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Pil, economia e tutto il resto. Ma poi altri temi, e un po' d'ossigeno

Qualche giorno addietro un nostro lettore di lungo corso mi ha inviato una email molto interessante, che solleva un argomento importante, la cui risposta, che proviamo a dare, attiene a un aspetto di sicuro interesse per tutti. 

Ciao Valerio,

Venerdì scorso ho seguito in diretta l'incontro organizzato in parlamento tra i Cinque Stelle e alcuni giornalisti che hanno parlato dell'ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe, N.d.R.)

Ne sono rimasto colpito, ma subito non ne avevo chiaro il motivo, perché comunque non era una realtà sconosciuta per me e le cose di cui parlavano, anche quelle, non mi erano nuove.

Allora cosa ha fatto tanto presa su di me, al punto da farmi tornare la voglia di votare se si presentassero politici di quello stampo?

Pensandoci in questi giorni alla fine ci sono arrivato.

Quello che il mio inconscio ha registrato come anomalo, come novità, non sono gli argomenti, non sono le persone che li esponevano, ma il modo.

Mi spiego, si parlava di economia, l'ALBA è un'unione economica d'altronde, ma nei discorsi non erano presenti numeri e cifre, non si parlava di PIL, di crescita dei consumi eccetera.

Si parlava di persone, di tenore di vita, di qualità della vita, di dare priorità alle esigenze del popolo; in altre parole si stava parlando di economia reale, di stato sociale, di come l'economia debba essere al servizio della gente e non il contrario.

Ecco l'enorme differenza con noi Europei oramai abituati a parlare di cifre e di numeri(d'altronde lo facciamo anche al Ribelle no?): parliamo di QE, di deficit, guardiamo e analizziamo grafici.

Certo, come spesso dici pure tu, purtroppo ci tocca perché è questo il nostro nemico e bisogna conoscerlo per affrontarlo.

Ma ora mi chiedo e ti chiedo: è il modo giusto? Affrontarlo con il suo stesso "linguaggio" ci aiuta o sarebbe meglio usarne un altro, uno nuovo linguaggio?

Anche per far capire alle persone (speranza vana?) che un altro modo di concepire l'economia è possibile (non pretendiamo il mondo ma almeno l'economia...).

Non lo so, vedo e ascolto persone comuni e politici dell'America del sud e mi pare che provengano da un altro pianeta ed io vorrei importarlo qui.

Davide Gaglione


R

Come si intuisce chiaramente, è un tema fondamentale. Non solo per l'ALBA in sé, della quale abbiamo parlato spesso nel corso della storia di questo giornale (e della webRadio), quanto proprio per la percezione, che sfocia in un ragionamento compiuto, sui temi che vengono accolti dall'opinione pubblica, e soprattutto su quelli che invece non hanno, dalle nostre parti, alcuna cittadinanza. Oltre, ovviamente, al mondo con il quale questi temi vengono presentati, spiegati, e dibattuti.

Partiamo dal primo punto: per "accoglienza" dall'opinione pubblica dobbiamo necessariamente fare riferimento solo a quella veicolata dai media di massa. È evidente: se non se ne parla in televisione oppure sui grandi giornali (cartacei o anche sul web) alcuni temi è come se non esistessero. Pensare che un piccolo giornale come il nostro, oppure tanti altri di pari livello in termini di diffusione, possano innescare e partecipare al processo di agenda setting è una pia illusione. L'agenda setting è proprio questo: far assurgere all'attenzione pubblica deliberatamente alcuni argomenti e, viceversa in modo speculare, tacere del tutto su tutto ciò che all'opinione pubblica non si vuole far arrivare. Se ne può parlare quanto si vuole, sul web o anche in pubblicazioni cartacee a poca diffusione (incluso i libri, naturalmente: quei saggi che valgono da soli la lettura di dieci anni di quotidiani e che però vengono acquistati e letti da poche centinaia di persone) ma, se la cosa non "appare" in televisione o su altri media di massa, è come se non esistesse. Soprattutto nel nostro Paese è così. Il nostro è il Paese del "visto in tv!". Se in televisione l'argomento c'è, allora ha cittadinanza. Altrimenti neanche per sogno.

Questo è già un punto chiave: l'omologazione (perniciosa) dei media di massa in Italia ha del prodigioso. Tutti parlano della stessa cosa, con le stesse parole, allo stesso tempo, e tutti tralasciano il resto. Molto semplicemente, il "resto" non esiste. E se qualcuno prova a parlare con parole nuove, di temi nuovi, scatta quasi un anatema.

Già la scelta dei temi sui media di massa è ovviamente appannaggio di direttori (scelti su nomina dagli editori) e degli editori stessi (praticamente telecomandati dagli investitori, cioè il settore industriale e pubblicitario, oltre che politico, che ne permette l'impresa e ne gonfia i portafogli). Immaginare che questi temi possano oltrepassare le volontà dei poteri forti che ne decidono l'importanza da divulgare ai sudditi è, anche in questo caso, una pia illusione.

