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Marino, l’ora delle dimissioni “revocabili” è giunta

Il comunicato dello pseudo-dimissionario Ignazio Marino è pietoso.

Trovato con le mani nella marmellata (peculato, da ladro di polli, peraltro) si è arrogato anche il diritto di inveire, ad esempio contro il Pd reo di non averlo sostenuto a sufficienza e anzi ostacolato, e rivolgendosi ai romani decidendo liberamente di restituire il denaro rastrellato per usi personali con la formula, utilizzata nel video di mercoledì sera, dei «ventimila euro regalati».

Ora, uno regala ciò che è suo. Non ciò che ha precedentemente rubato. Che Marino questo ha fatto, a quanto pare: rubato denaro ai cittadini di Roma. La magistratura si premunirà di confermare o di smentire il caso, ma insomma, scontrini, e testimonianze, sembrano parlare molto chiaro.

Però quest’ultimo capitolo è solo il degno epilogo di una storia costellata di incapacità su vari fronti da parte dell’ex sindaco e del suo partito di appartenenza: che di responsabilità, il Pd, ne ha da vendere, visto che - è vero - l’intenzione di scaricare Marino è in aria da tempo nel momento stesso in cui vari altri esponenti, vedi ad esempio De Luca, continuano a essere sostenuti senza soluzione di continuità e malgrado altri e ben più gravi sospetti (e condanne in primo grado, per giunta). Ma che Marino sia indifendibile non è un mistero. E non lo è certamente per i romani, perché è tutto il suo operato a essere stato svolto con superficialità e ombre di vario tipo. Di esempi ce ne sono a bizzeffe, basta riguardare le puntate di Maurizio Crozza per rendersene conto, che il comico ligure non ne ha fatta passare una che sia una, sotto silenzio.

E sin dall’inizio del suo mandato, peraltro. La decisione di Marino, a soli due mesi dopo la sua vittoria, di portare il tetto di spesa della carta di credito del Comune (in sua disponibilità) dai miseri 10 mila euro dei tempi di Alemanno ai più robusti, e in linea con il radical chicchismo del Pd da alcuni decenni in qua, 50 mila euro, non era solo un indizio: era già la certezza della totale incapacità di ricoprire un ruolo così delicato, soprattutto negli ultimi anni, come quello di essere il primo cittadino di Roma. Per non parlare della opportunità di fare tutta una serie di operazioni di dubbia portata comunicativa, come la pletora dei viaggi all’estero, le posizioni sulle coppie di fatto, la gestione creativa della viabilità a Roma e la noncuranza di intervenire pesantemente su alcuni elementi ormai in cancrena del tessuto dei servizi della città, Atac e Ama in primo luogo.

Insomma Marino è proprio stato del tutto incapace di governare Roma.

E allora bisogna dirlo, da romano che in questa città vive da sempre: Roma è oramai quasi del tutto fuori controllo. Dal punto di vista dell’igiene, della sicurezza (anche meramente stradale), dei servizi, del decoro che si deve pretendere dalla Capitale d’Italia.

La decadenza innescata negli ultimi decenni, si dai maneggioni di “Italia 90”, per intenderci, aveva subìto un lieve arresto solo nel periodo in cui Roma è stata governata da Walter Veltroni. Quest’ultimo aveva speso in lungo e in largo (salvo poi lasciare i buchi ai posteri) onde utilizzare l’argenteria della città eterna rimessa quasi a lustro per poter poi puntare al Parlamento nazionale, nella storica e inutile sfida (persa) con il Berlusconi di allora. Peraltro lasciando anzitempo il suo mandato al Comune che pure gli era stato affidato dai romani (e imponendo loro di dover tornare, e spendere denaro, a nuove elezioni) per l’unico suo personale intento di carriera politica. Poi abortita.

Alemanno - che gli era succeduto quando opposto a un Rutelli impresentabile per i trascorsi in Campidoglio - attorniato da un team del tutto raccogliticcio e inadeguato, non solo non era stato in grado di invertire la rotta (e di ripianare i buchi lasciati in dote dalle gestioni Rutelli & Veltroni) ma il suo mandato era finito fatalmente in quella spirale cialtronesca, e illegale, del sottobosco mafiosetto di Roma e dintorni. Con sua responsabilità e complicità diretta o meno resta da vedere, ma insomma il clima era quello che stiamo vedendo dalle cronache che sono venute fuori negli ultimi mesi.

E poi era arrivato Marino: il nulla assoluto, non solo dal punto di vista di un carisma che non ha mai avuto, ma anche perché opposto, all’epoca, all’ormai impresentabile secondo mandato di Alemanno. Marino, beneficiario indiretto dell’ascesa nazionale di Renzi e del Pd, dopo la vittoria alle elezioni ha confermato tutti i sospetti di inadeguatezza che pure tra i suoi votanti circolavano. Del tutto incapace di gestirsi personalmente, in una fase delicatissima, bisogna pur ammetterlo, visti gli scandali che sono piovuti su Roma nel frattempo, è riuscito persino a farsi riprendere dal Papa… Figuriamoci se sarebbe mai stato in grado di governare una città come Roma. 

Ci hanno deriso in tutto il mondo, dopo la storia del funerale dei Casamonica. E ancora non più tardi di qualche giorno addietro, in pieno assedio, l’ex sindaco se ne andava bellamente in televisione a parlare di futuri interventi di ripristino delle condizioni minime di sopportabilità a livello urbano: strade, luci, servizi… dando appuntamento a tra qualche anno. Con il Giubileo in rampa di lancio tra due mesi. 

Faldoni di scontrini e ricevute a sua discolpa in diretta televisiva. Ma taroccati, come si è visto, fino - di fatto - all’ammissione stessa di due giorni addietro, con la pantomima della “restituzione e del regalo” ai romani.

Una catastrofe politica, gestionale, comunicativa, tattica e strategica, oltre che meramente pratica. Fino alla miserrima vicenda delle cene pagate con la carta di credito del Comune.

Marino vuol far passare le sue dimissioni come scelta obbligata per le pressioni del suo partito di appartenenza. Aspetto di una certa rilevanza, certo, ma le principali e originarie motivazioni della sua decadenza sono altre, come abbiamo visto.

Altro che ripensamenti nell’arco di venti giorni. Che si spengano tutte le luci, sulla storia di Marino al Campidoglio. E l’ultimo che esce si ricordi almeno di tirare la catena.

Valerio Lo Monaco 

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