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L’Fmi ci rimbrotta: «Tirate la cinghia, europei!»

Tiratina d’orecchie preventiva, da parte del Fondo Monetario Internazionale, a chiunque accarezzi l’idea di ritoccare i parametri di Maastricht per uscire dalla crisi tuttora in corso. Per bocca del suo direttore generale, la rigorosa Christine Lagarde (la cui tempra morale emerse benissimo, poco più di un anno fa, dalle rivelazioni sui suoi rapporti epistolari con Sarkozy), viene precisato che «Non si può parlare di politica di austerità eccessiva nella zona euro», e che al contrario «bisogna mantenere il passo nella riduzione della spesa pubblica». Infatti, «anche se l'inflazione è più debole del previsto, non può essere utilizzata come paravento per rinviare gli sforzi necessari sulla spesa». Analogamente, «la congiuntura non deve giustificare neanche dei nuovi aumenti delle tasse».

In che altro modo intervenire, allora? La soluzione prospettata - manco a dirlo, visto che l’Fmi è nato per usare la concessione di prestiti allo scopo di imporre drastiche misure liberiste ai governi in difficoltà – sarebbe tutta di matrice finanziaria. Ovvero, per essere più chiari, usuraria. Madame Lagarde dichiara di apprezzare il fatto che la Bce «sia pronta a ricorrere a misure non convenzionali supplementari, se ciò diventasse necessario per far fronte al rischio di un periodo troppo prolungato di inflazione debole», sottolineando che Mario Draghi «ha annunciato delle azioni che vanno nella buona direzione e che in particolare fluidificheranno le capacità di credito alle imprese».

A chiacchiere, come al solito, sono dei dottori infallibili.

(fz)

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