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Provocazione: abolire i quotidiani

Suona male, l’ipotesi di abolire i quotidiani? Benissimo: nell’assuefazione attuale ai modelli dominanti, che per affermarsi nei loro intrecci più oscuri sono assai avvantaggiati dall’avallo generale verso quelli meno (apparentemente) dannosi, il fatto che la proposta suoni male è un pregio. Forse irrinunciabile.

La chiave di volta, infatti, è scuotersi dal torpore collettivo in cui vogliono farci sprofondare. Talmente abituati a certi meccanismi, e automatismi, da non renderci conto di quanto siano discutibili, fuorvianti, nocivi. La regola è inchinarsi davanti ai totem delle società occidentali, a cominciare da quelli mediatici, dando per acquisito che sia normale, e che sia giusto. Mentre invece ci si dovrebbe chiedere in via preliminare quale sia la effettiva fondatezza di quelle figure gigantesche e incombenti. Di quei totem che dovrebbero evocare le divinità della Democrazia, ma che al contrario le sostituiscono. Anziché simboli, surrogati. E dunque truffe.

L’informazione di massa – così ci raccontano – permette alla popolazione di essere più consapevole, riguardo a ciò che accade e, soprattutto, al perché accade. Forti di questa consapevolezza, i governati hanno modo di comprendere la condotta dei governanti e quindi di orientarla nelle sue scelte di politica interna ed estera; o quantomeno di frenarla nelle sue derive oligarchiche.

Pura retorica. La verità è opposta: illudendo la famosa/fantomatica opinione pubblica che gli atti del potere siano incessantemente osservati, scandagliati, sorvegliati da giornalisti e affini, si attenua la vigilanza popolare sino ad annichilirla. La cosiddetta informazione si tramuta in distrazione: si è perennemente aggiornati sui dettagli, a scapito della visione d’insieme. Fatto il pieno di notizie e commenti, o presunti tali, si può conversare di tutto. Chiacchierare di tutto, al lavoro o al bar, insieme ad altri chiacchieratori altrettanto superficiali, e altrettanto convinti di comprendere la realtà solo perché ne accumulano i fotogrammi, e le “fotofrasi”, a getto continuo.

Oh yes, the World Trade Center.

Mais oui, le Bataclan.

Una pantomima che va assolutamente interrotta, se si vuole avere una minima probabilità di individuarne le insidie. E di neutralizzarle, dopo averle individuate. Perciò, come è necessario di fronte a ogni forma di dipendenza, la parola d’ordine deve essere drastica: disintossicazione. Basta coi quotidiani. Ovvero, se già non si fosse capito e ci si fosse bloccati sulla formuletta provocatoria utilizzata all’inizio, basta con il rito giornaliero dell’immersione nelle news.

L’alternativa è nitidissima, benché impegnativa: individuare una singola questione alla volta e approfondirla davvero, anziché limitarsi a pescare in modo compulsivo nel maxi buffet delle cronache.

Ci si abbuffa di meno, ci si nutre di più. Si torna a pensare in prima persona, e può darsi che questa stupefacente scoperta ci accompagni per sempre.

Federico Zamboni

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