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“Tragico, sì, ma non serio”

Nella contea di Devon (Inghilterra), un agricoltore di Lifton si è visto costretto ad abbattere metà dei suoi bovini perché «aggredivano per uccidere». Come si spiega il fatto? Semplice, si trattava di «mucche naziste». Sembra, infatti, che le malcapitate bestie fossero niente meno che dirette discendenti di una razza escogitata da due zoologi del Terzo Reich

A tale proposito, si narra che, per direttissimo comando del partito nazista, i due fratelli scienziati Lutz e Heinz Heck vennero spediti a spasso per i verdi pascoli europei al fine di ricreare, attraverso rigide selezioni e scrupolosi incroci con i bovini più primitivi, gli Uri, antichi bisonti dal «fisico robusto e dalle corna letali». Eccellenti anche per la propaganda nazista, certamente.

La notizia, riportata dai maggiori quotidiani nazionali, è strampalata e ci sarebbe solo da prenderla in ridere, se non fosse per la funesta sorte in cui versa l’informazione tutta, specie in fatto di vincitori, e ancora più di certi vinti. 

È ridicolo, oltre che infame, il trattamento riservato a ex soldati nazisti che ormai sono centenari (un caso per tutti, Priebke): sotto il paravento della legalità vengono perseguitati e “sterminati” moralmente se non fisicamente, la qual cosa, del tutto a scoppio ritardato e anche profondamente ingiusta per il tempo trascorso e per l’età raggiunta, avrebbe comunque una valenza di rigore e persino di umanità, laddove mettesse fine a quest’altra forma di “caccia alle streghe”. 

È ridicolo definire “nazisti” degli animali, allo scopo di trucidarli più facilmente, senza che poi un solo coscienziosissimo animalista alzi la voce. È ridicolo che una frase ingiuriosa rivolta agli ebrei e scritta su un muro dal demente di turno – il quale non lo sa, ma fa solo un gradito favore al suo “acerrimo nemico” – scateni l’ira e l’indignazione generale, inclusa quella del primo cittadino, mentre una città e un Paese sono letteralmente allo sfascio. È ridicola l’informazione data dai media, che raccontano il massacro di tre uomini israeliani, soffermandosi dettagliatamente sulle loro vite, per poi fare soltanto un rapido accenno sull’uccisione di cento palestinesi. È ridicola – Giorno della Memoria a parte, perché sacrosanto è il diritto di ognuno di piangere i propri morti – la mancanza di sovranità intellettuale per la quale, a ogni piè sospinto e per qualsiasi bagattella, siamo lì, proni a chiedere venia per quell’olocausto. Anzi, l’Olocausto.

Intanto, mentre noi pettiniamo le bambole, struggendoci per i loro nodi ai capelli, la Palestina è messa a ferro e fuoco. Intanto, mentre il vescovo di Roma, tale Bergoglio, a furia di pace e bene smantella la Chiesa e si fa un sacco di amici tra quelli che fino a ieri erano stranamente ostili, a Gerusalemme gli ebrei ultraortodossi scagliano pietre contro i religiosi di altre fedi che, solitari e silenziosi, pregano genuflessi in terra e assorti in Dio. 

A proposito, cosa accadrebbe, se a Roma, a Parigi, a Londra o in qualsiasi altra capitale occidentale un cittadino qualunque, riconoscendo un uomo di fede ebraica, gli sputasse addosso? Un marasma, sia per quel cittadino, che sicuramente sarebbe perseguito penalmente, sia per l’intera comunità di cui egli fa parte che verrebbe tacciata (si legge minacciata) di antisemitismo o, per meglio dire, di antisionismo. Il fatto sarebbe considerato talmente increscioso da balzare in testa alle cronache e al nostro sgomento. I provvedimenti, poi, sarebbero inflessibili.

Bene, si dà allora il caso che da vari decenni, nei vicoli della Città Vecchia di Gerusalemme, gli ebrei ortodossi – inclusi i loro bambini – ogni qual volta incontrano qualcuno appartenente al clero cristiano o a quello scismatico, abbiano la consuetudine di sputargli addosso. Questa pratica, tanto meschina quanto gretta, è mediaticamente taciuta, vale a dire “pubblicamente condonata”. Persino da quel certo vescovo di Roma, che pare avere tanto a cuore gli umili e gli indifesi.

È tragica la premeditata omertà riservata a certi argomenti, che coinvolgono moltitudini di uomini e interi destini. Sono, invece, ridicoli e al quanto ipocriti il clangore e l’afflizione, che si riversano su mere facezie, irreversibili idiozie. 

Nostro malgrado, però, in tutto questo c’è ben poco di serio.

Fiorenza Licitra

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