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Morto un Renzi se ne farebbe un altro

Il Partito della Nazione, che era e resta sempre nei sogni di Matteo Renzi, è uscito ridimensionato dalle elezioni regionali. Il dato è relativo visto che gli elettori chiamati a votare erano poco meno di 19 milioni ma resta pur sempre una battuta d'arresto nel progetto di costruire un partito contenitore interclassista, quale era la defunta Democrazia Cristiana.

L'ex boy scout in quegli ambienti ha soggiornato e l'approccio consociativo gli è rimasto appiccicato. Un partito che, come direbbe Veltroni, sia il partito degli operai ma anche dei banchieri, un partito dei disoccupati e dei precari ma anche dei professionisti e degli imprenditori. Le mitiche partite Iva di cui parlava Berlusconi al momento della sua discesa in campo nell'ormai lontano 1994. Il nocciolo duro dell'Italia che lavora e che produce e che l'ex Cavaliere ha bellamente tradito, pensando soltanto a risolvere i guai personali, aziendali e penali.

Un contenitore del genere poteva funzionare nella Prima Repubblica quando la DC, tenendo i cordoni della spesa pubblica, controllando le imprese statali e con il debito ancora a livelli accettabili e gestibili, distribuiva prebende in giro alle proprie clientele ricavandone consensi elettorali. Oggi il giochetto non è più possibile perché la crisi economica, che è la crisi del sistema Italia, ha spazzato via i vecchi equilibri. Le imprese pubbliche sono state smantellate e quelle che ancora sono tali hanno gli anni contati, Il debito pubblico è alle stelle, la nostra politica economica è dettata dalla Commissione e dalla Banca centrale europea e i trasferimenti interni di risorse da questa a quella categoria sociale finiscono per avere contraccolpi prima impensabili. Gli operai, un tempo vanto e fiore all'occhiello di una sinistra pura e dura così come di quella più istituzionale, non rispondono più alle classiche sirene di un tempo e i sindacati classici, Cgil in testa, si trovano ormai a tutelare i pensionati e i dipendenti pubblici che, a torto o a ragione, nell'immaginario collettivo vengono visti come una casta privilegiata.

Gli operai ormai, a fronte della paura di finire per strada a causa della crisi, hanno accettato i nuovi modelli contrattuali, mutuati da quello della Fiat, e puntano a gonfiare la busta paga grazie agli straordinari e ai premi di produzione. E soprattutto non ricercano più nel sindacato uno strumento di rappresentanza e di tutela. Restano i banchieri che nei tre principali istituti italiani sono schierati con il PD, grazie al peso delle fondazioni che ne sono le principali azioniste. Una trasformazione del PD in senso consociativo che non è piaciuta alla base. Così, dicono i sondaggisti, il 20% della componente di sinistra del PD, quella dell'ex Pci-Pds-Ds, non è andata a votare. Ma tale mutazione antropologica è perfettamente coerente con le premesse del congresso della Bolognina che decretò la trasformazione del Pci in forza socialdemocratica, fautrice del Libero Mercato. In tale ottica, Renzi, l'ex democristiano Renzi, è l'esecutore testamentario di una morte politica voluta dagli ex comunisti.

In una società ormai liquida, pure l'elettorato non è più stabile come un tempo tranne che nei suoi zoccoli duri e ideologici di destra e di sinistra. La crisi economica ha aumentato l'astio verso la casta politica alla quale si imputano tutte le disgrazie italiane per la propria voracità di oggi e di ieri, per la sua lontananza dai problemi del cittadino comune e per la sua arrendevolezza nei riguardi delle tecnocrazie europee che hanno imposto la politica di austerità che ha acuito i problemi anziché risolverli.

Anche una forza dichiaratamente anti-Casta e anti-euro come i 5Stelle ha perso molti voti alle ultime regionali. Un fenomeno prevedibile come conseguenza dell'impasse greca dove il governo di Tsipras-Varoufakis ha dovuto toccare con mano che un conto sono le campagne elettorali contro Bruxelles e Francoforte ma poi è notte fonda se non hai i soldi in cassa per far funzionare la macchina statale e per rilanciare l'economia. Eppure i grillini sono il partito apparentemente più “moderno” del panorama politico italiano in quanto cavalcano l'innovazione nel settore dei nuovi media e dei social network e soprattutto non sono collusi con i riti e gli interessi della Casta. Ma anche loro, se vincessero e guidassero un governo, grazie al premio di maggioranza dell'Italicum, avrebbero pochi spazi di manovra e dovrebbero piegarsi ai diktat europei.

 

Il fenomeno più preoccupante è dato oggi dalla proletarizzazione di vasti settori del ceto medio spinti ai margini dalla crisi economica, con la sua disoccupazione di massa, ed espulsi dal mercato del lavoro per la incapacità di convertirsi alle nuove tecnologie, anche in conseguenza di un gap culturale e mentale. Una proletarizzazione che va in netta contrapposizione con l'imborghesimento di vasti settori della classe operaia nella seconda metà degli anni settanta, in conseguenza dell'avvento della robotica sulle catene di montaggio, con la trasformazione degli operai in tecnici e gratificati da retribuzioni più alte.

Una marginalizzazione economica e sociale che oggi alimenta la rabbia nei riguardi del sistema politico ed economico nel suo complesso. Un fenomeno preoccupante che investe soprattutto la piccola borghesia ed è un fenomeno che ha dei precedenti storici perché fu la rabbia della piccola borghesia, spinta ai margini dopo la Prima Guerra Mondiale e priva di riconoscimento politico, a fornire manovalanza al nascente Fascismo.

Renzi che si crogiola con il sogno di imporre la sua linea a tutto il Paese, pur non potendo contare ancora su una sua base personale diffusa (fatta di quadri locali più che di elettori), dovrebbe prima di tutto leggere meglio quanto si sta verificando sotto i suoi occhi, per non trovarsi esautorato senza nemmeno capire perché. I suoi compagni di merende che finora lo hanno sostenuto, dopo aver scaricato Bersani, non ci metterebbero molto a tirargli il siluro. L'ex sindaco non può nemmeno pensare che non ci sono alternative a lui perché buona parte del ceto politico del PD è composto da mezze figure. Il pericolo di un vuoto politico è l'ultimo pensiero di quella gente. Del resto Renzi non ha fatto altro che applicare quanto gli chiedeva Bruxelles.

A questo punto, è il ragionamento di amici e nemici, o lui o un altro è lo stesso. Del resto, i cimiteri sono pieni di persone insostituibili.

Filippo Ghira

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