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Occidente contro Russia: analogie (apparenti) col passato

Mentre il turbamento per il massacro di Parigi suggerisce appelli all’unità contro il terrorismo, la Russia è sottoposta a un attacco concentrico e multiforme, apparentemente analogo a quello che subì l’URSS negli anni Ottanta e che ebbe pieno successo portando alla sua dissoluzione.

Allora una manovra congiunta fra USA e Arabia Saudita fece precipitare il prezzo di gas e petrolio, togliendo all’URSS la sua più importante risorsa finanziaria. Inoltre il massiccio riarmo americano ad alta tecnologia costrinse l’Unione Sovietica a una costosissima e perdente rincorsa agli armamenti più sofisticati.

Oggi alla Russia sono state imposte sanzioni e si è ripetuta la manovra tendente a far crollare il prezzo delle fonti energetiche.

Allora abili provocazioni coinvolsero l’URSS in un impegno bellico prolungato in Afghanistan, che logorò le sue forze armate e colpì le sue finanze già disastrate.

Oggi come allora la Russia potrebbe essere stata indotta a cacciarsi in una duplice trappola, quella siriana e quella ucraina, da cui non avrebbe la possibilità di sganciarsi se non a costo di un’umiliante sconfitta politico-strategica.

Allora furono installati in Europa i missili Pershing e Cruise a medio raggio e con testate nucleari, contrapposti agli SS20 sovietici, minaccia tremenda perché esponeva alla tentazione di sferrare il primo colpo.

Oggi i missili americani sono installati addirittura nelle repubbliche baltiche e nei Paesi dell’est europeo, a pochi minuti di volo dai centri nevralgici della vita e del potere russi. La Russia dal canto suo replica sperimentando missili capaci di perforare le difese occidentali, facendo riemergere l’incubo della tentazione del primo colpo, da una parte e dall’altra.

Allora l’URSS fu investita da un’offensiva propagandistica che andava dalla denuncia dei suoi metodi repressivi al martellamento mediatico del papa polacco, dalla penetrazione dei modelli occidentali ai pretesti per boicottare le Olimpiadi di Mosca del 1980: le grandi manifestazioni sportive, con la cerimonia delle medaglie, l’inno nazionale in onore del vincitore, la bandiera sul pennone più alto, sono veicoli propagandistici formidabili.

Oggi si mobilitano addirittura le associazioni dei gay per demonizzare Putin, lo si presenta come un cinico aggressore, come un autoritario nuovo zar che si sbarazza degli oppositori con le maniere forti, e si ripete l’operazione di emarginazione delle istituzioni sportive russe dal circuito internazionale.

Tuttavia non si è mai verificato nella storia che a distanza di tempo si siano riprodotte le medesime condizioni con gli stessi effetti. Anche in questo caso le similitudini sono solo apparenti perché fra gli anni ’80 e la situazione odierna le differenze sono grandissime.

Passiamone in rassegna almeno tre: 1) allora la condizione economico-finanziaria dell’Occidente, in piena rivoluzione informatica, era molto più florida di oggi. 2) Allora il potere sovietico era ormai screditato presso gli stessi popoli che formavano l’Unione. Pochissimi credevano ancora alla propaganda di regime. Il sistema collassò fra l’indifferenza o l’ostilità della popolazione. Oggi Putin gode di autorità e prestigio nel suo Paese: farne cadere il governo non è impresa facile. 3) Allora l’URSS era isolata nello scacchiere internazionale. Gli stessi alleati del patto di Varsavia non attendevano altro che il momento propizio per liberarsi dal giogo.

L’Iran, appena uscito dalla rivoluzione vittoriosa di Khomeini e potenziale amico dell’URSS nella sua aspra polemica col “grande Satana” statunitense, era paralizzato da una guerra lunghissima e sanguinosissima con l’Iraq.

La Cina era di fatto se non formalmente alleata degli USA. Paradossalmente, proprio l’ideologia ancora comunista della Cina dell’immediato post-maoismo, temeva più l’URSS che gli USA anche per motivazioni ideologiche. Il “social-imperialismo” sovietico, proprio perché l’URSS era ancora un Paese socialista, seppur degenerato, era una potenza più aggressiva e più pericolosa dei capitalisti, e perciò decadenti, Stati Uniti d’America: i nemici dei miei nemici sono miei amici. L’URSS era presa nella morsa USA-Cina e dovette dislocare buona parte delle sue forze armate verso il confine cinese.  

Oggi una Cina molto più potente di allora è amica, se non ancora formalmente alleata, della Russia. Il blocco russo-cinese rappresenta il più serio ostacolo al disegno di far collassare la Russia come collassò l’URSS. Quanto all’Iran, una potenza regionale capace di spostare molti equilibri internazionali, è legato a doppio filo alla Russia, nonostante l’accordo sul nucleare voluto da Obama (ma favorito dalla stessa diplomazia russa).

 

Date queste considerazioni, non è affatto certo che il durissimo attacco a cui è sottoposta la Russia abbia lo stesso esito del precedente storico.

Tutte le possibilità restano sul tappeto. La Russia può collassare. Può essere invece l’Occidente a collassare sotto i colpi di una crisi che potrebbe conoscere altre svolte traumatiche. Possono affondare insieme Russia e Occidente.

Il nuovo presidente americano potrà decidere una distensione con Putin, che non aspetta altro che una mano tesa. Il terrorismo che prospera nel caos seminato da una politica occidentale irresponsabile, potrebbe dare peso e credibilità alla politica del capo del Cremlino.

Il mondo può incendiarsi per la decisione, di una parte o dell’altra, di sferrare il primo colpo.

L’ultimo scenario è forse il più probabile, volendo essere realisti.

Non sono anni in cui chi abbia occhi per vedere e mente ancora reattiva rischi di annoiarsi.

Luciano Fuschini

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