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Angela Merkel è un po' nervosetta

Vi abbiamo prestato una barca di soldi. Ce li dovete restituire alle scadenze previste. Questa la risposta di Angela Merkel al nuovo governo greco e al duo Tsipras-Varoufakis che volevano utilizzare il possibilismo dei governi francese ed italiano (ma anche di quello spagnolo) per ottenere non solo un attenuamento delle misure di austerità ma anche un consistente taglio del debito pubblico o, in alternativa, una sua ulteriore dilazione. 

In giro sui mercati ci sono infatti titoli pubblici greci per un importo complessivo di 240 miliardi di euro, pari al 175% circa del Prodotto interno lordo. Una Merkel che si è fatta forte dell'appoggio di Mario Draghi con la Bce che ha revocato alle banche greche la possibilità di ottenere liquidità offrendo in garanzia i titoli di Stato in portafoglio. I vostri titoli, questa la sostanza della posizione del direttivo di Francoforte, sono poco più che carta straccia e le prime misure di politica economica del nuovo esecutivo, tipo la riassunzione di tremila dipendenti pubblici, non fanno sperare o prevedere che il debito potrà essere sensibilmente ridotto. 

Dal punto di vista patrimoniale, ha replicato il ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis (un marxista dichiarato cresciuto in Gran Bretagna e che insegna economia in una università del Texas), le banche greche sono messe più che bene. Ma evidentemente a Berlino e Francoforte non la pensano così. Non accettiamo ricatti, hanno protestato Alexis Tsipras e Varoufakis. Non pigliamo ordini dalla Troika (la stessa Bce, il Fondo monetario e la Commissione europea). È pericoloso umiliarci

Una svolta attesa quella della Bce e della Germania. Già la settimana scorsa la Merkel aveva dovuto abbozzare sulla svolta di Draghi con la decisione di acquistare dalle banche titoli di Stato a lungo termine dei Paesi dell'euro con i bilanci un po' traballanti. Una manovra finalizzata ad offrire liquidità con la speranza che i soldi siano utilizzati per finanziare l'economia. Un uso che le banche finora hanno eluso preferendo impiegare ad esempio i mille miliardi presi dalla Bce (a cavallo tra il 2011 e il 2012) per acquistare titoli di Stato a breve (che offrono un rendimento sicuro) e ricostruire il capitale proprio che era stato intaccato da speculazioni ed investimenti andati a male. Ma evidentemente ci sono titoli e titoli e la Germania che da sola detiene 40 miliardi di debito greco ha alzato la voce. Niente soldi quindi alla Grecia dalla Bce, se non farà i compiti assegnati dalla maestrina tedesca. E nemmeno soldi dal meccanismo Ela con il quale ogni due settimane viene fornita liquidità ai Paesi in difficoltà. 

Prima di ottenere altri soldi, Atene dovrà tagliare la spesa pubblica ed abbattere il debito pubblico. Si sono rivelate così delle illusioni le promesse fatte ai cittadini in campagna elettorale da Tsipras che Atene avrebbe richiesto ed ottenuto una cancellazione di buona parte del debito e la fine della politica dell'austerità. Soltanto il secondo punto ha raccolto un timido appoggio da Francia e Italia che però sono condizionate da un debito pubblico rispettivamente del 95% e del 135%. 

La conclusione che si deve trarre da questa svolta è che la Germania, seppure in ritardo, ha messo in conto che la Grecia possa fallire. Il 25 marzo prossimo scade una bella fetta dei titoli pubblici ellenici e senza compratori il disastro sarebbe inevitabile. Paradossalmente non aiutano la Grecia i segnali di ripresa che si registrano nell'area dell'euro. L'aumento degli ordinativi del 4,2% all'industria nazionale registrati in dicembre hanno rafforzato le posizioni di quanti pensano che la Germania si possa salvare e prosperare da sola senza il peso rappresentato da quei lavativi dell'area Sud che pensano di poter continuare a godersi la vita grazie al sudore dei lavoratori tedeschi e ai soldi dei risparmiatori. Un ragionamento pericoloso perché una bancarotta della Grecia potrebbe innescare un meccanismo incontrollabile tale da avviare la fine dello stesso euro. La borsa di Atene, all'annuncio della diminuzione di liquidità, è crollata del 9% non dando credito alle affermazioni di Tsipras di essere in grado di influenzare le decisioni degli altri Paesi e di farli convergere sulle posizioni e sulle speranze greche.

Irene Sabeni

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