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Brasile: la classe media vuole restare in paradiso

Addio Lula, al diavolo la Rousseff. La sintesi è un po’ provocatoria, ma la sostanza è questa: milioni di brasiliani della cosiddetta nuova classe media, entrati negli ultimi anni nel “paradiso” del consumo globale grazie alle politiche sociali del governo Lula, sono pronti a voltare le spalle alla sua erede, appunto Dilma Rousseff, colpevole di mettere a rischio le loro conquiste e i loro sogni consumistici.

La tesi è del sociologo ed economista portoghese Boaventura Sousa Santos, docente all’Università di Coimbra, il quale definisce la nuova classe media brasiliana «ingrata» verso chi le ha offerto le condizioni per elevarsi socialmente, ovvero quel Partito dei Lavoratori (Partido dos Trabalhadores - PT) che governa il paese dal 2003, con Luiz Inácio Lula da Silva prima e con la Rousseff oggi. Tipicamente, afferma Sousa Santos in un’intervista al quotidiano Folha de São Paulo, i cittadini di classe media tendono a identificarsi con chi è più in alto, piuttosto che guardare a chi ancora è in basso. E quelli brasiliani non hanno nessuna voglia di ridiscendere dalle stelle alle stalle.

Sono persone la cui qualità di vita è migliorata parecchio e rapidamente negli anni in cui il paese cresceva a ritmi sostenuti, con un PIL che nel giro di un decennio è aumentato di circa tre volte e mezzo, salendo dai 644,7 miliardi di dollari del 2000 ai 2.477 miliardi del 2011. Sono famiglie che hanno comprato casa, auto, elettrodomestici, che hanno investito nell’istruzione dei figli e che possono permettersi anche di viaggiare all’estero, ma che ora sono preoccupate, per non dire di peggio, dall’inversione di tendenza che nel 2014 ha portato a una crescita di appena lo  0,1%, contro il 7,5 toccato nel 2010

Finora questa classe media – che rappresenta più del 50 per cento dell’intera popolazione brasiliana – ha votato PT poiché attribuisce a Lula la sua genesi, la sua entrata nel mondo del consumo. Ma adesso che si sente derubata per via della corruzione e in difficoltà perché la bolletta della luce continua ad aumentare, non ci pensa due volte a voltare le spalle al governo. Questo esercito di nuovi consumatori tende ad avvicinarsi sempre più ai valori della classe media tradizionale brasiliana, la quale mai è stata portatrice di una vera ideologia, se non quella della stabilità. E se non c’è stabilità, non importa il partito politico: la priorità è arrivare a fine mese.


È chiaro dunque che l’attuale stagnazione economica e l’aumento della disoccupazione esasperano gli animi di chi non intende rinunciare ai propri sogni consumistici. D’altro canto, anche la “vecchia” classe media si è vista duramente colpita nelle sue rendite di posizione dal ridursi della disuguaglianza sociale e dalla mobilità del mercato del lavoro: non solo da un punto di vista economico, a causa dei rincari dei servizi e dei generi alimentari, ma anche di status, essendosi allontanata sempre più dalla classe “alta”, che invece ha mantenuto inalterati i suoi livelli di consumo.

E così, da mesi, vecchi e nuovi protagonisti della scalata sociale si ritrovano uniti per le strade di San Paolo, Rio de Janeiro e delle capitali degli Stati meridionali, per protestare contro il governo e chiedere le dimissioni (o addirittura l’impeachment) della Rousseff. Ma attenzione, avverte Sousa Santos, quella “ingratitudine” non riguarda soltanto il Partito dei Lavoratori: nessun governo potrà vantarsi di avere la fedeltà di questi neofiti del consumo. Per questo, secondo il sociologo, chi salirà al potere dopo il PT adotterà nei confronti delle classi popolari una strategia basata sulla paura e l’intimidazione.

Nel frattempo, il partito di Lula e Dilma, capace di grande mobilitazione popolare negli anni Ottanta e Novanta, deve fare i conti con la sua crisi di rappresentanza. Per riconquistare la fiducia degli elettori di classe media e traghettarli al di là della congiuntura economica sfavorevole, conclude Sousa Santos, il PT dovrà avere il coraggio di marginalizzare i corrotti e realizzare l’annunciata riforma politica, necessaria per portare avanti una politica di sinistra realmente sostenibile.

Potrebbe sembrare un approccio quasi etico, ma è meglio non lasciarsi incantare. Quando il consenso si impernia innanzitutto su un incessante aumento del reddito, e del cosiddetto benessere in chiave consumistica, tira sempre e comunque aria di marketing. E infatti, proprio ieri, il governo brasiliano ha annunciato una manovra da 17 miliardi di dollari, che mira a recuperare un po’ del terreno perduto nei confronti della valuta USA e a migliorare il giudizio, pessimo, delle agenzie di rating. Una sforbiciata che si abbatterà anche sulla spesa sociale, dalla casa alla sanità.

Laura D’Alessandro

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