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Un grattacielo per Draghi. Solite miserie per gli altri

L'inaugurazione della nuova sede della Banca centrale europea a Francoforte, un grattacielo doppio, è stata contestata dalle migliaia di militanti di Blockupy, accorsi in città da tutta Europa, che hanno dato vita agli annunciati scontri di piazza. Il nuovo grattacielo della Bce, costato oltre un miliardo di euro, è sembrato a molti, non solo ai protagonisti della protesta, come un autentico schiaffo alla miseria in una fase di crisi come quella che l'Europa sta vivendo ormai da sette anni. 

Da quando, dalle speculazioni operate dalle banche anglofone sui mutui immobiliari e sui derivati, e alle quali parteciparono diverse grandi banche dell'Eurozona, si innescò un effetto domino che mise in ginocchio l'economia occidentale. 

Scontati i temi e gli slogan della protesta. No all'austerità, no all'Europa delle banche. Al contrario, la massima solidarietà alla Grecia strozzata dalle imposizioni della Troika, tutte pensate all'insegna dello smantellamento dello Stato sociale. 

Sono stati due giorni di scontri con le conosciute scene di guerriglia urbana, gli incendi di auto e di cassonetti, le decine di poliziotti e di manifestanti feriti e le centinaia di arresti. Gli assalti dei Blockupy, che nel loro nome si richiamano al movimento Occupy Wall Street del 2011 e operando un gioco di parole, annunciando una svolta più “sociale” in nome della lotta per la casa, hanno visto come obiettivo anche il municipio della città. Un attacco al potere politico, considerato al traino delle lobby finanziarie, come era successo ad Atene nel 2010, con gli assalti alle banche e ai ministeri in occasione delle prime proteste contro le misure chieste dal Fondo Monetario, dalla Commissione europea e dalla stesa Bce. 

I manifestanti hanno quantomeno dimostrato di avere le idee chiare. Un loro rappresentante ha ricordato che in precedenza la protesta si era indirizzata contro il salvataggio delle banche europee, responsabili della crisi finanziaria, operato dalla stessa Bce. Ora si rivolge contro l'austerità che ha prodotto una povertà di massa che continua a crescere in Grecia come nel resto dell'Unione. Ci vuole meno e Berlino e più Atene, ha insistito il portavoce dei manifestanti. Meno attenzione alle logiche finanziarie e più attenzione alle necessità dei cittadini. Non solo di quelli ellenici. 

Draghi, da parte sua, ha difeso la realizzazione della nuova sede della Bce, della quale, ad onor del vero, non porta la maggiore responsabilità, visto che lui si limitò ad approvarla quando era un semplice membro del direttivo dell'istituto, in quanto governatore della Banca d'Italia. È  ingiusto incolpare la Bce, ha sostenuto il banchiere, pur concedendo che i cittadini europei “vivono momenti difficili”. Ma guarda un po'... Nel discorso di inaugurazione, Draghi ha ricordato che i nuovi compiti assegnati alla Bce e quindi la necessità di maggiore personale hanno spinto a costruire una sede nuova (trovata nella zona dei vecchi mercati generali) nella quale trasferire tutti i dipendenti e i funzionari, finora distribuiti tra due grattacieli. L'ex vice presidente europeo di Goldman Sachs ha sostenuto che le critiche alla Bce (quindi quelle a lui medesimo) sono “ingiuste” perché le misure finora adottate sono state indirizzate ad «assorbire gli shock sofferti dall'economia». 

In realtà le ultime misure prese dalla Bce, il tanto celebrato Quantitative Easing, si concretizzeranno nell'acquisto di titoli pubblici che si trovano in carico alle banche le quali si vedranno piovere in cassa una barca di miliardi che, almeno nelle dichiarazioni di facciata di Draghi e dei suoi, dovrebbero essere prestati alle imprese che potranno così investire nell'innovazione e innescare l'auspicata ripresa economica. Solo che già i soldi prestati (al tasso dell'1%) tra il 2011 e il 2012 dalla Bce alle banche dell'Eurozona con le stesse finalità non sono stati utilizzati per i prestiti in questione ma per comprare titoli di Stato. Le banche erano così messe male, dal punto di vista finanziario e patrimoniale, che preferirono avere entrate sicure, sotto forma di interessi, piuttosto che darli alle imprese che si trovavano in difficoltà vuoi per le difficoltà del ciclo economico, vuoi per la stretta creditizia. Il classico serpente che si morde la coda. 

La situazione non è molto cambiata da allora visto che la Bce ha deciso di continuare su quella strada, ritenendo che la salute delle banche sia più importante di quella dell'economia reale. Draghi si è atteggiato a statista e a sociologo, ammettendo che vi è una diffusa richiesta di cambiamento la quale, ha lamentato, passa anche attraverso l'ascesa di partiti populisti. Ma non è possibile ri-nazionalizzare le nostre economie, ha avvertito. Quella non è la risposta. Insomma, voleva dire Draghi, non vi devono più essere imprese pubbliche perché la loro esistenza va contro la tendenza in atto che vede la fine degli Stati nazionali e la progressiva cessione della sovranità nazionale alla Commissione europea e la cessione della sovranità monetaria alla stessa Bce. Certo, ha concesso magnanimo, all'Europa serve una maggiore "solidarietà" e una maggiore equità nelle opportunità da offrire a tutti i cittadini. Ma serve sempre e comunque una maggiore integrazione. Peccato che l'equità delle opportunità da offrire ai cittadini, nell'ottica di Draghi, tenda verso il basso e comporti la diffusione del precariato e della massima flessibilità nei rapporti di lavoro. Della serie: ti assumo e ti licenzio a mio piacimento. Il precariato come presente e come futuro. Un precariato che, non a caso, caratterizza anche le modalità di lavoro alla stessa Bce. A fine 2011 quando Draghi ne venne nominato presidente, i dipendenti erano stimati in 3.600 circa e di questi soltanto 2.500 avevano un contratto fisso mentre il resto era formato di precari con contratti a tempo determinato. Un folto numero di precari inviarono così una lettera al neo-presidente per lamentare come il lavoro reale nell'Eurotower fosse molto maggiore di quanto formalmente previsto e che quello eccedente spesso non veniva nemmeno pagato. Non si hanno notizie di risposte in merito e di fatti concreti.

Irene Sabeni

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