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Eccola qua, la “buona scuola” di Renzi

Sembra banale, ma purtroppo è necessario sottolineare come non basti chiamare “buona” la scuola immaginata dal decreto legge partorito dalla mente di Renzi & C. per renderla tale.

Il testo, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 12 marzo, dovrebbe approdare alla Camera a fine mese. Nel frattempo non c’è da farsi molte illusioni sull’aggettivo scelto dal Governo per bypassare in maniera un po’ semplicistica lo spirito critico dell’opinione pubblica.

Il primo cambiamento riguarda l’organico che sarà determinato su base regionale, con cadenza triennale, da un decreto interministeriale. Sostanzialmente, in base all’offerta formativa verrà ricalcolata scuola per scuola la necessità di insegnanti, per numero e competenze, e «sulla base del numero di classi, della presenza di aree interne, o a forte processo immigratorio o caratterizzate da elevati tassi di dispersione scolastica». Il dirigente scolastico avrà potere di vita e di morte sulle cattedre: potrà attribuire i posti dell’organico dell’autonomia al personale iscritto negli albi territoriali effettuando le sostituzioni necessarie, fino a dieci giorni, con altro personale dello stesso organico, anche con abilitazione diversa da quella necessaria per le supplenze, a sua discrezione. Insomma, gli insegnanti li assume e li sposta lui, come gli pare.

Questa mobilità, che crea problemi di stabilità lavorativa ai docenti, può diventare deleteria per la scuola, non permettendo la creazione di quel legame tra alunno e insegnante che spesso ne segna la storia scolastica e lavorativa futura. Ma non finisce qui: il preside potrà scegliere le materie in più da inserire nell’offerta formativa, i professori da premiare e quelli che invece no, il numero di alunni per classe e le aziende da coinvolgere in eventuali stage per gli studenti. Insomma il preside sarà una specie di sceriffo – altro che “sindaco” o “allenatore” come a Renzi piace definirlo – che ogni tre anni, alla scadenza della cattedra per docente, potrà cambiare squadra, mantenerla o rinnovarla in parte mentre gli insegnanti potranno solo fare domanda per albo, che sarà territoriale, e non per sedi scolastiche.

Una virata verso la mobilità che si applica anche nell’amministrazione ma qui, forse, in senso positivo: si possono far transitare nelle amministrazioni legate al MIUR elementi del personale docente, educativo e ATA che lavorano presso altra amministrazione, dalla Camera ai Ministeri. Ancora, per gli insegnanti si profilano 50 ore l’anno non retribuite ma obbligatorie per la formazione e 500 euro per l’autoformazione – in cui  possono rientrare libri, corsi ma anche concerti e partecipazione a eventi e visite guidate. Soldi sprecati? In questo caso è da vedere come saranno spesi. Rimangono gli scatti di anzianità ma in aggiunta si sono ricavati 200mln dalla legge di stabilità per premiare i docenti “meritevoli” con criteri che il preside può inventarsi di sana pianta.

Queste risorse vanno però scalate dal conto di 3 miliardi l’anno previsti per l'alternanza scuola-lavoro, la formazione dei docenti e le nuove assunzioni, che sono circa 47.000 in meno rispetto alle prime ipotesi del decreto. Soldi verranno stanziati anche per la retribuzione e i premi di merito dei dirigenti, 12 milioni da subito che aumenteranno fino a 35 dal 2016. E poi un’altra cifra: 90mln per l’innovazione digitale, ottenuti dal risparmio sui servizi di pulizia con le convenzioni Consip che hanno affidato a cooperative e similari il servizio facendo tramontare la figura tradizionale del bidello, assunto a tempo indeterminato e con la pensione assicurata.

 

Quella che va profilandosi, dunque, è l’applicazione della logica del profitto alla scuola. Con un capo d’azienda, il preside, che deve realizzare gli obiettivi senza sforare il budget a lui assegnato e spostando a suo piacimento docenti e alunni, che non deve preoccuparsi di quanto e come imparino i ragazzi ma semplicemente di quali voti vengano loro assegnati. E, se è vero che la scuola si è impoverita e che i ragazzi devono recuperare cultura e nozioni, è anche vero che non si può puntare tutto su questo, né sulla semplice immagine dell’Istituto cui fanno parte.

Inoltre la condizione degli insegnanti non potrà che peggiorare: tutto si gioca attorno alla figura del preside e alle sue personali aspirazioni, capacità e iniziative – cosa che potrà dare anche adito a dubbi sulla sua correttezza e imparzialità, visto che le decisioni non saranno mai coadiuvate da opinioni esterne. Una sorta di “mafia” interna alle scuole si era già formata con la nascita dei “progetti esterni” che gli Istituti potevano scegliere di finanziare come parte dell’offerta formativa, quando a tenere questi corsi erano spesso parenti e amici di insegnanti e dirigenti scolastici. Allora a contrapporsi a eventuali “abusi” era il collegio docenti che oggi non ha praticamente ragione di esistere, essendo il preside lo sceriffo, il padrone dell’Istituto scolastico. Bisognerà augurarsi di capitare nella scuola dotata del preside più “illuminato” della Nazione, che sappia colmare da solo le lacune nella formulazione dei programmi didattici, nella scelta dei libri di testo, nella selezione dei docenti fatta dallo Stato negli ultimi 50 anni. Insomma ci vorrà più che della semplice fortuna.

Infine, il precariato. Un tema particolarmente spinoso nel caso della scuola, perché se è evidente che non si possono assorbire tutti quelli che hanno studiato per fare gli insegnanti, è pur vero che finora si sono creati meccanismi di “illusione”, dai corsi alle abilitazioni, che hanno fatto aumentare esponenzialmente la platea degli aspiranti docenti. Venti milioni sono stati messi a disposizione per i risarcimenti degli insegnanti che sono stati precari per anni e che vinceranno regolare ricorso. Nessuna procedura automatica, in linea con lo stile del Jobs Act, che prevede un risarcimento definito ma solo in caso si vinca in tribunale in caso di licenziamento ingiustificato: nella speranza che non tutti se la sentano di andare fino in fondo e nella consapevolezza che, in caso contrario, quei venti milioni non basteranno mai.

Sara Santolini

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