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I mostri evocati da noi stessi

Si ha un bel tentare di comprendere, ricordando che tutti i conquistatori hanno razziato e distrutto. Si ha un bell’argomentare che i cristiani hanno sistematicamente demolito i templi pagani per erigere chiese al loro posto o per usare i materiali dei monumenti distrutti per edificare i propri.

Non c’è giustificazione che tenga, non c’è attenuazione che possa far passare sotto silenzio l’orrenda scena dei bestioni barbuti che con le mazze mandano in frantumi le statue delle antiche civiltà nel museo di Mosul, riducendole in polvere che nessun restauratore potrà recuperare. Da certi punti di vista è barbarie più orrenda di quanto non siano la strage nella redazione di Charlie Hebdo e la decapitazione di prigionieri e ostaggi. Si dice che quelle distrutte potrebbero essere soltanto copie in gesso, ma l’intenzione era di devastare, nella convinzione che fossero le opere originali. 

Questi truci rigurgiti del Medioevo più cupo sono posseduti da una tale bestiale ignoranza da non comprendere neppure lo spirito dei testi sacri che li ispirano. Sia la Bibbia sia il Corano esaltano il gesto dei distruttori dei simulacri degli idoli. Nel Corano ci sono versetti che lodano il gesto di Abramo quando infranse le statue degli idoli adorati dalla sua gente pagana. Ma quelli erano appunto idoli fatti oggetto di un culto sacrilego, perché non rivolto all’unico vero Dio. Qui siamo in presenza di opere che non avevano più alcuna valenza sacrale. Erano testimonianze preziosissime di antiche civiltà, delle profonde radici dei popoli mesopotamici e mediterranei, erano opere d’arte, non più simulacri idolatrici. Non sapere distinguere, non sapere interpretare, non sentire il richiamo del bello e dell’antico, è prova di un’insensibilità che fa dell’uomo il più abietto degli esseri. Con questa gente non si discute, non “si aprono tavoli”. Questa gente si combatte e basta, quello che stanno facendo gli unici abilitati a farlo, gli sciiti, i curdi, l’eroico esercito siriano, i sunniti non disposti a farsi trascinare nel vortice del fanatismo fondamentalista.

Chiarito questo, bisognerà pure rilevare che il musulmano Saddam, in una logica nazionalista, è stato custode scrupoloso delle memorie del suo popolo, dai più antichi sumeri fino agli assiri e ai babilonesi. Prima di essere devastati da questi nuovi barbari, i musei iracheni furono razziati in seguito all’ingiustificata e brutale aggressione americana, con tutto il codazzo dei servitori al seguito, noi compresi. Quello stupro di una nazione nobile e antica ha scatenato, nel senso etimologico del termine, la canea dell’odio, della vendetta, della furia irrazionale. Quello che sta succedendo è la conseguenza della nostra aggressione.

Bisognerà pure anche rilevare che migliaia di fanatici feroci continuano a uscire tranquillamente dai nostri confini per recarsi in Turchia, membro autorevolissimo della NATO, e da lì invadere il vicino Oriente, Siria in primis. Bisognerà pur dire che Israele mostra una totale indifferenza all’espansione del Califfato, che invece dovrebbe preoccupare lo Stato ebraico. Un’indifferenza che sembra piuttosto compiacimento.

E cosa dire dell’inquietante, gravissimo episodio di lunedì 23 febbraio? Le autorità militari irachene hanno annunciato di avere abbattuto due aerei da trasporto inglesi che stavano rifornendo di armi e munizioni i guerrieri del Califfato, attraverso lanci paracadutati. Un episodio di gravità inaudita, tale da gettare una luce nuova su tutta la storia recente. Sulla vicenda è calato immediatamente un silenzio totale. Se la rivelazione fosse falsa, la Gran Bretagna avrebbe dovuto reagire con una dura protesta e la pretesa di un’immediata smentita. Se si fosse trattato di un errore nel lancio, finito fra le linee dei guerrieri islamici mentre era destinato a chi li combatteva, sarebbe stato chiarito e comunicato. Invece, silenzio totale, mentre si suona la grancassa sull’identificazione del decapitatore di ostaggi, come se non fosse un dettaglio insignificante rispetto all’enormità di ciò che sta accadendo. Lo stesso silenzio dei nostri media quando, ripetendo che è la Russia di Putin a voler ridisegnare i confini dell’Europa e a manifestare smanie espansionistiche, nascondono sistematicamente il fatto che fu la NATO a modificare con la forza i confini dell’Europa nei Balcani negli anni ’90 del secolo scorso e che lo Stato che ha disseminato centinaia di basi militari in tutto il mondo sono gli USA, non la Russia. Lo stesso silenzio che è calato sullo scandalo epocale di un alleato che spia perfino il cellulare privato della Merkel. Non sia mai che un’informazione corretta faccia nascere il sospetto che lo Stato Islamico sia soltanto la pedina della vasta manovra aggirante in una guerra già in corso, commerciale, finanziaria, propagandistica, ma anche combattuta sul terreno in Ucraina e in Siria, contro il vero nemico, la Russia di Putin. Assistiamo a quella censura che è tipica dei periodi di guerra, a quella propaganda spudorata che sempre accompagna le guerre.  

La nostra indignazione verso i mostri che hanno sbriciolato le statue assire resta immutata, ma mostri dal volto ancora più demoniaco si aggirano fra noi, siamo noi.

 

Luciano Fuschini

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