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Tagli alla Sanità? Il punto è "quali, come e perché".

L’annuncio del governo che si appresta a varare un Disegno Legge per ridurre il numero di esami clinici e di analisi, ha il solo difetto di essere poco credibile perché si imbatterà in troppe resistenze, delle corporazioni, delle potentissime Case farmaceutiche, degli stessi cittadini, abulici su quasi tutto ma non sulle loro paranoie salutistiche.

Gli sprechi nella gestione del Sistema Sanitario Nazionale sono colossali.

Quotidianamente una quantità di esami inutili e costosi grava sui bilanci regionali e nazionali.

I medici di base sono diventati semplici burocrati che prescrivono analisi da cui emergerà quasi  sempre un qualche valore un po’ fuori norma, col suo seguito di ansie che, quelle sì, fanno ammalare veramente, e relativi bombardamenti chimici sotto forma di farmaci, gigantesco giro d’affari che compete per volume complessivo col traffico delle armi, della droga  e dei migranti (c’erano anche i profitti della vendita delle fonti di energia, ma ora prezzi e profitti in quel settore stanno crollando).

Siamo martellati da inviti pressanti a “fare prevenzione”. Ottima cosa se per prevenzione si intendesse una vita sana, al riparo dagli stress, e l’alimentazione giusta per il nostro organismo. Nel limite del possibile, perché respirando un’aria inquinata, vivendo nella frenesia del traffico cittadino e delle beghe quotidiane, la vita sana e senza stress resta una raccomandazione sempre disattesa; quanto all’alimentazione, quella dei prodotti dei supermercati non dà garanzie.

Comunque sia, la prevenzione è comunemente intesa come qualcosa che si realizza con frequenti controlli medici. Una follia che ci fa sentire malaticci anche quando siamo perfettamente sani, uno spreco colossale che giova solo alle cliniche, alle Case farmaceutiche, alle corporazioni dei medici.

Tutto questo enorme baraccone è rivolto soprattutto a tenere in vita vegliardi che sono ormai un peso a sé stessi e agli altri. Si dice “tenere in vita” ma meglio sarebbe dire ”fare respirare ancora”, perché di questo si tratta: continuare a far respirare esseri che sono ormai soltanto tubi digerenti, vecchi apparati per inghiottire ed espellere, senza più progetti di vita né ricordi e competenze da trasmettere.  Milioni di euro sono sottratti ai giovani per mantenere in stato vegetativo delle povere carni dolenti.

Non vale nemmeno l’obiezione di chi critica i propositi del governo rilevando che i tagli al Sistema Sanitario colpiranno i poveri, mentre i ricchi potranno avvalersi dei servizi delle cliniche private a pagamento. Peggio per i ricchi se continueranno a perdere tempo, denaro e tranquillità d’animo per sottoporsi a controlli tanto frequenti quanto inutili. 

C’era già traccia di questa assurdità quasi 70 anni fa, al tempo dei Padri costituenti. 

Nella “Costituzione più bella del mondo”, fra le tante asserzioni poco sensate, prima fra tutte la famosa “Repubblica democratica fondata sul lavoro”, figura un incredibile “diritto alla salute”.

Ma quando mai? Non esiste diritto alla salute, come non esiste quel diritto alla felicità sbandierato dalla Costituzione americana. Avere salute è una condizione fortunata, non un diritto. Se siamo tolstoiani, possiamo pensare che avere salute sia un merito, dato che lo scrittore russo riteneva che si ammalassero solo gli stupidi e i viziosi. Mai un diritto. Si potrà avere diritto alle cure, non alla salute. Chi redige una Costituzione dovrebbe essere molto attento alle parole. 

Niente da dire nemmeno sul proposito del Governo di proteggere i medici dalle sempre più frequenti denunce di degenti e loro familiari per cancri che non guariscono, per infarti che non sono risanati in tempo, per ossa rotte che lasciano uno strascico di dolori. Questa aggressività verso i medici fa il paio con quella di tanti genitori verso insegnanti colpevoli di non riuscire a rendere intelligenti degli inebetiti congeniti o a far sì che incapaci di logica diventino matematici provetti. Ovviamente non si parla di errori clamorosi come lasciare dentro il corpo del paziente operato garze o strumenti della sala operatoria, come è successo. Si tratta di combattere la mentalità del diritto a star bene, che il medico deve garantire, quando la condizione umana è esposta per sua natura alla sofferenza, al decadimento, alla morte.

Questa volta dunque non sono criticabili i propositi del Governo. Viceversa è d’obbligo lo scetticismo. Non si farà niente di sostanziale. Vinceranno le resistenze, vinceranno gli interessi. Una mentalità radicata da decenni non si espianta con una leggina. Occorrono processi storici, condizionamenti oggettivi: la forza delle cose.

La maledizione è stata scagliata e agisce inesorabile, in Italia e in Europa. Ci condanna non l’invasione afro-asiatica in atto. Ci condanna la spirale di demenza che ci ha avvolti almeno a partire dalla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, quando il boom economico iniziò a demolire le menti.  

Di quel delirio la pretesa della salute come diritto per tutti da acquisire tramite la prevenzione, è fra le aberrazioni più nefaste. 

Luciano Fuschini

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