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Putin: quando le parole sono pesate una a una

Le conferenze stampa di Putin generalmente non sono banali. Anche quella di giovedì 16 aprile ha riservato risposte di un certo interesse.

Sulle sanzioni, ha sostenuto che la questione ucraina è stata solo il pretesto per imporle, in quanto sono state decise per una preesistente ostilità verso la Russia. 

Una tesi inoppugnabile se si pensa che i capi dell’Occidente, escluso Letta che allora era il nostro presidente del Consiglio, non si recarono alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali in segno di protesta verso la politica del governo russo, episodio che si verificò prima che scoppiasse il bubbone ucraino.

Tuttavia l’aspetto di maggiore interesse delle sue riflessioni sulle sanzioni è la calma con cui ha affrontato la questione. 

Ha detto che stanno procurando difficoltà passeggere ma che costituiscono a ben guardare un’opportunità più che una minaccia incombente. Infatti costringeranno l’apparato industriale nazionale a produrre quanto prima veniva importato, potenziando tutto il sistema e stimolando innovazioni.

Il ragionamento ha una logica, ma pecca di ottimismo.

Ricorda gli argomenti che usò Mussolini quando la Società delle Nazioni, ma in pratica Gran Bretagna e Francia, imposero le sanzioni all’Italia per punirla dell’aggressione all’Etiopia. 

Il duce lanciò lo slogan dell’autarchia, esaltandola come la risorsa che avrebbe permesso di non dipendere più in alcun modo dall’estero, stimolando la creatività italica e l’innovazione.

Quelle sanzioni in realtà furono in parte aggirate, così come oggi alcuni Paesi, fra cui si dice la Germania, continuano a commerciare con la Russia attraverso triangolazioni soprattutto con Cina e Corea del Nord in veste di intermediari. Inoltre furono l’alternativa meno dolorosa a una misura che avrebbe realmente reso difficilissima l’impresa coloniale italiana: il blocco del canale di Suez, allora sotto il controllo britannico. Invece i convogli italiani furono regolarmente lasciati passare, mentre si imponevano sanzioni economiche che il regime usò propagandisticamente per stringere a sé il popolo facendo leva sull’orgoglio nazionale.

Eppure, nonostante i limiti di quelle misure restrittive e punitive, il sistema produttivo italiano ne risentì, forse anche sul piano militare. 

A metà degli anni Trenta le forze armate italiane godevano di una certa considerazione. L’aviazione era all’avanguardia nel mondo, come dimostrò l’impresa della squadriglia di idrovolanti comandata da Italo Balbo. La marina era forte, l’esercito diede buona prova nella guerra in Africa Orientale. Cinque anni dopo, allo scoppio della seconda guerra mondiale, le forze armate italiane si dimostrarono assolutamente inadeguate. Forse una delle cause fu proprio una carenza di materiali e tecnologie in seguito alle sanzioni, nonostante l’alleanza con la Germania. 

Non è detto che la Russia risenta oggi degli effetti delle sanzioni nel campo militare, ma sicuramente qualche conseguenza seria e duratura ci sarà.

L’altro punto di grande rilievo emerso nella conferenza stampa è la risposta alla domanda se la Russia possa contare su alleati. 

La risposta di Putin, orgogliosa e un po’ spaccona, si rifà a uno slogan dell’epoca zarista: la Russia ha due alleati, il suo esercito e la sua flotta. 

L’interesse della risposta non sta nel richiamo alle tradizioni zariste, bensì nel sottolineare come la Russia non possa contare su un vero e proprio sistema di alleanze. 

Dunque Putin non considera la Cina alleata, né le altre potenze del BRICS. 

Nemmeno considera alleato l’Iran, cui del resto ha concesso il sistema missilistico antiaereo S-300, che pure non è il più moderno dell’apparato difensivo russo, soltanto dopo l’accordo sul nucleare, dopo avere negato per anni la fornitura promessa, in seguito alle pressioni americane e israeliane. In conclusione, la Russia ha buoni rapporti politici e commerciali con alcune potenze, con cui organizza anche manovre militari in comune, ma nessuna vera alleanza vincolante.

In generale, il contenuto e il tono delle dichiarazioni di Putin sono distensivi e rassicuranti, come quando ha escluso categoricamente che possa scoppiare una guerra con l’Ucraina. 

Tuttavia la buona volontà non può essere di una parte sola. 

L’uccisione sistematica di politici e giornalisti ucraini critici sulle vicende di piazza Maidan e simpatizzanti per la Russia, le provocazioni della NATO, la prospettiva di un prossimo presidente americano guerrafondaio, sia esso l’aggressiva Hillary Clinton o un repubblicano fra quelli che si stanno candidando, uno peggiore dell’altro, non lasciano presagire tempi di distensione.

Il tono pacato di Putin non tragga in inganno. Ha detto anche che il suo Paese vuole buoni rapporti con tutti ma non intende subordinarsi a nessuno, nemmeno a quegli USA che invece non tollerano ostacoli al loro disegno di egemonia mondiale. La storia testimonia che quella di Putin non è una frase buttata là per i media. Questa è una specialità di Renzi. I russi sono gente seria, talvolta tragicamente seria.

Luciano Fuschini 

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