Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Gassman per Roma: un popolo di… spazzini

Prendiamola pure sul serio, l’iniziativa di Alessandro Gassman. Il quale, con un tweet lanciato dall’Uruguay (dove sta girando un film), ha lanciato il seguente appello: «Roma sono io. Armiamoci di scopa, raccoglitore e busta per la mondezza e ripuliamo ognuno il proprio angoletto della città». Così facendo, infatti, «Daremmo un esempio di civiltà a chi ci governa ed a chi ci insulta, ne saremmo fieri ed obbligheremmo l'amministrazione a reagire. Roma è nostra, io da settembre, appena in città, proporrò al mio condominio di dividerci i compiti, e scendo in strada, voglio vederla pulita. Diffondete questa iniziativa, fatelo anche voi, basta lamentarsi, basta insulti, FACCIAMO!».

Magnifico, ma non nella società odierna. E non ci riferiamo soltanto a quella italiana, disastrata e incattivita dal malgoverno politico di ogni colore (o verniciatura), ma a qualsiasi altra realtà imperniata sul modello liberista globale. Nel momento in cui si afferma il sostanziale “tutti contro tutti” dell’economia iper competitiva e fratricida, arrivando persino a teorizzarlo come un benefico impulso a fare del proprio meglio, la collaborazione tra cittadini e autorità pubbliche perde la sua ragion d’essere fondamentale. Che è quella di una piena identificazione reciproca – di natura comunitaria e basata, perciò, sull’avere davvero a cuore le sorti sia collettive sia individuali – e che una volta spazzata via dal trionfo degli “spiriti animali” del mercato si riduce al proprio simulacro. Ossia al mero rispetto delle leggi, o piuttosto al mantenimento di una legalità più o meno di facciata e comunque, vedi gli USA, dagli esiti assai diversi a seconda delle lobby che si è in grado di attivare e degli avvocati che ci si possono permettere.

Stando così le cose, la prima forma di “collaborazione” tra i cittadini non dovrebbe affatto consistere nel dare una mano agli attuali governanti, nell’ingenuo e falsissimo presupposto di agire innanzitutto a proprio vantaggio, ma nello smascherare definitivamente la vera natura dei rapporti tra popolazione e classi dirigenti. In mancanza di questo chiarimento, e di questa potenziale rigenerazione del tessuto sociale e istituzionale, ogni attività di supplenza e volontariato si trasforma, a propria insaputa, nell’esatto contrario di ciò che si ripromette di essere: anziché un’affermazione di altruismo, da parte della celebrata/mistificata “cittadinanza attiva”, un puntello agli egoismi e agli abusi, tanto occasionali quanto strategici, delle oligarchie che hanno occupato lo Stato e usurpato la democrazia.

Se proprio si volesse accogliere l’appello di Gassman, quindi, bisognerebbe farlo dandogli un valore anche metaforico: per ora ripuliamo le strade, ma solo in attesa di ripulire i palazzi del potere. E quando sarà il momento – amici del centrodestra e del centrosinistra – non aspettatevi le cautele, o le sottigliezze, della “raccolta differenziata”: tutto in discarica, per liberarcene in blocco.

Federico Zamboni

I nostri Editori

A che punto è la realtà? (Riflessioni da mettere in valigia)

Ehilà, Verdini se ne va