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La famiglia Le Pen e il "delirio di immobilità"

Dunque, la rottura fra Le Pen padre e Le Pen figlia è conclamata.

Jean-Marie Le Pen ha difeso l’operato del maresciallo Pétain nel governo collaborazionista di Vichy e ha definito le camere a gas “un dettaglio nella seconda guerra mondiale”.

Marine Le Pen ha preso le distanze da quelle dichiarazioni, accusando il padre di operare in modo da nuocerle politicamente, e ha escluso la candidatura del vecchio fondatore del Front National a presidente del dipartimento della Provenza.

Che dire? Questo non è altro che l’atto apparentemente conclusivo di una polemica che continua da tempo. Può essere che il contrasto sia reale: da una parte un vecchio fascistone, ex parà, legato a schemi del passato, dall’altro lato una leader politica che cerca linguaggi e temi più adeguati a un mondo mutato. Sarebbe anche un conflitto generazionale.

Può essere che il padre nutra una sorta di invidia per i successi della figlia, che vanno oltre quella popolarità che pure lui stesso riuscì a conquistarsi, e voglia intralciarla nella sua marcia verso una maggioranza parlamentare che le ultime verifiche elettorali spostano più avanti nel tempo. In questo caso entreremmo nel campo della psicanalisi.

L’ipotesi più probabile è però il gioco delle parti. Le Pen padre uscirebbe con esternazioni estremiste per permettere alla figlia di prendere le distanze, in modo da dimostrare che lei non ha più niente a che fare col fascismo storico, con tanta convinzione che non esita neppure a rompere i rapporti col genitore. Infatti come era prevedibile l’ascesa di Marine si è interrotta per il tiro incrociato di liberali, conservatori, neo-gollisti, socialisti, sinistrismi vari, naturalmente sul tema del pericolo fascista. È successo perfino quello che mai ci saremmo aspettati di rivedere: uno screditatissimo Sarkozy che rientra in gioco presentandosi col volto della destra pulita, senza pulsioni fascisteggianti.

Sono passati 70 anni, eppure in Francia e in Italia si condiziona ancora l’elettorato polemizzando su Pétain, sulle camere a gas, sulle brigate nere e i partigiani. Sono 70 anni di trasformazioni epocali, in politica, nel costume, nella tecnologia. 70 anni che valgono quanto secoli, eppure siamo ancora bloccati lì, al fascismo e all’antifascismo. In altro contesto, Montale parlava di “delirio di immobilità”.  

Luciano Fuschini

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