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La falsa democrazia tra plebei e appelli incostituzionali

Mattarella come Bergoglio.  Il papa che si paga da solo l’albergo e le consumazioni, che passeggia tranquillamente fra la gente e minaccia un pugno a chi gli diffamasse la mamma, trova un emulo nel neo-presidente che rinuncia al volo di Stato per salire su un aereo di linea, viaggia col treno fra gli altri passeggeri e non in una carrozza a lui destinata, prende l’autobus come un comune cittadino.

I democratici esultano. Finalmente un Potere, ecclesiastico e civile, che perde la P maiuscola e si colloca a misura del comune cittadino rinunciando a privilegi anacronistici. 

Ebbene, si spaccia per democrazia quello che è plebeismo.

Intanto non si pensa alle complicazioni che si creano, al lavoro delle scorte che diventa sempre più difficile, ai disagi che devono sopportare gli altri passeggeri avendo come compagni di viaggio personaggi tanto ingombranti. Ma soprattutto è qualunquismo demagogico la pretesa di non riconoscere che esiste una diversità data dai ruoli. 

Lo si vide anche in occasione della polemica assurda scatenata contro il sindaco di Roma perché con la sua auto non aveva rispettato i divieti delle ZTL. Ora, se c’è una cosa che un buon sindaco deve fare, è quella di alzare le chiappe dall’ufficio e muoversi sul territorio per verificare di persona le esigenze della città che amministra. Non essendo un cittadino qualunque, deve muoversi liberamente anche in zone inibite agli altri. Il gusto di abbassare, di negare qualunque diversità di ruoli, di strappare quell’aura che sarebbe bene restasse a segnalare certe figure istituzionali di particolare prestigio, non è spirito democratico ma si chiama plebeismo.

Un altro caso in cui la democrazia viene invocata a sproposito è la ricorrente contestazione a recenti presidenti del Consiglio di non essere stati eletti dal popolo. Lo si era detto per Monti, lo si ripete per Renzi. È vero che Monti era senatore nominato dal Presidente della Repubblica e che Renzi non è un parlamentare eletto, ma l’accusa lascia intendere che il capo del governo debba essere scelto direttamente dal popolo, secondo una prassi che sembrava essersi affermata da quando al simbolo del partito o della coalizione si accompagna sistematicamente il nome e l’immagine del leader che viene così indicato come il possibile capo del governo.

Il fatto è che questa prassi è incostituzionale. 

Per la nostra Costituzione il presidente del Consiglio trae la legittimità non da una investitura popolare ma da una maggioranza parlamentare che vota la fiducia al suo governo. Monti era perfettamente legittimato a governare perché godeva del voto sia del PD che del PDL. Bersani ne parlava come dell’uomo che salvava l’Italia, dopo le brutture berlusconiane. Il governo Monti cadde quando il PDL ritirò la sua fiducia e non ebbe più la maggioranza parlamentare, secondo la correttissima prassi costituzionale. 

Oggi Renzi è legittimato a governare non per il 40% ottenuto nelle elezioni europee, come ripete lui, ma dal fatto che gode della maggioranza parlamentare, anche per la finta opposizione di FI.

Si spaccia per spirito democratico quello che è plebeismo. Si invoca come prassi democratica quella che sarebbe una violazione della Costituzione.

Siamo al ciarlare a vuoto, al bla bla insensato. Ribelle non è chi cavalca tutte le proteste ma chi non si piega al luogo comune, ai borborigmi del gregge. 

Luciano Fuschini 

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