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Usa-Russia: le tappe della nuova Guerra Fredda

Sull'orlo dell'abisso?

Il New York Times ha rivelato l’intenzione dell’Amministrazione americana di potenziare le difese delle Repubbliche baltiche, fieramente antirusse, con l’invio di 5.000 soldati. Inoltre gli USA avrebbero deciso di installare in Europa nuovi missili con testate nucleari rivolti contro la Russia.

Le aree di maggiore tensione sono tre: il mar Nero, i Balcani e il Baltico.
Nell’area del mar Nero il governo ucraino nato dalla rivolta di piazza Maidan ha provocato non solo la guerra nel Donbass abitato da russi ma anche un aggravamento della situazione in Transnistria, la regione orientale della Moldavia abitata da popolazioni di lingua russa e praticamente controllata dal governo moscovita. Il collegamento via terra fra la Russia e la Transnistria era garantito da un corridoio che attraversava l’Ucraina. Il governo di Poroshenko in questi giorni ha chiuso quel passaggio. È il caso di aspettarsi complicazioni.

I Balcani rischiano di riaccendersi per i disordini che minacciano il governo macedone, ben disposto verso la Russia. Macedonia, Serbia (da sempre incline a vedere nella Russia una protettrice e un’alleata), Ungheria (piuttosto restìa alle imposizioni dell’UE) e forse un domani la Grecia, potrebbero riaprire prospettive insperate alla Russia. Ecco che far cadere il governo macedone e innestare una nuova crisi nei Balcani può essere nell’interesse dell’Impero.

Il gelido Baltico è un’altra area che può diventare rovente, con l’enclave di Kaliningrad separata dal resto della Russia da un lembo di territorio lituano, uno dei tanti problemi irrisolti creati dalla dissoluzione dell’URSS.

Visto che i media del potere riportano le notizie senza quei collegamenti che aiuterebbero a capire, sforziamoci di ricostruire le tappe della tensione crescente fra NATO e Russia, da quando il nazionalista Putin ha preso le redini del governo a Mosca. Soltanto chi si beve tutti gli intrugli che gli vengono propinati può credere che Putin si sia attirato le ire del mondo democratico perché è un dittatore, perché non ama i gay e perché ha liquidato oligarchi e giornalisti scomodi con metodi sbrigativi.
L’epoca di Putin presidente è iniziata nel 1999 e si è subito aperta con la mano dura con cui ha soffocato l’indipendentismo ceceno.
Il 12 agosto del 2000 il nuovo sommergibile nucleare Kursk, armato con siluri di avanzata concezione, affondava con tutto il suo equipaggio durante un’esercitazione controllata da vicinissimo da sottomarini americani. Il ministro della Difesa russo accusò subito quella presenza ostile di avere provocato il disastro. Presto fu messo il silenziatore a quelle voci, probabilmente perché la Russia non poteva permettersi un confronto duro con l’avversario troppo potente, ma il messaggio che aveva ricevuto era chiaro: non pensate di riarmarvi e di alzare la testa perché l’Impero non ve lo permetterà.
2007: la bandiera russa viene piantata sui fondali del Polo Nord come segno tangibile di una pretesa di sovranità su quella piattaforma continentale e sulle ricchezze che nasconde. Quella pretesa è stata ribadita da Putin nel 2011, cosa che avrà fatto infuriare le cancellerie dell’Occidente ben più dell’ostracismo russo ai cortei del gay pride. Quella pretesa fa anche comprendere lo spostamento della Svezia da posizioni tradizionalmente neutraliste a un’adesione di fatto alla NATO.
2008: la Russia reagisce con la forza a una provocazione della filoamericana Georgia. Sono anche gli anni in cui i progetti di gasdotti russi collidono con gli interessi americani e in cui i rapporti fra Russia e Cina si intensificano.
2013: rispondendo alle minacce di Obama contro il presidente Assad, la Russia schiera la flotta davanti alle coste della Siria, infliggendo agli USA un’umiliazione che non sarà dimenticata e dimostrando che il riarmo russo è giunto a uno stadio che permette di giocare carte rischiose.
In quella stessa estate la Russia decide di concedere asilo a Snowden, quell’autentico benefattore dell’umanità che gli americani considerano un perfido traditore. Fu un’altra decisione che gli americani non perdoneranno mai a Putin. Nel quadro entra anche il nuovo attivismo diplomatico che porta la Russia a stringere i rapporti commerciali e politici con una serie di Paesi dell’America Latina, il tradizionale cortile di casa degli USA.

Ce n’è abbastanza per capire perché è stato organizzato il colpo di Stato in Ucraina, perché vengono riattizzati i fuochi nei Balcani, perché si trasferiscono armi e soldati verso le frontiere orientali, perché si reinstallano i missili nucleari a pochi minuti di volo da Mosca e San Pietroburgo, perché non si consente all’UE alcuna apertura eurasiatica, che allenterebbe quei legami con gli USA assolutamente indispensabili al protrarsi del dominio imperiale sul mondo.
Ci sono poi i fatti che si svolgono nell’ombra e di cui non abbiamo informazioni precise. Clamoroso quello che avvenne nel 2009: un mercantile russo fu sequestrato al largo della penisola scandinava da pirati (pirati finlandesi? Ma quando mai…), un’intera flotta da guerra si mise in caccia ma la nave fu recuperata solo al largo dell’Africa. Ufficialmente trasportava legname. Una flotta russa si muove per recuperare un mercantile che trasporta legname e che è stato sequestrato da pirati scandinavi? Non fa ridere nemmeno come barzelletta. Si è fatta l’ipotesi che la nave trasportasse materiale di alta tecnologia militare all’Iran e che sia stata intercettata da un commando israeliano. Non ne sapremo mai nulla, come non sapremo mai nulla sul famoso 11 settembre 2001. Sappiamo soltanto che le versioni ufficiali sono grottesche più che ridicole.

I rischi di una immane conflagrazione sono più alti che mai. Le cause di una guerra che appare molto probabile sono tutte riconducibili al collasso dell’URSS. Il suo governo era un regime orrido che nessuno dovrebbe rimpiangere, ma la dissoluzione dell’Unione Sovietica è stata una grande tragedia, come grandi tragedie sono sempre i crolli degli Imperi multietnici. Lo fu il crollo dell’Impero asburgico, che lasciò un vuoto nei Balcani e nell’Europa centrale. Lo fu la disgregazione dell’Impero turco, tanto che l’attuale disastro mediorientale ne è una conseguenza diretta e clamorosa. Lo fu lo smembramento di quel piccolo impero multietnico che era la Jugoslavia.
Dalla disintegrazione dell’Impero sovietico nascono tutte le nubi che incombono sull’Europa e sul mondo. E non si pensi che potremmo restarne fuori. Salvini, Berlusconi e M5s chiedono la revoca delle sanzioni alla Russia. Renzi probabilmente sarebbe anche lui d’accordo ma sa benissimo che se lo facesse verrebbe fatto cadere con le stesse pressioni e con la stessa rapidità con cui fu liquidato Berlusconi. Abbiamo perso qualunque residuo di sovranità, siamo legati a un carro che cigola sull’orlo di un abisso.

Luciano Fuschini  

 

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