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Grecia: il gioco (scontato) delle parti

Il nulla di fatto tra la Grecia e gli altri membri dell'Eurogruppo ha certificato quello che già si sapeva e che tutti gli interessati avevano fatto finta di non vedere. L'impossibilità per il governo di Tsipras di presentare un piano di tagli alla spesa pubblica per essere in grado di saldare il proprio debito sul breve come sul lungo termine. 

Ci state vendendo chiacchiere, ci state chiedendo soltanto nuovi debiti (7 miliardi) hanno ringhiato Juncker e la Merkel che nella conferenza stampa conclusiva hanno messo tranquillamente in preventivo che l'uscita di Atene dall'euro è molto più che un'ipotesi. 

Del resto, con un debito collocato tra il 177 e il 180% rispetto al Prodotto interno lordo, con le casse statali vuote, con l'economia ferma e con una disoccupazione di massa, era una follia pensare il contrario. Eppure così è stato per mesi. Tutti sapevano che vi erano soltanto due traguardi possibili: la bancarotta dei conti pubblici con l'uscita della Grecia dall'euro o un sostanzioso taglio del debito, con la rinuncia dei creditori (la Troika, ovvero Ue-Fmi-Bce che ne detiene l'80%) a farsi pagare e con nuovi aiuti per tenere in piedi un Paese nel quale la situazione economica e sociale è a dir poco drammatica. 

Non ci sono soldi nelle casse pubbliche e in quelle delle banche e il tetto di 60 euro messo dalla banca centrale ai prelievi bancomat la dice lunga. La priorità data dal governo al pagamento delle pensioni e degli stipendi dei dipendenti pubblici lo ha obbligato a posticipare sui tempi lunghi il pagamento dei fornitori di beni e di servizi pubblici. Come i farmaci per gli ospedali che si sono trovati costretti ad attingere alle proprie riserve per garantire l'assistenza. Chi ha dato prova di grande serietà e senso civico sono stati i cittadini che si sono organizzati in una vasta e ramificata rete di solidarietà per aiutare i più bisognosi. Una grande dimostrazione di unità nazionale che dice molto più di una analisi sociologica. 

La stessa Bce, buttando altra benzina sul fuoco, ha precisato che la liquidità di emergenza che continua ad essere fornita alle banche greche è finalizzata a sostenere le banche che sono solvibili e non a sostenere la solvibilità delle banche. Una presa di posizione chiara quella di Draghi, che si è andata ad aggiungere all'irrigidimento del nocciolo forte dei Paesi dell'Eurogruppo, Germania in testa (e Finlandia al traino), che si pavoneggia del proprio ruolo guida e del successo dell'economia. Una Germania le cui banche, è bene ricordarlo, hanno guadagnato parecchi soldi dagli alti interessi sui titoli greci, salvo poi girare questi ultimi ai fondi salva stati e alla Bce quando il disastro di Atene divenne evidente. 

Ora la prossima scadenza sarà il vertice europeo a 28 Paesi di domenica prossima dove Tsipras cercherà di portare dalla sua, in nome della solidarietà, i membri della Ue non allineati sulle posizioni intransigenti della Merkel. Ma con due scadenze di debiti non onorate e con altre in arrivo a breve, è difficile che Tsipras possa fare la voce grossa.

Filippo Ghira

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