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Geopolitica: il caos di Renzi sulla “strategia del caos”

Il Renzi newyorchese ha dato il meglio della sua effervescenza mediatica.

Ha detto addirittura cose apparentemente lodevoli sulle questioni internazionali. Ha fatto del giusto sarcasmo sulle iniziative aggressive della Francia in Siria, iniziative che fra l’altro contraddicono la posizione di Merkel conciliante verso Assad e sono fatte in totale autonomia dalle istituzioni dell’UE, scavalcando ancora una volta la povera Mogherini: quelle della Francia sono “iniziative-spot”. Ha opportunamente richiamato il precedente disastroso della Libia, dove l’interventismo occidentale ha dato la stura a un vortice di fanatismi e tribalismi.

Tutto bene allora?  Abbiamo un capo di governo illuminato e coraggioso, uno che la canta chiara a chi di dovere? Purtroppo non è così.

Il veleno sta nella coda del suo ragionamento. Perché l’intervento in Libia è stato disastroso, come lo sarebbe quello in Siria? Perché dopo aver abbattuto il tiranno, l’Occidente ha lasciato il Paese a sé stesso, senza preoccuparsi del dopo. Dunque, l’errore è stato nel non essere stati colonialisti fino in fondo. 

Bisognava restare in Libia, imporre l’ordine attraverso un governatorato delle potenze NATO oppure attraverso un governo fantoccio protetto dalle armi coloniali, eventualmente ritirandoci a pacificazione avvenuta, cioè mai.

Le apparentemente coraggiose e sensate esternazioni di Renzi non sono altro che l’eco ripetitivo della formuletta su cui tutti i portavoce del potere ripiegano dopo i disastri recenti: l’errore non è stato abbattere governi al prezzo di milioni fra morti, feriti, mutilati, profughi; l’errore è stato andare via prematuramente dall’Iraq, non avere imposto un dopo-Gheddafi, non avere le idee chiare sul dopo-Assad, prospettare l’uscita dall’Afghanistan. L’errore è il non comportarsi da colonialisti conseguenti. Ecco la sostanza delle dichiarazioni di Renzi.

Il Nostro è tanto poco illuminato da non aver compreso che la distruzione di Stati e nazioni senza ricomporli in un nuovo assetto, non è stato un errore.  È stata una scelta deliberata, la Strategia del Caos. Distruggere Afghanistan, Iraq, Siria e Libia significava poter saccheggiare le loro risorse, installarvi basi per minacciare Iran, Cina e Russia, i veri nemici dell’Impero di Occidente; soprattutto, era un grande favore fatto a Israele, liberato dalla minaccia di scomodi vicini, magari nella prospettiva di ricostruire il Tempio nella spianata delle moschee di Gerusalemme, senza provocare una guerra con Stati arabi ormai frammentati e impotenti.

La Strategia del Caos sembra vincente ma già se ne intravedono le crepe. 

L’uomo, animale che vive in branco, non tollera a lungo di trovarsi nell’anarchia, ha bisogno di ordine e di una guida che lo garantisca.  Dal disordine sicuramente emergerà un qualche nuovo potere, non necessariamente quello che vorrebbero gli aggressori. 

La Russia, che era stata estromessa da tutto il Medio Oriente, vi sta tornando a vele spiegate. Massicciamente schierata in Siria, ha stretto col governo sciita iracheno un patto di collaborazione che vincola anche Iran e Siria in una sorta di quadruplice intesa in funzione anti-califfato. Un passo importantissimo che nessuno poteva prevedere fino a pochissimi anni fa, quando si pensava che il governo iracheno fosse soltanto un fantoccio degli USA.

Intanto la Strategia del Caos è fallita in Egitto, dove un governo militare fin troppo forte e spregiudicato nell’uso della repressione, sta instaurando ottimi rapporti con la Russia.

Uno scenario complesso e pericoloso, molto diverso da quello prospettato da chi ha aggredito quei popoli, uno scenario che conferma la legge infallibile dell’eterogenesi dei fini.

Senza dirlo apertamente, forse Merkel lo ha compreso, Renzi e Hollande no. 

Pazienza, ognuno si tiene i governanti che ha.

 Luciano Fuschini

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