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Il Bilderberg non si nasconde più

Il Gruppo Bilderberg, che si riunisce in questi giorni vicino a Innsbruck, si pone l'obiettivo, come recita il suo statuto, di promuovere il dialogo tra l'Europa e il Nord America, gli Stati Uniti più il Canada. Per tale motivo, al centro delle discussioni tra i gentili ospiti ci sarà il Ttip, l'accordo di libero scambio tra Unione Europea e Usa, sul quale si sta trattando e che, negli auspici dei suoi sostenitori, dovrebbe essere ratificato entro la fine dell'anno. 

Tipico prodotto della Guerra Fredda (la prima riunione si svolse nel maggio del 1954) il Bilderberg affermava apertamente l'obiettivo di rafforzare i legami atlantici e difendere l'economia di mercato in un periodo nel quale sull'Europa soffiavano, alimentati da Mosca, i venti pacifisti e neutralisti anche in conseguenza dell'esplosione della prima bomba all'idrogeno (novembre 1952) da parte degli Stati Uniti. Seguita peraltro da quella sovietica nel 1953. 

Le porte delle riunioni, come in passato, resteranno chiuse sia ai molti contestatori che ai giornalisti che, da un paio di anni possono però usufruire della collaborazione di un ufficio stampa che si limita ad informare sia sugli argomenti in discussione sia sui banchieri, finanzieri e industriali presenti con il contorno di politici che sono stati invitati ad ascoltare il Verbo. Come per la Commissione Trilaterale, che seguì nel 1973, il collettore di soldi per finanziare la riunione fu il banchiere (Chase Manhattan) e petroliere (Exxon) David Rockefeller, all'epoca uno degli uomini più potenti, in quanto più ricchi, del mondo. A fare da padrone di casa, la prima riunione si svolse in Olanda, con il principe Bernardo. E la circostanza non è da poco, considerato che le famiglie reali inglese ed olandese vantano antichi e consolidati interessi economici in comune, anche se non molto conosciuti, come la presenza azionaria nella compagnia petrolifera Royal Dutch Shell. In realtà, in passato i nomi di buona parte dei partecipanti finivano sempre per essere conosciuti. Così oggi, se non c'è più la necessità di mantenere il segreto in merito, vuol dire che non c'è più niente da tenere segreto. Si gioca a carte scoperte. 

Il Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership), che costituisce il piatto forte delle discussioni, rappresenta infatti la pietra tombale sulla sovranità degli Stati Nazionali che non potranno più fare nulla per contrastare la libera circolazione dei capitali, qualora li ritengano speculativi, o delle merci e dei prodotti finiti, qualora li ritengano nocivi per la salute dei cittadini. Queste obiezioni saranno considerate pericolose in quanto rischieranno di fare calare i profitti delle imprese. E delle banche. Mettere i bastoni fra le ruote ai gruppi finanziari e industriali transnazionali potrà essere così perseguito a livello internazionale e sanzionato con multe pecuniarie. Questo infatti prevede il Ttip che, incredibilmente, i governi europei stanno facendo di tutto per rendere operativo entro dicembre prossimo. 

Al Bilderberg, i padroni di casa spiegheranno il da farsi ai politici presenti che ormai rivestono soltanto un ruolo funzionale di esecutori della volontà altrui. La politica si sta affermando sempre più come una sovrastruttura, nel classico senso marxiano, dell'economia e della finanza. Gli uomini di governo presenti a Innsbruck si rendono bene conto che coloro che li hanno invitati li ritengono intercambiabili con altri più docili ai propri desiderata, e dunque saranno proni a ricevere le richieste. Lo aveva ben capito Nikita Krusciov che, in visita in Italia, invitato ad un incontro politico, da bravo marxista lo snobbò preferendo vedere prima Gianni Agnelli: «Lui – spiegò – tra venti anni sarà ancora qui. Voi non lo so». E per imporre il Nuovo Ordine Atlantico, che poi intendono rendere globale, sarà necessario un governo mondiale. Diceva nel 1969 un banchiere come James Warburg: «Avremo un governo mondiale, che vi piaccia o no. La sola questione che si pone è di sapere se questo governo mondiale sarà stabilito col consenso o con la forza». Un governo che, ovviamente, sarà diretto da chi detiene il potere reale, cioè, oggi, economico e finanziario. 

Restando in chiave nazionale, gli italiani presenti sono quelli di sempre. Industriali e finanzieri come John Elkann (Fiat), manager come Franco Bernabé (ex amministratore delegato di Eni e Telecom), uno fra i più assidui. Poi ovviamente Mario Monti, già consulente di Moody's e Goldman Sachs, scelto da Wall Street e dalla City nel 2011 per gestire il dopo Berlusconi che, oltre all'immagine indecente che dava di sé e dell'Italia, era considerato troppo filo russo (Putin) e troppo filo libico (Gheddafi) per guidare il governo. 

Le proteste contro il vertice, proteste che ogni anno si rinnovano, nascono in realtà già depotenziate e innocue. I cosiddetti no global, e anche i black bloc, infatti non danno l'idea di contestare la globalizzazione dei mercati in quanto tale. E quindi implicitamente l'abbattimento delle frontiere nazionali. Semmai lamentano che essa non avvenga in maniera “democratica” e che sia imposta da una oligarchia che ne trae e ne trarrà enormi guadagni. C'è da chiedersi perché non dovrebbe essere così. La globalizzazione nasce infatti per creare un unico grande mercato globale, abbattendo le frontiere. Curiosamente questo secondo aspetto può piacere agli eredi della sinistra marxista, che non ha mai amato principi come l'identità nazionale nei suoi molteplici aspetti, vista come una sovrastruttura da eliminare. Costoro non si rendono però conto che il traguardo ultimo di questo processo sarà la trasformazione dell'umanità in una massa indifferenziata di consumatori che avranno gli stessi gusti e compreranno gli stessi prodotti ai quali provvederanno le multinazionali. Con le stesse regole imposte.

Decidono i destini del mondo, decidono del nostro futuro, è il leit motiv della protesta. Si può rispondere che è sempre stato così e che il potere della politica in Occidente è stato sempre subordinato a quello della finanza e dell'economia. La politica ha cercato di nascondere questa realtà fino a quando in Europa è esistito il “socialismo reale” sovietico. Una volta che questo è crollato, sono venute meno le contrapposizioni ideologiche, il Mercato ha fatto sentire di nuovo tutto il suo peso e la politica è morta, creando un'unica grande melassa nella quale si sono confusi conservatori e socialisti, liberali e democristiani. 

I governi che prima potevano mettere in atto politiche per una parziale redistribuzione del reddito, ora non soltanto non possono più farlo, dopo lo smantellamento imposto dello Stato Sociale, ma al contrario vengono spinti ad operare un trasferimento di ricchezza dal basso verso l'alto, a favore dei poteri forti della finanza e dell'industria. 

Oggi al Bilderberg, come altrove, si gioca a carte scoperte, tanto la massa non si cura come dovrebbe di ciò che accade. Succede così che i ministri di un governo come quello italiano sembrano non voler fare altro che portare il liberismo alle sue più estreme conseguenze e mostrarsi in tal modo degni della fiducia che gli è stata accordata. Da qui la speranza di essere invitati al prossimo incontro non rendendosi conto che il loro ruolo sarà sempre e comunque quello dei maggiordomi.

Per gli altri, invece, la notte continua a essere oscura. 

Filippo Ghira

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