Ma è anche in un secondo punto che si gioca molto del tutto: il modo attraverso il quale ne si parla. Prendiamo una qualunque trasmissione televisiva: se a parlare di economia, crescita e salari viene chiamato, praticamente senza alcun contraddittorio veramente degno, un personaggio come Corrado Passera (solo per citare un esempio recente nella puntata di Servizio Pubblico - sic! - di giovedì scorso) che diavolo di percezione si può immaginare che arriverà a chi sta seguendo il tutto? Egli lancia alcuni precetti, praticamente dei mantra, pronunciati con le identiche parole chiave di sempre, e la cosa viene lasciata lì, senza neanche immaginare che possa essere del tutto sbagliata. Che in luogo di una sentenza, come viene fuori, si tratti invece di una semplice opinione come le altre, diffusa quanto si vuole, ma pur sempre opinione. Ancora di più perché i dati reali, proprio in economia e crescita, dicono esattamente l'opposto. Però siccome nessuno può contraddirlo, il concetto che passa è quello. Con quelle parole, con quelle sentenze. Con - attenzione - il solito, e accettato supinamente, criterio di partenza.

Ecco, se si potesse accedere a quei media, a quelle trasmissioni (cosa che ovviamente editori e conduttori si guardano bene dal lasciar fare) basterebbe qualche frase per scardinare immediatamente, anche nella percezione di chi ascolta, tutta l'impalcatura del guru di turno.  

Questo è il secondo punto, che ci riporta dritti alla tua riflessione: non solo non si parla di altri temi, ma anzi si parla unicamente di quelli che si decide debbano avere cittadinanza tra gli astanti e sempre e solo con le parole d'ordine e il meccanismo che è l'unico accettabile. In altre parole: nel nostro bel mondo libero e democratico, si mette automaticamente, e in modo perenne, fuori dai confini leciti che loro stabiliscono, qualsiasi altro tema e qualsiasi altro modo per affrontarlo. Chi ci prova è fuorilegge. E viene silenziato, che è in pratica la condanna moderna a ciò che una volta poteva essere considerata la fucilazione.

E siccome, anche se inconsciamente, molti percepiscono che parlare di quelle cose, sempre le stesse, con le stesse parole, girando intorno all'aria fritta e anzi scendendo in una spirale ipnotica quanto sterile in termini di risultati è cosa che alla fine dei conti opprime, la sensazione è proprio quella di mancanza d'aria.

Quell'aria che invece, ogni tanto, come per la circostanza citata nella email ricevuta, si avverte. 

E allora è vero: noi siamo costretti a scendere sullo stesso piano, sugli stessi temi, di quelli affrontati dai media di massa, ma si deve anche andare altrove.

Per intenderci: non ci gratifica affatto parlare di Pil e dati economici, ma dobbiamo necessariamente farlo perché non possiamo non correggere, ogni giorno, tutte le ignominie e le ipocrisie che invece sugli altri media circolano. È una sorta di antidoto che ci permettiamo di somministrare ai nostri lettori.

Ma il vero e proprio balsamo è l'altro: è l'aria pura dei temi altri, degli altri modi di affrontarlo. Come il caso di Poletti dei giorni scorsi: egli vuole ridurre le vacanze persino agli adolescenti e mandarli di fatto a lavorare. Noi invece diciamo: diamo tre mesi di vacanza anche agli adulti e facciamo lavorare un numero maggiore di persone.

Più ne lavorano, meno ore lavorate deve lavorare il singolo lavoratore. Forse si sarà un pelo meno ricchi, economicamente (ed è da vedere, visto che comunque si allargherebbe la platea dei lavoratori e la disoccupazione scenderebbe) ma magari siamo tutti un po' più felici, no?

Per carità, sacrilegio. Nessuno che provi un solo secondo a rifletterci.

Se ci fate caso, ogni volta in cui ci viene posta una domanda, che sia qui, sul giornale, o in trasmissione, oppure durante qualche convegno, il nostro modo di rispondere (intendendo quello di chi lavora a questo progetto) è grossomodo sempre lo stesso: tanto per iniziare cerchiamo di capire quale è il criterio (o l'idea di mondo) di partenza che spinge, o che dovrebbe spingere, a fare il ragionamento; quindi ci poniamo l'obiettivo di fondo, ovvero quale è il punto al quale si vuole arrivare; infine proponiamo qualche riflessione che appare (almeno così ci auguriamo) completamente differente da quelle che si sentono in giro ovunque altrove. Il risultato è quasi sempre quello di vedere stupore in chi abbiamo di fronte, come a dire: "non pensavo che la cosa si potesse affrontare da questa altra angolazione". Già: su ogni tema che ci propinano, provate a capire il criterio di partenza e quindi l'obiettivo che vogliono raggiungere, e perché. Se avete una opinione diversa sul primo e sul secondo già siete sulla strada giusta per capire che chi ci sta parlando sta recitando il "verbo" cui egli stesso aderisce e vuole convertirci, come fosse un passaggio di chissà quale libro sacro, immutabile e incontrovertibile. Sul quale non è permesso dubitare né opinare.

Invece quei libri possono, e in larga parte devono, essere bellamente gettati nel rogo. 

E allora, caro Davide e cari tutti, la riflessione è giusta, ma come spero di aver dimostrato noi già utilizziamo un metodo del genere. Spiegazione e correzione dell'esistente, di quello che ci viene propinato, ma anche apertura al resto, all'approccio mediante criteri di partenza del tutto differenti da quelli che ci vengono imposti.  

Dobbiamo scendere nell'inferno per commentare tutta quella propaganda lì, per forza. Ma non ci neghiamo affatto le ore d'aria. 

Certo, arrivasse sul serio una forza politica in grado di spalancare le finestre e di accedere con forza ai media di massa proprio per veicolare tutto questo nuovo ossigeno, a nostro avviso farebbe centro. Perché il popolo ne ha un bisogno disperato.

Valerio Lo Monaco

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