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Spagna docet: studiare le élite liberiste, per poterle eliminare

Podemos esce trionfante dalle Amministrative, in Spagna, e qui in Italia se ne rallegrano sia Renzi che Salvini. Un opportunismo che non può non suonare stonato, nonostante gli innumerevoli precedenti nel marketing dei partiti, e che sul piano morale – benché parlare di “morale” sia già una forma di sopravvalutazione – si commenta da sé.

Ma l’aspetto davvero interessante è un altro: è ciò che sta dietro la furberia di giornata. Ciò che le spiana la strada, consentendo sia ai “Due Mattei” di uscirsene con strumentalizzazioni del genere, sia a troppi nostri connazionali di non trovarlo immediatamente assurdo, e di conseguenza inaccettabile. Per non dire ributtante.

Questo vizio ha una natura precisa: il crescente degrado della teoria politica, che con la scusa della morte delle ideologie è stata ben lieta di liberarsi dell’obbligo di elaborare delle analisi approfondite sulla realtà dei rapporti sociali ed economici. Per poi renderne pubblici i risultati e metterli al centro della propria azione, sottoponendoli al giudizio altrettanto meditato dei cittadini.

Le chiavi di lettura sono state sostituite dalle parole-chiave, tipo “crescita” o “riforme” o “italianità”. Parole che invece di sintetizzare un sistema di pensiero ne occultano i veri contenuti, come nel caso del neoliberismo travestito da rinnovamento nell’interesse generale, oppure la loro inconsistenza, come nel caso della demagogia leghista. Il presente non si studia: si sfrutta. Il futuro non si progetta: si promette. E in entrambi i casi lo scopo è gestire l’intera società a proprio vantaggio. Con la “cosa pubblica” che un po’ maschera, e un po’ legittima, lo strapotere della “cosa privata”, in versione sempre più oligarchica e finanziaria.

 

Podemos, almeno per ora, sembra andare in direzione diversa. Per quanto la cautela sia d’obbligo, così come continua a esserlo per la greca Syriza, il livello delle riflessioni è incomparabilmente più alto rispetto a quelle di qualunque partito italiano.

In un suo recente intervento, ad esempio, il leader Pablo Iglesias ha espresso concetti che qui da noi sarebbero impensabili, con i loro solidissimi richiami a Gramsci e al problema delle classi dirigenti: «Il fatto è che il potere nelle società avanzate non si esprime solo attraverso meccanismi coercitivi, ma soprattutto attraverso l’assenso ed il consenso. (…) La politica occidentale, una volta consolidati e sviluppati i sistemi democratici ed i loro stati, è consistita fondamentalmente in politica per l’egemonia. L'egemonia è la capacità organizzativa di settori dominanti per convincere le maggioranze sociali delle narrazioni che giustificano e spiegano l'ordine politico. I dispositivi di convincimento sono fondamentalmente culturali (la scuola e la chiesa sono esempi classici ed i media sono l'esempio del nostro tempo) e servono a stabilire le chiavi di narrazioni egemoniche. Vincere nella politica egemonica è fondamentalmente convincere alla propria narrazione». E ancora: «L’imposizione  nel linguaggio politico spagnolo della parola “casta” per indicare le élite politiche ed economiche è un buon esempio della politica egemonica di Podemos; la politica per una nuova narrazione della crisi e come superarla. La lotta per occupare il centro della scacchiera è proprio la lotta per determinare dove sta questo centro. Come già detto in un precedente articolo, se riusciamo a stabilire che la centralità è la necessità di democratizzare l'economia,  Podemos può vincere. Al contrario, se la centralità si situa in altri luoghi (la mera riforma o la sostituzione delle élite) i settori dominanti avranno dimostrato la loro capacità di resistenza».

Nel merito si può essere più o meno d’accordo, ma non c’è dubbio che l’approccio in sé sia quello giusto. Non può esservi intelligenza collettiva delle cose, nel senso della comprensione di ciò che accade e dei suoi possibili sviluppi, o dei suoi possibili cambiamenti, se l’intelligenza dei politici e dei commentatori di professione non viene usata col massimo impegno e a carte scoperte. Chiunque ometta di riflettere pubblicamente sugli scontri di potere in atto nel mondo contemporaneo, e più in particolare nelle società occidentali sedicenti democratiche, sta operando affinché restino nell’ombra i veri termini dei conflitti in corso. Ossia i loro attori, le loro strategie, i loro obiettivi. Le loro vittime. Le loro reciproche incompatibilità.

Le vecchie ideologie potranno anche aver innescato disastri, nel Novecento. Ma il loro venir meno ne sta preparando di addirittura peggiori, nel Duemila.

Federico Zamboni

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