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La miseria dietro al successo tedesco

La Germania ha perso nel 2014 il primo posto, a tutto vantaggio della Cina, come primo Paese esportatore del mondo. Non si tratta tanto di un fallimento tedesco quanto di un successo fisiologico cinese dovuto alle dimensioni della propria economia raggiunte dall'ex Celeste Impero. L'economia tedesca è infatti rivolta essenzialmente all'esportazione e per supportare tale impostazione, oltre all'eccellenza della sua produzione, è necessario che il costo del lavoro sia contenuto e che i dipendenti siano licenziabili in tempi brevissimi. 

Il successo tedesco è basato soprattutto su questi componenti. È un aspetto troppo spesso dimenticato ma che la dice lunga sulla tendenza in atto in Europa nel mondo del lavoro con l'addio al posto fisso e la diffusione del precariato. In Germania si è creata in tal modo una netta contrapposizione tra chi gode di tutte le tutele, retributive ed occupazionali, e chi invece non può contare che sulla propria buona fortuna. Una realtà che dovrebbero tenere ben presente i fautori ad occhi chiusi del modello tedesco che si avvale anche del tradizionale senso del dovere dei locali, ma che in ogni caso non può essere illimitato. 

Il nostro debito pubblico è più basso di quello dei principali Paesi dell'Eurozona, sostiene Angela Merkel. Siamo sobri e prudenti, mica siamo come i nostri colleghi mediterranei (greci e italiani) che spendono e spandono anche quello che non hanno. Siamo la locomotiva d'Europa, se non fosse per noi che ricordiamo a tutti cosa è giusto e cosa non lo è, l'Unione andrebbe a catafascio. Questa la versione ufficiale. Poi se si va ad indagare la realtà è ben diversa. 

Lasciamo perdere il fatto che nel 2003 il disavanzo tedesco schizzò ben sopra il 3% previsto dal Patto di Stabilità e che Berlino truccò i conti pubblici per far vedere di essere “virtuosa”. Noi italiani su questo punto dovremmo stare zitti. Resta la questione lavoro. La disoccupazione tedesca all'inizio del 2015 era al 4,7% ma è sulla qualità dell'occupazione che il modello tedesco lascia a desiderare. Per non essere contati tra il novero dei disoccupati, al lavoratore basta guadagnare (si fa per dire) una cifra mensile inferiore ai 200 euro. Ne consegue che la percentuale di lavoratori a basso reddito è tra le più alte in Europa. Vi è infatti la categoria dei “lavoratori poveri” che sempre poveri sono anche se lavoratori, tanto che è in crescita costante il numero di coloro, anche lavoratori, costretti a recarsi più volte alla settimana alle cosiddette “mense di beneficenza”. 

A sorprendere è l'entità della paga oraria che possono percepire i lavoratori poveri, molto spesso inferiore a 4 euro. Se pensiamo che in Italia la paga oraria di una donna delle pulizie è generalmente intorno agli 8 euro, il paragone è presto fatto. 

Ad avviare la fase del precariato diffuso è stata la riforma fatta dal governo Schroeder (socialdemocratico) che ha ridotto da un lato da due a un anno la durata del sussidio di disoccupazione e ha modificato in senso restrittivo il sussidio di reinserimento. Soprattutto è passata la norma che prevede che per i lavori di durata settimanale massima di 15 ore e pagati 400 euro, le imprese non debbano versare i contributi. Insomma, tanti lavoratori pagati giusto per quello che hanno lavorato (da qui il boom del lavoro interinale) e che si fanno una concorrenza spietata tra di loro per contendersi un boccone che è pur sempre risicato. Ne consegue, al di là delle statistiche ufficiali falsate, una situazione economica potenzialmente devastante. Milioni di persone mal pagate e, se giovani, con scarse possibilità di salire sulla scala sociale. 

Una situazione devastante perché, in parallelo con tale fenomeno, si è realizzato un trasferimento di ricchezza reale dalla classe media a quella dei super ricchi che è andato ad aggiungersi a quello già causato dalle speculazioni e dai guadagni del mondo bancario. Se si tiene conto poi che il modello tedesco comporta il massiccio intreccio azionario tra banche e aziende (il cosiddetto “sistema misto” che già tanti disastri creò nell'Italia del primo dopoguerra) se ne deve concludere che i poteri forti tedeschi sono andati avanti a braccetto per spolpare i cittadini. 

Più o meno come è successo negli Stati Uniti. 

Irene Sabeni

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