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Da Kumari a Fedez

Kumari è una bambina nepalese di sette anni.

La religione del luogo, un misto di induismo e buddhismo, la venera come l’incarnazione di una Dea.

Durante il terremoto, che l’ha lasciata incolume, ha mantenuto un sereno distacco. A occhi chiusi, ha parlato agli astanti rassicurandoli. Evidentemente è già calata nella parte, povera bambina che non conoscerà i giochi dell’infanzia né avrà una vita normale, con le sue poche gioie e i suoi tanti dolori. 

Una delle milioni di vittime che la superstizione ha disseminato lungo il cammino della storia.

Da noi non ci sono incarnazioni di divinità, però abbiamo un nuovo maitre à penser, una fonte di sapere e saggezza, un tuttologo le cui sentenze trovano larga e diffusa eco sui media.

Il suo nome è Fedez, un giovanotto coperto di tatuaggi che di mestiere fa il rapper. Il verbo che divulga è la melassa dei più noiosi luoghi comuni del buonismo liberal-social-progressista.

Per Fedez i migranti devono essere accolti tutti perché a ciò ci obbligano i buoni sentimenti, e del resto sono più una risorsa che un problema. Per Fedez i cortei pacifici dei dissidenti, quelli che non contano nulla perché non fanno parlare di sé, sono leciti e addirittura doverosi, mentre quelli violenti sono da isolare e deprecare.

Naturalmente Fedez non si chiederà come mai i black bloc da 20 anni fanno la loro apparizione in certe occasioni di particolare rilievo mediatico, non vengono fermati preventivamente, si tolgono gli abiti della vita quotidiana, indossano la divisa nera, spaccano e bruciano tutto il devastabile e l’incendiabile sotto gli occhi indifferenti della polizia, poi si rimettono tranquillamente in borghese e se la squagliano in attesa di un altro happening. Chiederselo dimostrerebbe un barlume di intelligenza critica, che è troppo pretendere dai nuovi maestri del pensiero. Sicuramente sarà favorevole alla legalizzazione del matrimonio fra omosessuali e alle quote rosa. Probabilmente voterà SEL. 

Un tempo erano gli oracoli, ispirati da un nume, e i sacerdoti, custodi del sacro, quelli cui era affidata l’interpretazione dei fatti. Poi subentrarono i filosofi. Nella nostra putrida decadenza, la funzione che fu di Aristotele o di Kant è esercitata per i più maturi da Alba Parietti e dai conduttori dei talk show, per i giovani da Vasco Rossi, da Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, da Morgan e ora da Fedez. 

Tutto sommato, è meglio Kumari.

La dea-bambina esprime e conferma rafforzandola un’antica sensibilità fatta di fede nella rinascita, di attitudine alla contemplazione, di serena accettazione del proprio Destino.  Una mentalità criticabile ma pur sempre improntata a una profonda saggezza, ai valori che restano al di là delle contingenze della dinamica economica e politica.

Fedez e simili esprimono solo il nulla che li possiede, che ci possiede.

Quel nulla che chi dà loro visibilità e voce vuole si impadronisca di noi. 

Luciano Fuschini

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Egregi Black Bloc, il sistema vi ringrazia