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Genocidio Armeno: Sandro Gozi, la vergogna, l’ignoranza e il doppiopesismo opportunista

Hitler aveva ragione quando, prima di invadere la Polonia, sosteneva, nella famosa frase che gli viene attribuita: «Chi si ricorda del massacro degli armeni?». Ragione, però, non tanto nel fatto, vero anche quello, che nessuno o ben pochi se ne ricorda(va)no, quanto nel chiamarlo “massacro”: perché nel 1939 la parola genocidio non esisteva, essa venne coniata nel 1944 da R. Lemkin, un giurista polacco di origine ebraica, proprio in riferimento al “massacro” degli armeni.

Da quel giorno in poi, però, quello e solo quello è il termine giuridicamente e moralmente corretto per indicare quanto perpetrato dei turchi a partire dal 24 aprile di cento anni fa: genocidio e basta, né massacro, né sterminio, né strage, né altro: genocidio senza se e senza ma.

Il Capo di Stato vaticano ha quindi usato il termine giusto, ma per una volta che l’intervento è legittimo e non ingerisce, come troppe volte avviene negli affari interni dello Stato italiano, il governo, nella persona di Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle politiche Ue, non sostiene il Papa, anzi lo critica, cosa che mai e poi avviene quando lo si dovrebbe fare, cioè ogni volta che lui o la CEI intervengono a gamba tesa negli affari nostri.

Come premessa bisogna sottolineare proprio il fatto che Gozi ha la delega alle politiche UE, cioè di quella UE che corteggia disperatamente Erdogan, poco importa che sia un negazionista di genocidi e che la sua politica interna sia caratterizzata da una deriva autoritaria e islamista. Questo spiegherebbe l’opportunismo peloso del sottosegretario, un atteggiamento condiviso, peraltro, da molti altri leader UE che il 24 aprile prossimo, anziché andare a ricordare il centenario del genocidio, andranno a Gallipoli a celebrare al fianco di Erdogan il centenario della disfatta militare del corpo di spedizione australiano e neozelandese, mandato al massacro da Churchill ed immortalato nello splendido film “Gli anni spezzati” (Gallipoli) di Peter Weir.

Una vergogna mondiale di cui pochi si stanno rendendo conto, a dimostrazione che Hitler tutti i torti non li aveva, perché si sta oscurando il genocidio e pubblicizzando la battaglia: la capacità di ingerenza della lobby dei turchi è notevole, così come è divenuto insopprimibile il gusto occidentale, che sembra seguire una moda tutta italiana, di celebrare le disfatte anziché i successi. Un enorme vergogna perché sarebbe come se, nel 2045, il 27 gennaio, il famoso giorno della memoria che vale solo per la Shoà, i capi di stato occidentali, anziché recarsi ad Auschwitz, venissero a Roma per celebrare la nostra vittoriosa offensiva in Cirenaica del 27 gennaio del 1942, tanto per restare sulla stessa data.

 

Gli interessi, geopolitici, ma soprattutto economici, in gioco sono tanti: vogliamo la Turchia in UE e questa è un alleato NATO, che incidentalmente occupa parte del territorio dell’UE a Cipro, in dispregio delle risoluzioni ONU. Ankara, però,  può, al pari di Israele ignorare l’ONU, con la discriminante che gli ebrei il genocidio l’hanno subìto e non commesso, almeno quello, per ora. L’atteggiamento acquiescente verso la manipolazione storica turca, quindi, non è solo italiano, ma le parole di Gozi ci permetto di restare saldamente in testa nella classifica dell’ipocrita viltà.

Andiamo, adesso, ad esaminare in dettaglio cos’è riuscito ad impapocchiare costui quando intervistato da La7. «Nessun governo si esprime in maniera ufficiale: questo è compito degli storici»: eh no, i governi si esprimono eccome, ma anche fosse solo compito degli storici, il Gozi si sarebbe mai permesso di esprimersi in tali termini sulla Shoà? Ogni volta, infatti, che uno si azzarda a dire che sulla Shoà si dovrebbero esprimere gli storici viene sottoposto a gogna e lapidazione mediatica, quindi perché questo non dovrebbe avvenire quando si tratta del Metz Yeghern, nome che gli armeni danno al loro genocidio? Se solo non imperasse il doppiopesismo opportunista e la disonestà intellettuale, tutti i genocidi non dovrebbero forse essere trattati allo stesso modo? O i governi si possono esprimere su tutti i genocidi oppure tutti, ma tutti tutti, sono riserva esclusiva di caccia degli storici.

