Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Ehilà, Verdini se ne va

Denis Verdini lascia Forza Italia e la reazione spontanea è un gigantesco “chissenefrega”. Lui è il personaggio che è (ma se vi serve un ripassino eccolo qui, sia pure con aggiornamento fermo al 15 ottobre dell’anno scorso, da integrare almeno con il recentissimo rinvio a giudizio per bancarotta fraudolenta) e del partito-azienda creato d’incanto nel 1994 basta e avanza tenere presente che si tratta di un’emanazione diretta di Berlusconi.

A suo tempo i due si sono incontrati, piaciuti, associati, e per una ventina d’anni hanno ritenuto opportuno che il sodalizio continuasse, sia pure tra alterne vicende e rapporti non sempre idilliaci. Entrambi, del resto, sono individui assai ambiziosi e perennemente in cerca di successo personale, per cui va da sé che il loro approccio sia quello dei soci di un’impresa, anziché dei fedeli di uno stesso credo. Finché è vantaggioso si prosegue insieme, quando smette di esserlo ci si separa. E figuriamoci, poi, in un quadro parlamentare come quello italiano odierno, in cui il Pd renziano è di sinistra solo a chiacchiere - o tutt’al più nella retorica sui diritti dei gay, dei migranti, e via solidarizzando con chiunque tranne che con i cittadini sempre più in balìa del liberismo globale – per cui gli andirivieni da uno schieramento all’altro sono facilitati al massimo grado. Come da una holding a un’altra, o anche meglio.

La pantomima politica, tuttavia, ha le sue esigenze, e quindi non possono mancare le pseudo spiegazioni. In un incontro “di vertice”, al quale hanno partecipato anche due big del Silvio’s Team quali Fedele Confalonieri e Gianni Letta, pare che Verdini abbia affermato che la sua defezione è dovuta al fatto che «le posizioni restano distanti». Ergo, «Ti confermo l’intenzione di voler andare via. Ho i numeri per fare un gruppo».

Formule alquanto generiche, manco a dirlo. Da un lato, perché le frasi sono l’esito di una ricostruzione dall’esterno e non di una testimonianza di prima mano; ma dall’altro, e soprattutto, perché il giornalismo mainstream in versione nostrana ha la pessima abitudine di registrare le dichiarazioni dei politici con il distacco di un cancelliere che si limita a trascrivere, astenendosi dall’esigere dei chiarimenti davvero approfonditi. Quali saranno mai «le posizioni [che] restano distanti» fra Berlusconi e Verdini? Posizioni di principio, si fa per dire, o posizioni di convenienza? In altre parole: un problema di posizioni, o di riposizionamenti? Si attendono interviste stringenti, al riguardo.

Nel frattempo, però, qualcosa di più lo anticipa il senatore Vincenzo D’Anna, che è tra i sicuri seguaci di Verdini. Come riportato dal Fatto Quotidiano, «la linea è quella dell’attenzione pragmatica nei confronti delle scelte dell’esecutivo “ma da posizioni di opposizione: valuteremo il tasso di liberalismo e riduzione dello statalismo delle decisioni di Renzi, e quanto fatto con il Jobs act, la scuola, e la riforma della Pubblica amministrazione ci sembra vada nella direzione giusta. Posizioni di governo? Siamo all’opposizione e quindi non ci interessano. Certo, mai dire mai…».

Già: perché porre dei limiti, all’Umana Provvidenza? L’importante è farsi trovare pronti. Ed ecco allora anche il nome, annunciato dallo stesso D’Anna, di cui si fregerà il gruppetto di transfughi, la cui consistenza dovrebbe aggirarsi intorno a una ventina tra senatori e deputati: “Azione liberal popolare e Autonomie”.

L’ennesimo obbrobrio, anche verbale.

(fz)

I nostri Editori

Gassman per Roma: un popolo di… spazzini

Strage di Brescia: non archiviare, please