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Metodo Juncker: prima gli immigrati, poi gli europei

Tra immigrati e crisi economica l'Unione europea non versa in buone condizioni. Lo ha ammesso lo stesso presidente della Commissione, Jean Claude Juncker. Il politico lussemburghese ha preso atto di quanto è sotto gli occhi di tutti nel suo discorso davanti al Parlamento di Strasburgo “sullo stato dell'Unione”, che già nel nome fa il verso a quello che l'inquilino della Casa Bianca pronuncia davanti al Congresso Usa.

È necessaria la sincerità e bisogna smetterla con i discorsi vuoti, ha ammonito Juncker. La sostanza del discorso è stata che «manca l'unione (tra gli Stati membri) e manca pure l'Europa». Anche se siamo tutti europei non ci sentiamo tali. Non ci si può quindi limitare ad affrontare gli affari correnti ma vanno affrontati i grandi problemi. E il primo problema è quello dell'immigrazione. Sul quale appunto gli europei si sono mostrati più divisi che mai.

I motivi dello scetticismo anti-europeo, ed anti-euro, che Juncker si è guardato bene dall'evidenziare, sono quelli noti.

Una Unione europea che viene avvertita quanto mai distante dai problemi reali dei cittadini, quelli economici, e che, di fronte ad una disoccupazione di massa (23 milioni di persone) e alla crisi greca, si è soltanto preoccupata, con la complicità della Bce, di salvare le banche (tedesche, francesi e anche quelle greche) e di trasferirne il costo sulle spalle dei cittadini dei 27 Paesi membri. Un'Unione che continua a partorire una marea di leggi e di regolamenti che pretendono di intervenire in tutti gli aspetti della vita dei cittadini. Un'Unione che, in campo agricolo, continua a fare gli interessi delle multinazionali alimentari che non vogliono sentire parlare di “tracciabilità” dei prodotti e per le quali le diversità presenti nell'area mediterranea rappresentano un fastidio dal cancellare al più presto.

Nonostante questo, Juncker ha insistito sulla bontà della costruzione europea e sulla sua irreversibilità ed è arrivato anzi a proporre la creazione di un Ministero del Tesoro europeo che rappresenta il primo passo per cancellare la sovranità dei singoli Stati sulle proprie finanze pubbliche. Dopo la cancellazione della sovranità monetaria, si tratta di una ulteriore tappa verso il trasferimento di tutti i poteri a Bruxelles. La questione centrale resta ovviamente l'immigrazione. Siamo di fronte ad una vera e propria invasione di massa, gestita da gruppi criminali, che si potrebbero tranquillamente fermare, e favorita da potentati internazionali che puntano a realizzare un melting pot che cambierà per sempre l'identità europea. Ma Juncker non sa fare che altro che convergere sulle posizioni di quanti si sono rassegnati ormai a subire il fenomeno e che anzi, in virtù del proprio buonismo idiota, puntano ad incentivarlo.

Il numero di coloro che cercano di venire in Europa è spaventoso, ha ammesso, ma non si può avere paura. Serve un'azione coordinata e concertata tra tutti i membri dell'Unione e serve solidarietà e rispetto della dignità umana. Due concetti magici in grado di zittire tutti i dubbiosi. E sono tanti. Poi, Juncker l'ha buttata sullo storico e sul sociologico compiendo una autentica mistificazione, quando ha sostenuto che noi europei in passato siamo stati tutti dei rifugiati. Una mistificazione perché la maggioranza di quelli che oggi stanno premendo per arrivare in Europa non sono rifugiati ma è fatta di persone alle quali vengono prospettate migliori condizioni di vita, e ci vuole poco, rispetto a quelle del loro Paese, e che possono muoversi soltanto perché pagano parecchi soldi alle organizzazioni criminali, per mettersi in viaggio.

Poi il solito luogo comune. I migranti come risorsa. L'Europa invecchia e «abbiamo bisogno di nuovi talenti». Nuovi talenti? Dai Paesi del Terzo Mondo e con tutti i disoccupati e i giovani che ci sono in Europa? Per Juncker l'immigrazione deve essere legalizzata. Bisognerà anche modificare le normative in materia di lavoro per poter facilitare l'assunzione dei profughi. E i milioni di europei disoccupati cosa dovrebbero fare? Silenzio. Juncker ha evidenziato che questa «eccezionale ondata immigratoria» è destinata a durare nel tempo e che quindi è necessario un nuovo piano per la redistribuzione di chi arriva.

Certo, ha assicurato, si rafforzeranno anche le difese ai confini e verranno espulsi più immigrati illegali. Con una Europa priva di un esercito proprio, si tratta di un impegno che non potrà mai essere mantenuto.

Filippo Ghira

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