I governi possono, comunque, esprimersi, e perciò l’intervento del Papa è pienamente legittimo, al contrario di quando si impiccia degli affari nostri, e spicca per coraggio nel silenzio acquiescente dei governi esportatori di democrazia. Una cosa però Gozi la riesce a dir giusta quando spara che: «Nessun governo europeo si lancia su questi temi», ma questa è una vergogna che abbiamo già trattato prima. Aggiunge poi, a giustificazione della sua malafede intellettuale, che «i parlamenti europei si sono espressi, i governi no», e allora dovrebbe sapere che il nostro si è espresso riconoscendo quello armeno come genocidio, e che quindi i governi, a cominciare da quelli privi di legittimazione popolare, devono comportarsi ed esprimersi di conseguenza; o meglio dovrebbero, ma questa è cosa che il governo Renzi ignora vista la considerazione che ha del parlamento nazionale e della sovranità popolare da cui non trae legittimazione alcuna.

Ma anche sul non esprimersi dei governi su “questi temi” ha ragione solo se si restringe il campo agli armeni, perché se con “questi temi” si intendono i genocidi tutti: ebbene sui genocidi i governi si lanciano eccome, anche se, di solito, solo quando il genocidio è la Shoà. Quindi ciò sarebbe giusto e legittimo, se solo non lo facessero esclusivamente per la Shoà, dimostrando così che per i sedicenti democratici esistono genocidi e, quindi, popoli, di serie A e serie B, o addirittura C, se estendessimo “questi temi” al Ruanda. Insomma un’altra bella prova di doppiopesismo e disonestà intellettuale del nostro Sottosegretario.

Gozi non è, tuttavia, soddisfatto e così rincara la dose. «Io credo che non sia mai opportuno per un governo prendere delle posizioni ufficiali su questo tema»: cioè i governi non dovrebbero mai prendere posizioni sulla Shoà? Perché “questo tema” si chiama genocidio – oppure c’è un’eccezione armena? – e il Metz Yeghern fu genocidio al pari della Shoà, anzi funse da apripista. Parole, insomma, di cui aver vergogna, profonda vergogna, invece egli insiste, «Per me, ma è la mia posizione personale, (il Metz Yeghern) lo è stato: ma un governo non deve utilizzare la parola genocidio». Cioè mutatis mutandis, «Per me, ma è la mia posizione personale, (la Shoà) lo è stato: ma un governo non deve utilizzare la parola genocidio»: per la serie Ponzio Pilato è un dilettante di fronte a me.

Ma vi immaginate Gozi se avesse mai osato profferire tali parole sull’Olocausto? Una simile dichiarazione gli sarebbe costata il rassegnare le dimissioni ad una velocità tale che sarebbero state presentate prima ancora della dichiarazione stessa, avendo infranto la barriera della velocità della luce. Vi immaginate le reazioni dei media e dell’opinione pubblica? Nonché dei governi di tutto il mondo, fatto salvo quello iraniano probabilmente. Invece solo un silenzio vile e colpevole, che estende la vergogna a noi tutti, o almeno a tutti coloro che tacciono o minimizzano.

 

Il contradditorio doppiopesismo di Gozi non si ferma qui, però: «Per noi che facciamo politica è meglio guardare ai problemi di oggi della politica. E con il governo di Ankara siamo impegnati a parlare di democrazia, diritti umani e di minoranze». Forse, invece, voleva dire dribblare anziché guardare, perché ricordare la negazione di un genocidio è un problema di oggi: provate a figurarvi una Germania negazionista. Inoltre rinfacciare alla Turchia la negazione del genocidio è esattamente “parlare di democrazia, diritti umani e di minoranze”: perché chi nega certi crimini, al punto di punire chi li denuncia, viola e si dimostra pronto a violare ogni principio di “democrazia, diritti umani e di minoranze”. Comunque sia, non abbiamo sentito tutto questo tuonare governativo contro le continue violazioni di questi principi messe in atto da Erdogan, l’ultima, delle tante, il  recente blocco dei social network: immaginatevi se lo avesse fatto Putin. Tutto questo alla faccia della retorica della memoria che ci viene propinata dal 27 gennaio al 25 aprile; evidentemente il 24 aprile è il giorno della memoria corta, l’eccezione scurdámmoce 'o ppassato, simmo 'e Instanbul paisà.

