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In Asia la Storia si è rimessa in marcia

A guardare le vicende statunitensi ed europee dal punto di vista economico e sociale si è presi dallo sconforto. E non parliamo neanche di mettere un po' di attenzione nei fatti di casa nostra, visto che le cose in questo caso sono messe anche peggio. Non solo dal punto di vista dei dati economici, delle previsioni, dei trucchi e delle illusioni. Così come non solo per quanto attiene le ennesime, e sempre uguali, alternanze (giammai alternative), che si pongono e ripropongono sulla scena politica. Sotto questi aspetti il re è veramente nudo, per chi sappia cogliere i fatti oppure anche per chi, molto semplicemente, decide una buona volta di credere ai propri stessi occhi, alle proprie tasche sempre più vuote, invece di affidarsi alle rappresentazioni della realtà che ci vengono fornite quotidianamente. 

Ciò che ci ci preme sottolineare, piuttosto, è lo sconforto che prende quando a fronte di tutto ciò si prova a intravvedere, da qualche parte, in qualche direzione, per mezzo o per via di qualche scenario di un certo tipo, almeno un lumicino di speranza nei confronti di un cambiamento delle cose. Non esiste, dai confini europei alla costa West degli Stati Uniti (ovviamente facendo eccezione agli Stati del Sudamerica che, appunto, sono una eccezione) uno straccio di pensiero alternativo, di posizione credibilmente differente da parte di qualche esponente politico o capo di Stato di alcun Paese, che possa far anche solo immaginare che qualcuno, da qualche parte, stia almeno tentando, sul serio, di poter immaginare un mondo differente rispetto a quello guidato dalla economia a stelle e a strisce, ovvero dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale cui noi europei, supinamente, ci accodiamo senza battere ciglio. Senza che neanche la realtà, dopo aver dimostrato per esempio con il caso greco la totale erroneità dei metodi utilizzati per "uscire dalla crisi" scalfisca di solo un po' le certezze che si sono supinamente acquisite.

Dunque non c'è davvero proprio nulla di nuovo, di differente, sotto al sole? C'è, diciamolo subito, solo che si deve andare a guardare verso oriente. Si deve andare a guardare come si muovono la Russia, la Cina, l'India e i Brics nel loro complesso. Senza alcun facile entusiasmo, naturalmente, e soprattutto, vogliamo dire subito anche questo, nessuna grande virata delle storia in atto (almeno per ora) nel senso di qualcosa che si concepisce al di fuori di questo modello di sviluppo individualista e materialista. Però qualcosa c'è. E anche di grosso rilievo.

Dalle nostre parti non se ne parla affatto oppure trapela qualcosa presto travisata ad arte, dunque la percezione che qualcosa stia accadendo da quelle parti, da noi viene puntualmente distorta. Ma qualcosa, ribadiamo, sta accadendo. E non serve neanche troppo andare a leggere tra le righe. Anche un pensiero piuttosto semplice, sebbene almeno un po' intuitivo, fa capire, ad esempio, che le vicende relative alla risposta di Putin al rovesciamento del governo ucraino, non è affare tutto interno a quel Paese, ma si tratta di una reazione alla longa manus del Fmi e dei bracci armati Usa e Nato (cioè anche noi). Ed è facile capire che la risposta del leader russo, non è stata fatta come fosse una mossa di risiko da tavolata natalizia, ma per la volontà di mettere un paletto proprio alla Nato e al Fmi nel loro ingresso verso l'oriente. 

Del resto, Kiev si è scoperta, il giorno dopo aver cambiato colore, niente affatto libera, ma sotto schiaffo proprio del Fmi, che la ha aiutata prontamente, e altrettanto prontamente la ha iscritta nel suo libro dei debitori. All'infinito. 

Putin si muove, principalmente assieme alla Cina, per rappresentare una alternativa allo strapotere occidentale anche proprio dal punto di vista monetario ed economico. Tra i due c'è già un accordo enorme per la fornitura di gas a livello trentennale - dunque le casse russe non rimarranno a secco malgrado le risibili sanzioni che gli abbiamo applicato... - ed entrambi stanno già da tempo svuotando i loro forzieri dai bond statunitensi e dalle riserve di dollari: chi sosterrà più gli Usa se la sua valuta a un certo punto non sarà più accettata come riserva mondiale?

Non solo: la Cina, oltre a mettere in opera una strategia analoga per quanto attiene ai dollari, ha già piazzato la sua moneta, lo Yuhan, oltre l'Euro. Con ciò ottenendo due cose al tempo stesso. La prima: si pone da subito come seconda moneta di riserva e commercio mondiale. La seconda: si pone in pole position per diventare la prima una volta che il Dollaro dovesse fare la sua caduta irreversibile in seguito alle politiche attuate dalla Cina di concerto con la Russia. E con i Brics nel loro complesso.

Questi ultimi (Brasile, Russia, India, Cina e Sudamerica) si sono già riuniti nel luglio dello scorso anno a Fortaleza e hanno deciso di creare una alternativa. Indovinate proprio a chi? Al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale. E proprio sul loro terreno, con una nuova Banca. La nuova Banca, chiamata proprio New Development Bank - NDB: impariamo a conoscere questo acronimo - ha un capitale iniziale di cento miliardi di dollari, cui si aggiungerà un accordo sui fondi di riserva. E sarà in grado, non tra venti o dieci anni, ma già dal 2016, di iniziare a erogare dei prestiti. È, proprio nella sostanza molto più che nella sola apparenza, una reale alternativa al Fmi (e agli Usa, e all'Europa). 

Certo, non una alternativa in senso assoluto, cioè in quello di un nuovo cambio di paradigma complessivo del ruolo della moneta e degli scambi commerciali, ma una cosa di enorme rilievo c'è: questa Banca potrà prestare agli Stati - ai singoli Stati - ridando loro se non altro quel poco di sovranità che adesso gli è del tutto negata perché sotto ricatto delle decisioni della Ue, della Bce, e del Fmi. Immaginiamo se una Grecia, a un certo punto, alzasse un bel dito medio a Merkel & soci, a Lagarde e a Draghi, e andasse a chiedere prestiti, ovviamente ad altre condizioni, proprio a Est. Senza chiedere il permesso a nessun altro.

E allora, ancora una volta, proprio per i più scettici e affranti: la Storia non è affatto finita. È la storia che ci raccontano dalle nostre parti che vogliono imporre come finita e incontrovertibile, ma a Oriente le cose stanno diversamente.

Resta da capire cosa farà l'Europa, o meglio, gli Stati d'Europa, per ora oppressi dagli interessi Usa, ma con la possibilità, sempre aperta, di guardare invece verso l'Asia. Verso, cioè, ciò che gli è più vicino, non solo geograficamente, ma dal punto di vista storico e antropologico. Se solo se ne rendesse conto.

Valerio Lo Monaco

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