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Disinformazione come arma di guerra

Il modo come i telegiornali, l’unico mezzo d’informazione della maggioranza degli italiani, hanno dato notizia dei movimenti di Hayat Boumedienne, è estremamente istruttivo.

La probabile terrorista compagna di uno dei killer di Parigi, non sarebbe stata con lui nel supermercato ebraico come si era detto in un primo momento, ma già da diversi giorni si sarebbe recata in Siria. Le varianti al verbo “recarsi” sono “rifugiata” oppure “diretta”. Punto. L’informazione finisce qui, senza altri chiarimenti. 

Cosa può capire il cittadino che non conosce i dettagli dei complessi intrecci politici di quelle regioni, cioè la gran parte degli spettatori-ascoltatori? Ovviamente capirà che le autorità governative siriane offrono rifugio a pericolosi terroristi. Resta completamente nascosto il fatto che la giovane franco-algerina va in Siria a combattere il legittimo governo di quel Paese, governo che noi, l’Occidente e il suo braccio armato, la NATO, da anni tentiamo di abbattere. 

Resta così celato tutto l’essenziale, vale a dire che: 1) esiste un’Armata Internazionale Islamica, i cui combattenti, in epoche diverse e con sigle diverse, hanno collaborato in modo decisivo, seppure ambiguo, con i poteri imperiali, prima contro l’Armata Rossa in Afghanistan, poi in Cecenia contro la Russia, in Bosnia e nel Kosovo contro la Serbia rimasta fra i pochissimi amici della Russia in Europa, poi in Libia per abbattere e linciare Gheddafi, poi in Siria per spodestare e possibilmente uccidere Assad; 2) i fanatici combattenti dell’Internazionale Islamica escono tranquillamente dal territorio nazionale coi loro passaporti, pur essendo segnalati e schedati come individui pericolosi, vanno a seguire corsi di addestramento alla guerra in Paesi amici dell’Occidente come la Giordania o l’Arabia Saudita, penetrano in Siria passando per la Turchia, membro influentissimo della NATO, per tornare successivamente in patria coi loro passaporti; 3) una volta rientrati in patria, non sono sottoposti a sanzioni né tenuti sotto stretta sorveglianza.

Queste cose non vengono dette perché se svelate scoprirebbero un verminaio. Non vengono dette anche perché sorgerebbe spontanea una domanda: come mai siamo tanto interessati a deporre Assad e cambiare governo in Siria? 

Fino a qualche tempo fa la risposta era pronta: perché Assad è un dittatore e noi siamo i buoni che vogliono per i popoli la libertà e la democrazia. 

Questa risposta non è più possibile nel momento in cui si scopre che quelli che combattono Assad sono i tagliagole e i fucilatori dei vignettisti, non gli innamorati della libertà e della democrazia tanto care ai nostri propagandisti di regime. Allora bisognerebbe ammettere che si vuole abbattere Assad perché è alleato di Iran e Russia. Ecco che verrebbe alla luce tutto il groviglio di un intrico di menzogne e di strumentalizzazioni, per coprire la realtà di una grandiosa contesa che ha come posta in palio il dominio sul mondo, dove gli allucinati del kalashnikov e dell’ “Allahu akbar” sono soltanto pedine inconsapevoli che talvolta sfuggono al controllo. 

Le rare volte che questi interrogativi di fondo vengono sollevati nei talk-show, i conduttori si affrettano a sviare il discorso, i provocatori interrompono, e poi c’è la pubblicità.

Questa è l’informazione oggi. Un sistematico e scientifico occultamento. Un sistematico e scientifico lavaggio del cervello.

Non si tratta di semplice faziosità di redazioni politicamente schierate. Questa è propaganda tipica dei tempi di guerra. Questa è disinformazione come arma di guerra, perché siamo in guerra. E non contro i fondamentalisti islamici. I nemici sono Russia e Cina. A Mosca e a Pechino lo sanno, ma i cittadini-sudditi del nostro Occidente non lo devono sapere, almeno per ora. 

Taci: il nemico ti ascolta.

Luciano Fuschini

 

 

 

 

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