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Vaccini e carni rosse: i boatos dell'ultima ora

Questo è un periodo di forti campagne mediatiche. Non che ci siano tanti momenti in cui i media mainstream non siano a servizio o alla mercé di qualche convinzione, abbaglio o interesse, ma ci sono volte in cui il martellamento si fa più pressante. Questo preciso istante è uno di quelli. Prima si è cominciato con i vaccini, poi con la carne rossa, ora siamo in attesa della prossima eclatante novità. 

Quella pro vaccini è una campagna senza precedenti. La conquista, di fatto, della loro non obbligatorietà (come in Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito) grazie alle leggi regionali che, capofila il Veneto, hanno fatto sparire qualsiasi multa per i genitori che dichiarassero di non voler vaccinare i figli per motivi reali e non di negligenza, trova d'accordo molti operatori sanitari. Non perché tutti considerino superflua la vaccinazione, ma perché in molti ritengono sbagliato un approccio che consideri i pazienti tutti uguali, e i dati, più o meno esaurienti, sui rischi della vaccinazione sui neonati non più "trascurabili". Detto questo, senza santificare né demonizzare la pratica dei vaccini che può essere più o meno utile caso per caso, e che comunque è un medico a dover giudicare, c'è da dire che il caso italiano è un po' particolare. La campagna mediatica pro vaccini - e di persecuzione di chi non ha voluto o potuto vaccinare i propri figli - si è scatenata quando la soglia del 95% per i vaccini che la legislazione considera "obbligatori" è ancora intatta. 

Il calo sotto il 95% riguarda invece le vaccinazioni che "non obbligatorie" per legge lo sono da sempre. Inoltre, noi soli in Europa, ben accompagnati dalla Grecia, abbiamo "l'obbligo" di vaccinarci a 3 mesi di vita contro l'epatite B - una malattia che si trasmette per via sanguigna o sessuale, grazie a una legge nata nel 1991 frutto di una tangente da 600milioni di lire finita nelle mani dell'allora Ministro della Sanità De Lorenzo e che da allora nessuno si è preso la briga di verificare. 

Ma non finisce qui: con le vaccinazioni "obbligatorie" (Antipolio, Antidifterica, Antitetanica e AntiepatiteB) vengono somministrati di solito due vaccini "non obbligatori" (quello per la Pertosse e quello per l'Haemophilus influenzae di tipo b) grazie all'esavalente, spesso l'unica fiala disponibile che dunque non lascia scelta al medico o al genitore che voglia evitarle. 

Qualcuno parla di spreco di soldi (il Codacons), altri di complotti delle case farmaceutiche con i vertici di potere, altri ancora di una buona opportunità per "non pungere tante volte un bambino piccolo". Quello che è certo - non potendo e non volendo aprire una discussione scientifica sui vaccini - è che chi è vaccinato nulla ha da temere da chi non lo è. Per questo la campagna che demonizza chi non può, non vuole o non deve vaccinare i propri figli - così come lo sarebbe una che se la prendesse con chi è per l'obbligatorietà effettiva e per tutti - deve avere qualcosa di strumentale. 

Così come strumentale pare la campagna di demonizzazione delle carni rosse. La vita in un mondo fatto e finito ci imporrebbe in ogni caso di limitare il consumo di carne, ma detto questo le proteine animali fanno parte per natura della nostra alimentazione. Perché allora l'Europa non vieta l'allevamento intensivo e l'intensivo utilizzo di antibiotici e similari - non solo per bue, vitello, manzo, maiale o ovini - così come la pratica di confezionare le carni con additivi e conservanti dannosi, piuttosto che fare terrorismo mediatico e poi marcia indietro, presumibilmente nel panico generato dalla perdita economica che una improvvisa e drastica riduzione del consumo di carne potrebbe generare?

Sara Santolini

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