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Sorridete, servi: imparate dal Boschi-style

Prima istantanea, proveniente da quello che è, o sembra essere, il ponte di comando del Nuovo Transatlantico Italia: il ministro Maria Elena Boschi che sottolinea l’approvazione dell’Italicum con una specie di comunicato stampa pronunciato a voce e limitato a pochissime frasi. «Missione compiuta. Il governo ha mantenuto l’impegno preso con i cittadini: fare dell’Italia un Paese in cui, il giorno dopo le elezioni, si sappia chi ha vinto. E la legge elettorale è il simbolo di un governo che non si limita a predicare le riforme ma le fa sul serio. Abbiamo promesso e abbiamo mantenuto.» Il tutto – anzi il poco – con un’espressione terribilmente compiaciuta, da scolaretta/capoclasse che recita la lezione a menadito e che è sicurissima, così facendo, di entrare ancora di più nelle grazie dei professori.

Seconda istantanea, in arrivo dal Corriere della Sera. Luciano Fontana ha preso il posto di Ferruccio De Bortoli ed è diventato il nuovo (si fa per dire “nuovo”) direttore del quotidiano di via Solferino. Come di prammatica, redige l’editoriale di saluto ai lettori e comincia così: «C’è un’immagine, l’abbiamo vista tutti, che vale più di ogni discorso sullo stato dell’Italia e sulle sue possibilità di uscire dalla crisi. È quella di tantissimi cittadini in tuta bianca che ripuliscono palazzi, vetrine e strade, che tentano di mettere riparo alle devastazioni degli estremisti anti Expo. È la fotografia di un Paese che non si arrende alla violenza e ai soprusi, che sa reagire con ammirevole senso civico. (…) Quella foto voglio appenderla nel mio ufficio. Mi ricorderà sempre quale è il Paese che il Corriere della Sera vuole informare e rappresentare e quali sono i suoi valori».

In ordine di apparizione, dunque, una star del potere politico, un professionista di lunghissimo corso del potere mediatico e, sia pure indirettamente, le miriadi di cittadini/comparse che concorrono volentieri alla messinscena complessiva: quella della saldatura profonda tra la popolazione e l’odierno sistema socioeconomico, lì a fare un blocco compatto contro le avversità e le minacce. Le avversità economiche, e le minacce estremistiche. Dove le prime sono presentate come un insindacabile miscuglio di fatalità – nella parte in cui dipendono dalle dinamiche, e dai capitomboli, della finanza internazionale – e viceversa di responsabilità oggettiva a carico delle persone qualsiasi, nella parte in cui c’è da abbattere il debito pubblico, ridimensionare drasticamente i sistemi di welfare e sopportare gli effetti recessivi che falcidiano sia i posti di lavoro che i preesistenti diritti dei lavoratori. E dove le seconde, grazie agli utilissimi idioti  in stile Black Bloc (forse pagati e forse no, ma la strumentalizzazione resta identica in entrambi i casi), sono enfatizzate all’insegna della rabbia meramente distruttiva, che infatti non colpisce solo le banche e gli altri centri/simboli del potere liberista ma infierisce anche sui beni della gente comune: le auto, le vetrine dei negozi, quello che capita.

Purtroppo sta funzionando, questa manipolazione su vastissima scala. La crisi economica è servita, tra l’altro, ad accrescere enormemente l’incertezza dei popoli europei riguardo al loro presente e al loro futuro. L’ansia tende a degenerare in angoscia. L’angoscia, che è di per sé emotiva, travolge le residue capacità di analisi, già infrollite dalle lusinghe del consumismo e dai dogmi ipnotici del pensiero unico, e spinge a un’unica reazione: recuperare un qualsiasi genere di sicurezza, anche se ciò significa, paradossalmente, accettare di vivere in una società dove via via nulla sarà più sicuro, dall’occupazione alle pensioni, dalla scuola pubblica alla sanità gratuita, e via peggiorando.

I cittadini diventano ancora più sudditi. E la loro debolezza li fiacca a tal punto da trasformarli in schiavi, non soltanto docili ma persino fervorosi, e perciò impazienti di assecondare i voleri dei loro padroni. Peccato che non siano marchiati a fuoco, con il logo del Potere Globale in bella vista, perché almeno sarebbe più facile riconoscerli al colpo d’occhio.

Federico Zamboni

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