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Usa: più che "crisi di potenza" una nevrosi collettiva

Fra gli alternativi ricorre la convinzione che gli USA siano avviati verso il tramonto o addirittura verso una rapida dissoluzione. Bisogna sempre ragionare sui dati di fatto e non confondere la realtà coi desideri. I dati di fatto ci dicono che tutti i fattori di potenza sono ancora dalla parte degli americani.

Tecnologia militare. Gli USA spendono in armamenti e in ricerca applicata a fini bellici più di tutti gli altri Stati del mondo messi insieme. La loro tecnologia militare è da fantascienza. Vero è che dopo il disastro vietnamita hanno perso o stanno perdendo altre guerre, in Afghanistan e in Iraq. Però in quei casi si è trattato di guerra asimmetrica, in cui una potenza di fuoco mille volte superiore si è trovata ad affrontare tenacissime ed eroiche guerriglie, che in lunghi anni di resistenza accanita hanno logorato politicamente e finanziariamente l’invasore. In guerre più convenzionali, mezzi corazzati contro mezzi corazzati, aviazione contro aviazione, le armi americane hanno travolto quelle nemiche in pochi giorni (armi americane sono anche quelle di cui dispone Israele). 

Gli alternativi favoleggiano di sistemi russi antiaerei e antinavi capaci di spazzare via dai cieli e dai mari le forze americane, ma di favole si tratta finché non saranno messe alla prova del fuoco.

Potere del dollaro. Nonostante le ricorrenti predizioni di crisi della valuta americana, il dollaro resta la moneta delle grandi transazioni internazionali. La Banca dei Brics e la nuova Banca cinese per lo sviluppo dell’Asia hanno la loro dotazione in dollari.

Potenza economica. Il PIL della Cina si avvicina a quello USA o addirittura lo sta superando, ma il PIL cinese è prodotto da più di un miliardo di persone, quello americano da trecento milioni. I prossimi trattati commerciali transpacifico e transatlantico, entrambi con al centro gli USA, rafforzeranno il ruolo dell’economia americana nel mondo.

Fattore demografico. Tutti gli antagonisti e concorrenti degli USA hanno un peggiore rapporto fra popolazione e risorse del territorio nazionale. Sono sovrappopolati o hanno una percentuale troppo alta di anziani in rapporto alla popolazione complessiva. Gli USA, con una media ottimale di 2 figli per coppia, godono di un buon equilibrio demografico, un elemento essenziale e troppo spesso trascurato.

Forza di attrazione. Gli USA continuano ad attrarre cervelli da ogni parte del mondo. Molti dei più promettenti ricercatori sono attirati dalle Università e dai Centri di ricerca degli States.

Egemonia culturale. I valori e l’immagine di sé che hanno gli USA, continuano a essere proiettati su tutto il globo. L’immaginario collettivo è ancora colonizzato da Hollywood e dallo stile di vita trasmesso dall’iconografia e dalla musica di consumo americane. Hollywood è stato ed è un fattore di supremazia imperiale più ancora del dollaro e dei bombardieri, anche in quella produzione che sembra non avere implicazioni politiche o che si ammanta di critica democratica e finto-pacifista. Dietro a tutta la produzione hollywoodiana agisce fortissimo il mito del Bene che combatte il Male, e quel Bene è sempre segnato dai valori americani. Il mondo li sta assorbendo da almeno 70 anni.

Fattore linguistico. L’inglese è la lingua internazionale, ha la funzione che ebbero il greco e il latino nel mondo mediterraneo antico e che avrebbe dovuto avere l’esperanto nelle intenzioni dei suoi ideatori. È anche la lingua dei computer e dell’informatica in genere. La lingua è un potentissimo veicolo di penetrazione culturale e di conseguenza politica.

Resta dimostrato che tutti i fattori di potenza sono ancora dalla parte dell’Impero.

Vero è che l’apice del potere americano sul mondo è stato toccato nell’ultimo decennio del secolo scorso. Oggi si sta delineando una multipolarità, si configura la possibilità di un blocco russo-cinese che avrebbe un potenziale militare ed economico formidabile. Tuttavia niente fa pensare a crolli imminenti della potenza americana.

La vera minaccia all’egemonia degli USA non è né un declino economico né una debolezza delle forze armate. Ciò che insidia l’America nel profondo è una malattia dell’anima. Non vanno sottovalutati gli episodi sempre più frequenti di stragi perpetrate alla cieca, senza ragioni apparenti. Uno sparare nel mucchio che testimonia di una follia collettiva che nemmeno le restrizioni nella vendita delle armi da fuoco riuscirebbero a frenare.

Gli USA sono insidiati dagli stessi valori che li hanno fondati: l’individualismo, lo spirito di libera concorrenza che diventa competizione aggressiva come modo di essere di un’intera nazione, ritmi di vita disumani e alienanti. Qui si annidano le cause di una nevrosi collettiva. Qui stanno i fattori di dissoluzione di un sistema, nonostante la permanenza dei pilastri del potere.

Luciano Fuschini  

 

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