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La nostra Costituzione? Fatta a brandelli, e da un bel pezzo

Letta nipote, riapparso agli onori dei talk-show forse solo per fare la promozione del suo libro, ha affermato in modo perentorio che l’art.10 della Costituzione ci obbliga ad accogliere i profughi.

Quanta diligente osservanza del dettato costituzionale quando serve a rafforzare la propria tesi… 

Si chieda ai tanti disoccupati se per loro ha significato la famosa formula “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.  Del resto, a ben guardare, quel vanto della “più bella Costituzione del mondo” era ed è soltanto aria fritta. Non esiste e non è mai esistita al mondo una società che non fosse fondata sul lavoro.  L’avv. Agnelli diceva di lavorare più dei suoi operai, perché si recava in ufficio all’alba, prima che iniziasse il loro turno. 

Quell’articolo di esordio della “Costituzione più bella del mondo” sarebbe stato veramente dirompente se avesse recitato: “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro dipendente”. Ma sarebbe stata una formulazione ingiustificabile nel suo estremismo.

Altra aria fritta è l’altrettanto famoso art.11, quello che ripudia la guerra.  Stiamo partecipando attivamente a guerre di aggressione neocoloniali, senza il minimo scrupolo di osservanza del dettato costituzionale. Basta definire quelle guerre “missioni di pace” e siamo a posto con la coscienza e con “la Costituzione più bella del mondo”.

La parte migliore della Costituzione, quella che detta regole per l’economia, è carta straccia da quando ci siamo subordinati ai regolamenti europei.  Gli articoli economici della Costituzione delineano un sistema in cui l’interesse pubblico prevale su quello privato, fino a prevedere anche l’esproprio.

I regolamenti europei, che si impongono sulle leggi nazionali, tratteggiano al contrario un sistema ultraliberista.  Quando entrerà in vigore il trattato ora in discussione noto come TTIP, che ridurrà gli Stati a marionette manovrate dai grandi monopoli, “la Costituzione più bella del mondo” sarà cartaccia buona neanche per il cesso.

Le riforme finte-federaliste e il pastrocchio sul Senato hanno reso irriconoscibile anche il quadro istituzionale previsto dalla Costituzione. Sarebbe tutto da riscrivere. La prassi politica che ha reso sempre più forti le figure del Presidente del Consiglio e quella del Presidente della Repubblica alterano il quadro della Repubblica parlamentare fino a renderla irriconoscibile. Sono passati dieci anni prima che la Consulta si accorgesse che il Porcellum era incostituzionale. Ne passeranno molti altri prima di un analogo ripensamento a proposito dell’Italicum. 

Altri articoli della “più bella Costituzione del mondo” erano e sono sbagliati. Lo era l’esclusione del referendum propositivo. Lo era il considerare il voto non solo un diritto ma anche un dovere. Sarebbe molto meglio che venisse riconosciuto a chi non si interessa di politica e vota solo perché gli dicono che è un obbligo, il diritto di starsene a casa propria: se la zavorra non votasse si potrebbe sperare in una scelta un po’ più oculata.

Fra articoli che sono aria fritta, parti sistematicamente disattese e non realizzate, parti che sono già state fin troppo emendate, parti che sono rese impraticabili dalle leggi europee che siamo tenuti a osservare, la Costituzione in realtà non esiste più. Dovrebbe essere riscritta integralmente, da un ceto politico che non vale le unghie dei piedi dei padri costituenti.

Espressioni come “difesa della Costituzione repubblicana”, se poste alla base di un programma politico odierno, sono letteralmente prive di significato. Eppure c’è chi si aggrappa all’art.10 per obbligarci ad accogliere indiscriminatamente una massa di disperati che vengono a sconvolgere un tessuto sociale già fatto a brandelli e a vivere in condizioni più degradanti di quelle da cui sono fuggiti. 

E non vale neppure che si precisi che l’obbligo di accoglienza riguarda solo chi fugge da guerre e dittature. Quasi tutta l’Africa nera è sconvolta da guerriglie e dittature, pertanto tutti possono avvalersi di quella giustificazione. 

L’assenza di Letta nipote non ci pesava.

Luciano Fuschini  

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