La fantasia di Gozi si esprime in tutta la sua sfrenatezza quando sostiene che «ricordo quando i rapporti ed europei erano migliori abbiamo risolto il problema della minoranza curda». Una soluzione che vede solo lui, che non c’è mai stata: non si capisce se stiamo esplorando gli abissi del delirio o, più probabilmente, dell’ignoranza, perché ammette che nella democraticissima Turchia i problemi “risolti” riguardavano anche «le minoranze cristiane che vivono a Istanbul»: e noi che pensavamo che nelle democrazie, salvo quella inglese, non vi fossero mai problemi di minoranza religiosa

Il fondo comunque lo tocca in chiusura: «È la solita e importante questione della lettura della storia, non esiste una lettura storica assoluta e la lettura della storia crea forti divisioni». Stando a questa dichiarazione dobbiamo, quindi, pensare che Gozi sostenga le tesi dei negazionisti della Shoà, e ci potrebbe anche stare che fosse contro tutte le “leggi memoriali”: in fondo si può negare, fa parte della libertà di espressione, altro, invece, è ipotizzare una aggravante apposita se si fa apologia di genocidio. L’apologia di reato è, infatti, cosa diversa dalla libertà di espressione. Peccato solo che non sia così, un po’ come in Francia dove c’è la Legge Gayssot che punisce i negazionisti del genocidio, ma come ne è stata emanata una che punisce i negazionisti del Metz Yeghern e del genocidio ruandese è stata prontamente dichiarata incostituzionale: due pesi e due misure anche nel “pensiero” di Gozi, possiamo starne certi.

La non esistenza di “una lettura storica assoluta”, però, può sussistere quando si discute di numeri e non di fatti: furono un milione e mezzo le vittime del Metz Yeghern o “solo” 500mila? Però, perché se si mettono in dubbio i 6 milioni di ebrei si rischia l’incarcerazione e la verità “storica assoluta” deve esistere solo per la Shoà? Mettere in dubbio che i genocidi vi furono, in entrambi i casi, è un po’ come sostenere che la terra è piatta oppure cava, con buona pace di Gozi, che, siamo certi, in altre situazioni di lettura o rilettura storica, tipo quella della mitologia resistenziale, si ergerebbe a difesa della assoluta e indiscutibile verità assoluta della vulgata.

Insomma Gozi si è coperto e ci ha coperto di vergogna con il suo becero doppiopesismo opportunista, ma più ancora lo ha fatto la mancata indignazione diffusa che non ha portato alle dimissioni del Sottosegretario, cosa che, invece, sarebbe puntualmente avvenuta se le sue vili dichiarazioni avessero riguardato la Shoà, magari a fronte di azioni antivaticane della Merkel in reazione a dichiarazioni papali sul genocidio degli ebrei.

Il parallelismo con una ipotetica Merkel negazionista è il metro con cui liquidiamo il nostro giudizio su Erdogan: sostituite il suo nome con quello della Cancelliera, ed armeni con ebrei, poi giudicate. Ma giudicate anche la reazione dei governi occidentale, la costantemente mancata reazione alle aberrazioni del leader turco: la vergogna non è solo italiana e varca anche l’oceano, Obama promise che avrebbe riconosciuto il genocidio armeno e questa è la sua ultima occasione.

Ci pesa enormemente doverlo ammettere ma questa volta il Papa, come Capo di un Governo che coraggiosamente si esprime nel criminale silenzio, ha ragione, mille volte ragione, ed il suo intervento, come raramente gli accade, è pienamente legittimo e moralmente ineccepibile. Vergogna Gozi, vergogna, vergogna, vergogna.

Ferdinando Menconi

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