti per i bond islamici?

Per il denaro, c’è chi vende l’anima al diavolo. C’è chi è letteralmente il diavolo.

Goldman Sachs debutta nei “bond islamici”. Esattamente: la Banca d’affari multinazionale, ma di chiara matrice statunitense, è pronta a emettere il suo primo bond islamico, il “sukuk”. Cioè degli investimenti conformi alla sharia.

Nei prossimi giorni addetti della Banca incontreranno investitori del Qatar e degli Emirati Arabi Uniti proprio per lanciare sul mercato questi bond a cinque anni, per un ammontare di prova, per ora, di 500 milioni di dollari. Noccioline, naturalmente, ma fortemente indicative.

Il tutto si situa nel quadro della costante diversificazione degli investimenti, che sempre più spesso puntano ai cosiddetti “mercati di penetrazione”. Alcuni investitori islamici dell’ambito industriale avevano precedentemente criticato la scelta: teoricamente la sharia proibisce la speculazione finanziaria, o più specificatamente il prestito contro interesse. Ma per il denaro, val bene anche finire nel girone più basso. Evidentemente.

Così, da una parte ci troviamo gli Usa pronti a fare la guerra e a continuare la conquista sul campo di una regione che, almeno nelle menti dei più puri e coerenti con lo spirito e la cultura del luogo, non ne vogliono sapere nulla del nostro modello di sviluppo e sono pronti a immolarsi pur di difendere la propria integrità. Dall’altro lato, istituzioni speculative, sempre statunitensi, non si fermano davanti a nulla e invadono finanziariamente un territorio quasi inesplorato da depredare.

La situazione intricata si può riassumere nel triangolo di tre entità, dunque: da una parte la volontà militare, geopolitica e finanziaria occidentale che non si fa scrupoli di ogni ordine e grado (salvo poi inneggiare a “crociate sante contro l’Islam”) pur di continuare la propria opera di saccheggiamento, da un’altra parte un popolo che vi si oppone col sangue, e dall’altra, ancora, gli “investitori” islamici ormai infedeli persino a loro stessi pur di entrare al suk della finanza mondiale.

Sembra un rebus più che un paradosso, e invece è semplicemente la longa manus che incombe su questa nostra civiltà in disfacimento.

(vlm)

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