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Islam? Il problema siamo noi, non loro

L’assalto alla redazione di Charlie Hebdo ha riproposto prepotentemente la paura di una conquista islamica dell’Europa. Cerchiamo di ragionare un attimo a mente fredda, attenendoci ai fatti e tenendo presente la perfetta ricostruzione storica di Menconi su queste stesse pagine.

1) Gli immigrati in Europa sono ancora una piccola minoranza della popolazione complessiva; 2) i  musulmani sono una minoranza fra la massa degli immigrati in Europa occidentale, se teniamo conto di quanti vengono dall’est europeo, prevalentemente cristiano-ortodossi; dalla Cina, confuciani, taoisti, ma soprattutto indifferenti alle religioni; da quella parte dell’Africa che è cristiana; dall’America latina, cristiano-cattolica; 3) fra i musulmani immigrati solo una minoranza è praticante, cioè frequenta la moschea, compie le 5 preghiere quotidiane nelle ore prescritte, versa la decima, osserva rigorosamente il digiuno del Ramadan, si astiene da alcolici e da carne di maiale o non macellata secondo il rituale. 

Ammesso e non concesso che tutti costoro propendano per un islam radicale e violento, si tratta pur sempre della minoranza di una minoranza di una minoranza.

Questi sono i termini del problema, se vogliamo riflettere senza abbandonarci alle isterie indotte dai media.

Giunti a questo punto del ragionamento, bisogna ammettere che anche una piccola minoranza, se organizzata, decisa a tutto e animata da una fede fanatica, può rovesciare un sistema. A livello politico, è successo in tante rivoluzioni. Ma perché ciò accada, occorre che il sistema sia già minato dalle fondamenta, sia in piena decadenza. Così siamo arrivati al punto. Il problema non è l’islam, il problema è tutto nostro, il disastro siamo noi. Un continente esausto, vecchio, scettico, senza fedi o ideali forti, smarrito, disorientato, svuotato di energie da 50 anni di consumismo idiota e di demenza martellata nei cervelli.

Le stesse considerazioni valgono per il fenomeno dell’immigrazione in generale. In modo ancora limitato, è iniziato negli anni ’80 del secolo scorso, per assumere dimensioni di vasta portata a partire dagli anni ’90. Ebbene, negli anni ’70, quando nemmeno si parlava di immigrazione né si sospettava che potesse diventare qualcosa di imponente, eravamo una società allo sbando. Il terrorismo politico campeggiava in primo piano, ma la vera emergenza erano le mafie che andavano controllando paesi, territori e quartieri di grandi città. Dilagavano i sequestri di persona, la grande e la piccola criminalità. La droga si diffondeva a livello di massa: anche nei piccoli centri della “sana” provincia, piazze e piazzette vedevano i bivacchi di gruppi di giovani che si sbattevano per il buco. Ogni morale era accusata di moralismo, la pornografia era diventata un grande affare, il permissivismo era trionfante per l’ideologia del sinistrismo sessantottino e per l’interesse del capitale a imporre la figura dell’individuo-consumatore, senza freni e senza inibizioni. Questo era il quadro. Chi non l’ha vissuto può documentarsi. A parte le mafie, che qualcuno può pensare fossero solo nostre, gli altri aspetti di una decadenza già vistosa segnavano le contrade di tutta l’Europa occidentale.

L’immigrazione è sopraggiunta a complicare un tessuto sociale che era già logorato, a dare il colpo di grazia a un mondo che era già morente, che, pur nel delirio del rivoluzionarismo armato, ragionava già soprattutto in termini di percentuali del PIL, di tasso d’inflazione, di costi e mete delle vacanze. Non siamo decaduti perché gli immigrati hanno contaminato un organismo sano; è vero piuttosto che non siamo riusciti a contenere e a controllare l’immigrazione perché eravamo già in piena e rovinosa decadenza: o facciamo chiarezza su questo stabilendo il giusto rapporto causa-effetto, o non capiremo nulla di ciò che sta accadendo.

Le stesse considerazioni valgono per la minaccia islamica. Se non siamo in grado di controllare e neutralizzare i pericoli che vengono dalla minoranza di una minoranza di una minoranza, il problema siamo noi, non loro.

Se cresce il numero di europei autoctoni che si convertono all’islam, dobbiamo ricercarne le cause in una civiltà morente che non offre più fedi forti, ideali coinvolgenti, ragioni di vita che non siano il telefonino di nuova generazione o l’illusione di trovare nel viaggiare compulsivo una fuga da sé stessi.

E allora, se siamo a questo punto, ben venga l’islam.

Luciano Fuschini

 

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