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E Renzi “arruolò” il Padre Dante…

Ma no, dài: Matteo Renzi che si pavoneggia citando “La Divina Commedia” è davvero troppo. Ovviamente la decisione più logica sembrerebbe quella di non curarsene affatto, sia perché lo svarione di giornata è perfettamente in linea col personaggio, sia perché si tratta di un dettaglio obiettivamente marginale rispetto alle sue responsabilità come presidente del Consiglio, ovverosia come alfiere del neoliberismo travestito da sinistra riformista.

Eppure, con tutte le debite proporzioni, non sarebbe giusto fargliela passare liscia minimizzando. La superficie del fatterello è da pernacchie, ma quello che si muove al di sotto vale la pena di prenderlo sul serio. In rapida successione, infatti, sono andati in scena diversi aspetti della stessa tendenza a manipolare l’opinione pubblica con ogni mezzo e in qualunque occasione, sprofondando in un miscuglio di faciloneria, di arroganza e di vanagloria che giustifica di per sé un totale e definitivo screditamento. Al punto che persino i sostenitori in buona fede dovrebbero scuotersi dalla consueta fascinazione e rifletterci su, domandandosi se sia possibile sorvolare su una condotta così fanfaronesca. Rispetto alla quale, chiariamolo subito, la mancanza di ragioni più serie o di vantaggi specifici non può certo trasformarsi in un alibi. Al contrario: proprio come per i reati veri e propri, i “futili motivi” costituiscono un’aggravante.

Riepiloghiamo l’accaduto. Intervenendo all’Europarlamento, per il discorso di chiusura del semestre di presidenza italiana della UE, Renzi si è vantato (manco a dirlo) di aver sprigionato un influsso benefico ai fini di «un cambiamento del paradigma economico». Dopo di che, come sintetizza Panorama, «rispondendo a qualche deputato del fronte euroscettico che rumoreggiava, ha riproposto la frase che Ulisse rivolge ai compagni con i quali s'imbarca nel XXVI canto dell'inferno della Divina commedia: “fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza". Rispondendo a qualche deputato dissenziente, Renzi ha detto: capisco che “per qualcuno è difficile leggere più di due libri, io ho imparato a studiare la storia della mia città, ho letto Dante Alighieri e quando mette in bocca a Ulisse un riferimento straordinariamente efficace per l'oggi, quando vogliono rintanarci a casa sconvolti e impauriti” lancia “un grande messaggio. Il Parlamento europeo è a un bivio, scelga se immaginare di vivere come bruti inseguendo il messaggio demagogico che non consentirà di governare l'Europa o seguire virtù e conoscenza ed essere sul serio europei”».

 

Come si vede – o come si dovrebbe vedere, anche senza impegnarsi un granché – tutto fumo e niente arrosto. Sul piano sostanziale la pretesa di ricollegare la realtà odierna al monito di Dante è del tutto infondata. Anzi, arbitraria. Un’appropriazione indebita che equivale a un furto, con nessuna destrezza, e il cui viscido scopo è nobilitare il Pensiero unico che domina l’Occidente attuale. Facendo finta di non sapere che nel frattempo quei due termini, virtù e conoscenza, hanno assunto significati enormemente diversi, e che in ogni caso – con buona pace delle “banalizzazioni  di successo” alla Benigni – non sopravvive la più piccola affinità tra i valori che hanno ispirato la Commedia e quelli su cui si basa la società in cui viviamo.

La prima e decisiva mistificazione è questa. Poi c’è quella di contorno: Renzi sbandiera il proprio (presunto) spessore culturale e si affretta a sottolineare che invece «per qualcuno è difficile leggere più di due libri», ma in effetti si limita a scodellare una delle citazioni più ricorrenti e abusate, di quelle che vengono ripetute/parafrasate/distorte in ogni dove. Il tentativo è risibile. L’intenzione è subdola: avvalorare la vulgata secondo la quale gli oppositori del sistema sono nient’altro che degli arruffapopoli senza alcuna competenza. Gente – o gentaglia – che sa solo sbraitare. Gente che non capisce. A differenza, si intende, dei “tecnici” e dei “professionisti”, specie se provenienti dal mondo finanziario.

Siamo all’epilogo: sul pasticcio propagandistico di infimo ordine, spacciato per una torta di alta scuola, campeggia la candelina della vanità personale. Matthew la rimira estasiato. Dimentico che il Padre Dante non fu tenero nemmeno con quel peccatuccio.

Federico Zamboni 

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