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Marino yes, Marino not. E Roma bye bye

Incredibile: ci sono ancora i sostenitori di Ignazio Marino. Incredibilissimo: ci sono ancora quelli che pensano (pensano?) che un’alternativa adeguata possa arrivare dal centrodestra o dal centrosinistra.

Tutta gente che andrebbe presa per il bavero e costretta a rispondere di ciò che fa. E di ciò che non fa. Cittadini istupiditi che nemmeno adesso, dopo le innumerevoli dimostrazioni di quanto i professionisti della politica siano di per sé contigui a ogni sorta di affaristi e di criminali, hanno la lucidità necessaria a tirare le somme e arrivare a delle conclusioni definitive. Elettori che sono talmente imprigionati negli schemi abituali da non essere capaci di uscirne. Come le mosche imbottigliate in un vaso che continuano a sbattere contro le pareti. Come gli insetti attirati dalla luce che si avvicinano alle lampadine fino a bruciarsi.

Per un verso sono solo sciocchi, questi nostri connazionali che non si stancano mai di credere/abboccare a qualsiasi rimescolamento di carte, ma per l’altro diventano conniventi. E quindi corresponsabili del disastro generale. Anzi: senza diminuire di un nulla le colpe decisive di chi comanda, o comandicchia, non c’è dubbio che a spianargli la strada sia l’ottusa acquiescenza delle troppe persone che si lasciano abbindolare. E che, puntualmente e contro ogni logica, sono sempre pronte a concedere una nuova chance, un nuovo inizio, una ripartenza ulteriore, e fittizia, verso una politica diversa e migliore. Rigenerata davvero e fino in fondo, e non soltanto riverniciata in superficie o, tutt’al più, rimodellata nelle sue forme esteriori e in qualche meccanismo procedurale, vedi il restyling della legge elettorale, con l’Italicum in odore (in tanfo) di incostituzionalità che sostituisce il Porcellum dichiarato incostituzionale dopo ben otto anni di disonorato servizio, e vedi la riforma/soppressione del Senato, che grazie al premio di maggioranza dà al partito di governo e alla Camera dei deputati, ovvero dei nominati, il monopolio sulla sfera legislativa.

Altro che Terza Repubblica, a vent’anni dalla trionfale proclamazione della Seconda. Altro che le mitologiche riforme caldeggiate, e in parte già introdotte, già imposte, dal terzetto Monti-Letta-Renzi, spacciando per rinnovamento benefico lo smantellamento sistematico del welfare.   

L’unica “riforma” sensata sarebbe in realtà una sorta di rivoluzione. Nel segno di una politica che sia differente nella pratica non tanto in nome di un’amministrazione più efficiente, in linea con la suggestiva e fuorviante assimilazione degli amministratori pubblici ai manager privati, ma perché innanzitutto si è stati in grado di ripensarla nelle sue finalità, oltre che nelle sue apparenze. Una politica che venga ricondotta non solo alla legalità – che in presenza di un parlamento corrotto si trasforma in un circolo vizioso, per cui il potere si attiene alle leggi inique che esso stesso ha emanato – ma alla giustizia sociale.

In mancanza di questa autentica palingenesi, che non può certo provenire da quegli stessi ambienti politici ed economici che hanno portato l’Italia a essere lo schifo che è, ogni altra discussione si riduce a un esercizio sterile e dannoso. Infantile e auto ingannatorio per chi lo compia in buona fede. Truffaldino e infame per chi lo perpetui, e lo incentivi, deliberatamente e a proprio vantaggio.

Osservatele bene, le fazioni contrapposte dei “pro Marino” e degli “anti Marino”. Lasciate per un momento da parte quelli che soffiano sul fuoco per il loro tornaconto e concentratevi sugli altri. Su queste tifoserie ottenebrate che proiettano sui giocatori in campo le proprie illusioni, le proprie frustrazioni, le proprie aspirazioni a condividere, in mancanza di meglio, le vittorie altrui.

Gli uni si baloccano con la visione – con l’allucinazione – di un Marino nobile e benintenzionato, apostolo di un cambiamento finalizzato a ripristinare una Roma onesta e, appunto per questo, fatto fuori a suon di intrighi e screditamenti assortiti. Gli altri si infiammano all’idea – all’idiozia – dell’ennesima “new entry” che giungerà a sostituirlo, tra i post alemanniani che sperano nella Meloni e i post rutel-veltroniani che non avendo già un campioncino da celebrare si preparano ad acclamare chiunque sarà loro affibbiato dalla premiata ditta Matthew Renzi & Partners.

Ciascuno a suo modo, sono indaffaratissimi a shakerare il nulla, per non dire il fango. Sognano un cocktail delizioso. Ma otterranno, fatalmente, una blanda variazione del solito intruglio.

Federico Zamboni

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Ribelle 72 - Settembre 2015

Marino, l’ora delle dimissioni “revocabili” è giunta