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Grecia: la nuova faccia di Tsipras. Che al popolo va bene lo stesso. Evidentemente

Il motivo per cui la maggioranza (relativa) dei cittadini greci ha dato nuovamente il voto a un partito che l’aveva appena tradita rimane un mistero. O forse no: a ben ragionare conferma tutti i dubbi (di chi ne aveva) riguardo la bontà delle cosiddette "democrazie mature" o, ancora più specificatamente, delle reali capacità delle maggioranze di scegliere per il meglio. Un fenomeno che dalle nostre parti conosciamo da numerosi decenni...

Resta il fatto che ci rimane difficile immaginare - o forse anche solo concepire - il singolo soggetto, il singolo cittadino greco, che non più di solo qualche mese addietro concedeva la preferenza a Tsipras e a Syriza sposando lo slogan "fuori la Troika dalla Grecia" e che oggi torna a votare lo stesso uomo e lo stesso partito che alla Troika hanno concesso ancora maggiore cittadinanza, e ancora più reale potere esecutivo, sulle macerie del disastro che conosciamo tutti.

Insomma con la nuova schiacciante vittoria di Syriza, alla terza tornata elettorale  greca in soli nove mesi, vince lo stesso partito pur presentando un programma (e avendo già offerto esempi eclatanti) in direzione diametralmente opposta alla prima affermazione elettorale. Come dire: o l’elettore tipo aveva sbagliato prima, oppure adesso o, ancora, il programma con il quale si presenta un partito alle elezioni alla fine del conti è del tutto irrilevante.

Il riepilogo è d'obbligo, a questo punto, visto che a tentare di capire (ciò di cui in realtà non c'è molto poi da capire) si rischia seriamente di finire nella più classica delle malattie di dissociazione mentale. E allora: stesso premier, stesso partito, ma programma opposto a quello originario. E ovviamente stesso elettore. Non solo cambia l’ordine degli addendi, ma anche la loro natura, eppure il risultato è sempre lo stesso.

A cambiare sono (e saranno) semmai le alleanze per formare il governo, nel più classico dei bizantinismi di palazzo cui siamo abituati anche in Italia. A rimanere invariati, invece, tutti i dati di fondo della situazione in Grecia, peraltro in ulteriore peggioramento, e una sintesi alla quale anche i più ingenui o i più convinti sostenitori della democrazia rappresentativa non potranno sottrarsi.

Ma andiamo con ordine. La Grecia continua a proseguire la sua discesa nel baratro economico e finanziario, oltre che sociale. I suoi debiti con il resto delle "istituzioni internazionali" continuano ad aumentare e soprattutto rimane invariata la possibilità di ripagarli, che è pari a zero. Così come a zero rimane la possibilità di tornare a crescere vista la spirale di obblighi e depressioni economiche che, per la natura stessa dell'intervento delle misure imposte ad Atene, non può per sua natura modificarsi. E questo per stessa ammissione dell’Fmi, che attraverso la Lagarde, già più di un anno addietro, aveva del resto ammesso la fallacia delle misure che pure aveva contribuito a far imporre. Ciò non ha impedito naturalmente di continuare a portarle avanti.

La sedicente democrazia prosegue, e perpetua la sua irrilevanza ai fini del governo. Perché il governo, in Grecia come altrove in Europa, è nelle mani della Troika.

Sopra ogni altra cosa - e questa è la sintesi più amara - malgrado tutte le evidenze nefaste sino a quella più eclatante dell'ultimo governo Tsipras, neanche il popolo più martoriato d'Europa ha ancora compreso la reale natura della situazione in atto e l'irrilevanza della sua azione elettorale. Il voto di domenica scorsa lo dimostra.

E l’amarezza, ovviamente, riguarda anche gli altri popoli del nostro continente, incluso il nostro, che sono presumibilmente ancora più distanti di quello greco, dal capire la situazione. Come dire: chi si ostina a credere a queste democrazie, per sperare di cambiare la realtà, deve essere se non altro consapevole della lunghezza interminabile che prevede questo processo, il quale per ora non dimostra di avere raggiunto alcun punto di rilievo.  

Valerio Lo Monaco

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