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Luci e ombre negli esordi di Tsipras al governo

Ovviamente un giudizio sul governo di Syriza sarebbe prematuro. Si possono solo valutare i primi passi.

Cominciamo da ciò che vi può essere di incoraggiante, dopo che è già svanita l’illusione di una diversa collocazione internazionale dal momento che la Grecia non si è opposta alla prosecuzione delle sanzioni alla Russia fino a settembre. 

Il peso della Grecia nell’UE non è tale da consentirle una rottura su un tema tanto scottante di politica internazionale. Opporsi sarebbe stato un precedente che avrebbe reso più difficili le  trattative per alleggerire gli interessi sul debito. Del resto il semplice prolungamento delle sanzioni senza aggravarle può essere visto come un successo dei filo-russi.

Comunque, archiviata come illusoria quella speranza, vediamo cosa c’è di positivo nei primi passi del governo Tsipras. In primo luogo c’è il blocco delle operazioni di privatizzazione, cioè di svendita del patrimonio pubblico greco. Si tratta di un richiamo finalmente forte a quella che dovrebbe essere la politica delle sinistre europee, ma anche delle destre antisistema, il recupero di una tradizione statalista, critica verso le privatizzazioni e l’omaggio incondizionato alle “leggi del mercato”. Indirettamente è anche una sconfessione di quella sinistra che privilegia obiettivi come “le quote rosa”, i matrimoni gay, l’accoglienza indiscriminata degli stranieri. Nel governo di Tsipras non ci sono donne, cosa di cui non è il caso di compiacersi ma che significa soltanto che non c’erano personalità forti di genere femminile che potessero dare un alto contributo a livello governativo al programma di Syriza. Tutto qui. Se ci sono le donne, tanto meglio, se non ci sono, imporle in omaggio alle “quote rosa” sarebbe soltanto un’assurda e incostituzionale forzatura. Non è un discorso esplicito ma si può ricavare dal fatto dell’assenza di donne nella compagine governativa. Quanto ai matrimoni gay, la Grecia ha altro cui pensare, e noi pure. 

Syriza condividerebbe con lo stupidario delle sinistre europee l’accoglienza indiscriminata dei migranti, ma in questo potrebbe essere bloccata dall’alleato di governo, che la pensa in modo opposto. E qui siamo in presenza del secondo aspetto positivo del governo di Tsipras: l’alleanza con un partito di destra. È un’altra bella lezione ai pregiudizi della nostra sinistra antidiluviana, ancora paralizzata dalle pregiudiziali antifasciste, e di quelle destre che anche in questi giorni si sono scontrate fisicamente con quelli dei Centri Sociali, a Cremona, in nome del fascismo e dell’antifascismo, come sarebbe a dire del sanfedismo e del giacobinismo, o del guelfismo e del ghibellinismo: quanto ad anacronismi, non c’è grande differenza. Finalmente abbiamo una caduta degli steccati, per cui un partito della sinistra radicale non esita ad allearsi con uno considerato di destra nazionalista, sul terreno di un programma politico condiviso. Se le sinistre del “mercato”, delle quote rosa, dei gay e degli immigrati saranno chiamate a ragionare finalmente sull’opportunità di riprendere la via delle nazionalizzazioni e della rappresentanza degli interessi dei ceti popolari, sia lodato il governo di Tsipras.

Le luci finiscono qui. Dopo ci sono soltanto ombre. Il programma di Syriza è il classico libro dei sogni. Parlare di sanità e scuola gratuite, di aumento di salari e pensioni, di provvidenze per i disoccupati e di tutte le elargizioni promesse in campagna elettorale, è pura incoscienza in un Paese praticamente in bancarotta. Pretendere di far credere che basti ridiscutere le condizioni del debito e recuperare un po’ di soldi con controlli fiscali più stringenti per reperire i fondi necessari a una politica sociale tanto generosa, è  irresponsabile. Occorrerebbero massicci finanziamenti dall’estero, cioè l’aggravamento di un debito pubblico già insostenibile. A questo proposito, fa sorridere l’offerta di aiuti da parte della Russia, che di tutto abbonda tranne che di capitali da offrire agli altri. Uscire dall’euro e agganciarsi ai BRICS sarebbe un’operazione troppo azzardata e rischiosa per uno statista tanto cauto come Tsipras, né i BRICS danno sufficienti garanzie. 

Su queste premesse, l’attesa più realistica è di un fallimento del progetto di Tsipras. Lo si deve dire senza alcun compiacimento. Quel fallimento renderebbe meno credibili analoghe formazioni politiche che dalla Grecia si attendono un segnale di cambiamento riproducibile altrove. In Spagna una nuova aggregazione  che si considera gemella di Syriza, Podemos, è segnalata in continua crescita e data favorita nelle prossime elezioni. Un cambiamento significativo di governo in Spagna, e magari in Francia con l’ascesa del Front National, a proposito di abbattimento di vecchi steccati ideologici, muterebbe tutto il quadro europeo e avrebbe conseguenze immediate in Italia. Ebbene, il probabile disastro del tentativo di Syriza, magari concomitante con qualche effetto positivo del QE di Draghi, sarebbe una sconfitta durissima di tutte le forze antagoniste europee. 

Intanto la sostanziale tranquillità con cui poteri finanziari e mercati borsistici seguono le vicende greche, è già eloquente.

Luciano Fuschini        

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