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Svolta autoritaria? Solo quando lo decideranno i poteri forti

I richiami al fascismo ogni volta che una leadership politica fa passare una sua iniziativa con piglio decisionista, stanno diventando stucchevoli, oltre a essere infondati logicamente e storicamente. Questo è anche il caso dell’Italicum.

Nessun dubbio che la legge elettorale che porta questo nome si presti a offrire al vincitore ampio potere, come del resto quel maggioritario puro inglese che in pratica spazza via dal Parlamento un partito che ha ottenuto tre milioni e mezzo di voti: eppure il sistema inglese è additato a modello di democrazia. Nessun dubbio che nella personalità di Renzi ci siano tratti di autoritarismo. Eppure tutto ciò non autorizza a fare paragoni inappropriati.

La dittatura fascista si instaurò grazie al clima di acceso e violento nazionalismo indotto dalla guerra recentissima e nella temperie di una lotta di classe che accendeva gli animi e stimolava passioni ideologiche.  Niente di tutto ciò nel clima torpido e sonnolento che ammorba i giorni dell’Italicum.

Fra le tante differenze tra le due epoche, la più importante è che allora l’Italia era un Paese di effettiva indipendenza, oggi potrebbe effettuare una grande e drammatica svolta politica come sarebbe l’instaurarsi di una dittatura solo se Washington (o piuttosto New York con la sua Wall Street), Londra e Berlino (o piuttosto Francoforte) la avallassero.

Ci sono poi le abissali differenze soggettive fra i protagonisti. Renzi, un narcisista furbo e abile dialettico cresciuto negli agi e in parrocchia. Mussolini, un sanguigno capopopolo formatosi nel massimalismo della Romagna rossa.

La svolta autoritaria sarà possibile solo quando i poteri veri non potranno farne a meno. La democrazia rappresentativa consente a chi detiene il potere effettivo di starsene tranquillo nell’ombra, lasciando che i partiti si azzuffino nella contesa elettorale e soprattutto facendo credere al popolo di obbedire a se stesso attraverso i suoi rappresentanti, sempre revocabili in una successiva consultazione. 

La democrazia rappresentativa ha il difetto, agli occhi delle élite, di procrastinare provvedimenti considerati necessari ma impopolari, tali da compromettere il successo elettorale, ma ha il grande pregio di  mettere i veri governanti al riparo dalle rivolte; è un tale capolavoro politico che sia l’alta finanza internazionale sia i capi dei servizi segreti più influenti, entrambi con le loro reti di connessione soprattutto massoniche e con gli strumenti forniti dai manipolatori dell’opinione pubblica al loro servizio, se ne priveranno solo se ne saranno costretti.

Non una legge elettorale ma una svolta traumatica potrà essere la causa dell’instaurazione di una dittatura poliziesca. Senza una rivoluzione politica, segnata dal ferro e dal fuoco, non ci sarà alcuna dittatura, se non quella soft già in atto, perfettamente oliata, funzionante come gli orologi svizzeri un tempo famosi.

Le masse di questo nostro occidente inebetito si scuoteranno soltanto se una crisi economica e finanziaria ben più virulenta di quella che stiamo vivendo indurrà file di milioni di risparmiatori ad ammassarsi invano davanti agli sportelli chiusi delle banche.  Allora si scatenerà la furia della piazza e l’esito sarà la dittatura poliziesca, sia che vinca la repressione sia che si imponga un nuovo potere. L’altra condizione per la quale potrebbero determinarsi le premesse per una dittatura è la sconfitta in una guerra.

Entrambe le eventualità appaiono lontane e improbabili.

L’Italicum di per sé non minaccia nulla e nessuno.  Si tratta solo di una brutta legge elettorale, esposta alla censura della Consulta, se la Corte Costituzionale manterrà una sua sia pur relativa autonomia e funzionalità.

Perché diventi lo strumento che affossa la democrazia rappresentativa, occorrono condizioni che sono al di là della portata del pur pericoloso Renzi, un tipo molto più sveglio di quel fessacchiotto che i ben più stolti di lui si immaginano.

Luciano Fuschini

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