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Bce e QE: dove andrà a finire quel denaro?

L'annuncio di Mario Draghi, contestato dalla Germania, che la Banca centrale europea, unitamente alle banche centrali dei rispettivi Paesi, acquisteranno una montagna di titoli pubblici per tenere bassi i tassi di interesse e gli spread, e teoricamente, per sostenere una ripresa economica, è stata seguita dalla vittoria di Tsipras alle elezioni greche. Due fatti che sono strettamente legati e sui quali si giocherà il futuro dell'Unione europea. 

È chiaro infatti che tra i Paesi beneficiari dell'intervento diretto della Bce non potrà esserci la Grecia il cui debito pubblico si colloca tra una fascia del 175 e del 180% del Prodotto interno lordo e considerato che Tsipras nelle sue promesse elettorali ha già anticipato di non voler onorare in tutto o in parte. E soprattutto di voler rivedere completamente i termini del piano di austerità concordato dai governi precedenti con la Troika (Fondo monetario, Bce e Commissione europea). 

Già la decisione del direttivo della Bce, presa a maggioranza, è stata contestata dal membro tedesco, Jens Weidmann, governatore della Bundesbank ed ex consigliere economico di Angela Merkel. I tedeschi fremono infatti di sdegno alla prospettiva che tali soldi possano andare a finanziare un Paese che più dell'Italia si è caratterizzato per la finanza allegra e che ha truccato i propri conti pubblici (con la complicità dei tecnici della Goldman Sachs!) per ottenere il via libera ad entrare nel sistema dell'euro. L'aspetto più significativo di questa svolta, che si può certo definire storica, è il fatto che la Bce, pur delegando il 90% degli interventi alle banche centrali, si affianca alla Federal Reserve americana come finanziatore primario del debito pubblico. La montagna di miliardi di dollari immessi nel sistema da Bernanke e dalla Yellen sono stati indicati come la premessa dell'inaspettato boom dell'economia americana che sta registrando tassi di crescita annuali sopra il 3%. Un boom a fronte del quale si sta registrando però un generale impoverimento della classe media. Guarda caso lo stesso fenomeno sociale che si sta avendo in Europa, vedi l'Italia, a dimostrazione che si è attuato, e continua ad aversi, un massiccio trasferimento di ricchezza a favore del mondo finanziario e dei suoi più forti soggetti. 

È altresì chiaro infatti che chi, come le banche, si colloca all'interno del processo di creazione della moneta, finisce per esserne avvantaggiato. Soprattutto se si prende moneta a prestito dalle banche centrali quasi gratis e lo si presta poi ai privati a tassi di interesse 10 volte superiori. Ed ancora se la moneta, ricchezza virtuale, viene trasformata in ricchezza reale e palpabile. In tale ottica la Bce ha confermato il suo ruolo di tutela delle banche alle quali in precedenza (novembre 2011-marzo 2012) aveva versato ben 1.000 miliardi di euro al tasso di interesse dell'1%. Soldi che soltanto in minima parte andarono a finanziare l'economia reale ma vennero utilizzati per ricapitalizzare gli istituti attraverso l'acquisto di titoli di Stato. Gli stessi titoli di Stato che adesso la Bce vorrebbe acquistare con il fine dichiarato che questa montagna di liquidità si trasformi in prestiti agevolati per le imprese che potranno in tal modo investire nell'innovazione tecnologica e nella ristrutturazione produttiva. 

Visti i precedenti è lecito dubitarne. La Commissione europea, da parte sua, continua a condividere questo approccio finanziario ed ha invitato Tsipras e il suo governo a mantenere gli impegni presi sulla politica di austerità e sul taglio del debito pubblico, infischiandosene altamente se un terzo della popolazione è ormai ridotta sotto il livello di povertà. Ci aspettiamo, ha dichiarato un portavoce di Bruxelles, il rispetto delle promesse fatte dalla Grecia nei confronti ai cittadini europei (quelli che avevano sottoscritto i titoli di Atene) e delle istituzioni. Il neo ministro delle Finanze ha sostenuto che la Grecia vuole restare nell'euro ma che non pagherà tutto il debito pubblico che ha accumulato. Il “marxista libertario” (sic) Yanis Varoufakis insegna economia in una università del Texas, il che la dice lunga su quali siano i suoi referenti internazionali. Del resto, lo stesso Tsipras è in ottimi rapporti con il noto speculatore George Soros. In precedenza Varoufakis era stato consigliere economico del governo socialista. Incarico da cui si dimise perché contrario alle misure di austerità. È meglio che falliamo, era la sua tesi, così scarichiamo l'onere della bancarotta sui piccoli risparmiatori e sulle banche. L'euro deve essere riformato, ha insistito invece nella sua prima conferenza stampa. Non è in grado di sostenere questa crisi finanziaria. 

Resta da vedere se la nuova Grecia avrà i margini di manovra per imporre una svolta in tal senso sotto la minaccia di una sua bancarotta e di una conseguente uscita dall'euro che avrebbero conseguenze devastanti per tutta l'Unione. 

Irene Sabeni

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