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Bce e QE: la mega partita di giro della "banda degli onesti"

Da lunedì prossimo la Banca Centrale Europea avvierà l'annunciato acquisto di titoli pubblici a lungo termine dei Paesi dell'Unione e altri tipi di titoli per un importo mensile di 60 miliardi da qui fino al settembre del 2016. Un periodo di 19 mesi per un importo complessivo di 1.140 miliardi. Si tratta di una montagna di soldi creata dal sistema finanziario per foraggiare se stesso. 

Una svolta “storica” perché in precedenza l'istituto di Francoforte poteva acquistare soltanto i titoli a breve termine, lasciando gli altri all'Esm, il meccanismo europeo di stabilità, in altre parole il fondo europeo permanente salva Stati. Poi, una sentenza dell'Alta Corte europea ha dato ragione alla Bce nelle sue aspirazioni e Draghi ha avuto le mani libere per muoversi. 

In tal modo la Bce aumenterà il proprio ruolo e il proprio potere nell'intera Unione Europea. La Bce non potrà partecipare alle aste dei titoli pubblici che si tengono regolarmente nei singoli Paesi ma li acquisterà invece sul mercato secondario da quegli investitori che vogliono rivenderli prima della loro scadenza naturale. Investitori che non potranno che essere le banche che sono azioniste delle banche centrali nazionali e quindi della stessa Bce. Siamo quindi di fronte ad una autentica partita di giro ed una autentica presa per i fondelli per tutti i cittadini. 

È stato calcolato che l'importo dei titoli pubblici si aggirerà sui 45 miliardi di euro. In una fascia di 5-10 miliardi ci saranno titoli privati (cartolarizzati e garantiti) mentre il resto sarà composto di obbligazioni di istituzioni sovranazionali europee come la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e la Banca europea per gli investimenti. 

Gli obiettivi che la Bce di Draghi si pone sono molteplici. Il primo è quello di impedire che l'offerta di titoli in eccesso sul mercato, quelli con durata da 2 a 30 anni, da parte di coloro che se ne vogliono disfare, comporti il crollo delle loro quotazioni e di riflesso un aumento dei tassi di interesse, dei loro rendimenti e dello spread con i Bund tedeschi che ormai sono assunti come punto di riferimento in virtù della loro stabilità e della (presunta) solidità dell'economia di Berlino. Il secondo è fare in modo che questa nuova ondata di liquidità messa in circolazione faccia risalire il livello dei prezzi. Se il fine “istituzionale” della Bce, più volte richiamato da Draghi e dai suoi predecessori, è quello di garantire la stabilità dei prezzi, adesso ci troviamo di fronte al pericolo opposto. La deflazione in atto, come conseguenza della recessione, rischia di innescare una depressione, quella che rappresenta l'autentico incubo di politici, economisti, imprenditori e banchieri. Il ricordo del 1929 fa venire i sudori freddi a tutti. Così, secondo le dichiarazioni dei Draghi's boys, un livello accettabile e “fisiologico” di inflazione sarebbe quello poco sotto il 2%. Un livello accettabile per permettere soprattutto alle imprese di contare su entrate in grado di coprire in termini “reali” e non solo monetari gli investimenti fatti e le spese sostenute in passato. 

Terzo obiettivo è quello di favorire una ripresa economica liberando i portafogli delle banche dai titoli pubblici e dando in cambio liquidità che le stesse dovrebbero prestare alle imprese per gli investimenti, riavviando in tal modo una ripresa economica che da troppo tempo tarda a farsi vedere. Ma è lecito avere dei dubbi sul fatto che questo possa accadere e che i soldi finiranno alle imprese. I circa 1.000 miliardi prestati dalla Bce alle banche europee tra il novembre 2011 e il marzo 2012 (prestiti triennali al tasso di interesse dell'1%) solo in pochi casi sono andati alle imprese. In Italia hanno foraggiato solo i grandi gruppi industriali, tipo la Fiat, che guarda caso (!) sono anche azionisti delle stesse banche. Per lo più sono serviti alle banche per rifarsi di investimenti andati a male e di vere e proprie speculazioni, grazie a soldi presi a prestito (a tassi bassi) dalla stessa Bce che avevano consentito loro di fare le stesse operazioni delle banche anglo-americane responsabili del disastro finanziario del 2007-2008. 

Il fenomeno adesso sta per ripetersi. Si crea denaro dal nulla per aumentare il potere delle banche e più in generale dell'Alta Finanza. E contano poco le assicurazioni sul fatto che solo il 20% dei titoli sarà realmente comprato dalla Bce e il restante 80% peserà sulle spalle delle banche centrali nazionali. E conterà poco che Bce e banche centrali non potranno comprare più di un terzo dei titoli di un singolo Paese e che la Grecia prima di essere beneficiata dagli acquisti dovrà dimostrare di essere diventata “virtuosa”, tagliando la spesa pubblica e il debito. La sostanza della “svolta” di Draghi è un nuovo regalo alle banche e ai gruppi finanziari che avranno a disposizione una enorme quantità di liquidità (ricchezza virtuale) per impadronirsi di ricchezza reale. Questa è la realtà, il resto sono chiacchiere. Questo è il fenomeno economico-sociale al quale stiamo assistendo. Una concentrazione di ricchezza reale in poche mani come mai si era vista prima, grazie al progressivo impoverimento di milioni e milioni di cittadini. Peraltro, l'aumento di liquidità in circolazione, e la storia ce lo insegna, è la premessa per nuovi e più pesanti disastri. Il crollo di Wall Street nel 1929 e la conseguente Depressione furono il risultato di una politica monetaria espansiva e di bassi tassi di interesse che permisero a molti, a troppi, cittadini (oltre alle banche) di giocare e speculare in Borsa con soldi che non erano i loro, fino a gonfiare i listini che poi collassarono su se stessi. Oggi la situazione, come tassi di interesse e liquidità, è la stessa ma a potersi muovere sono soltanto le banche. 

Draghi (rammentiamolo ancora, ex dirigente di Goldman Sachs) è fiducioso che già quest'anno in Europa ci sarà una crescita dell'1,5%. Però, ha tenuto a precisare, cari governi fate le riforme. Quella del lavoro ovviamente. Così, voi cittadini, dopo esservi fatti depredare della casa, accettate un lavoro precario e mal pagato. Solo così l'economia ripartirà. Io, più che dare i soldi ai miei amici banchieri, non posso fare.

Irene Sabeni

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