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Renzi aggancia la mini-ripresa del bluff di Draghi (non altro)

Abbiate pazienza, ma non possiamo riprendere gli aggiornamenti del giornale senza farlo partendo da una precisazione di carattere economico: quello che stanno andando dicendo in giro Renzi & Co. in questi giorni è una menzogna.

L'ultima, in ordine di tempo, riguarda i motivi per i quali l'Italia sta crescendo negli ultimi trimestri e la certifica dell'Istat in merito al fatto che, per il 2015, il nostro Paese farà segnare un rotondo più 0,7% di Prodotto interno lordo.

Nelle stanze governative e davanti ai microfoni posti dai giornalisti proni al giochetto (senza mai azzardarsi a fare una "seconda domanda") la retorica trionfante vuole fare passare il messaggio che tutto quanto sta avvenendo è per il buon operato di Matteo Renzi e del suo esecutivo. Che finalmente l'Italia «inizia a uscire dalla crisi» (copyright Renzi) e che sì, «il programma di taglio delle tasse, da qui al 2018, diventa finalmente possibile» (copyright Padoan). 

Non solo: i sorrisi a tutto spiano per aver centrato al millimetro le previsioni di crescita contenute nell'ultimo Documento di economia e finanza, ora certificate anche dall'Istat, come detto, consentono al governo, e al premier in particolare, di iniziare una ennesima campagna di "annunci autunnali". In quest'ultimo caso, il tema è quello del vecchio Ici e di alcune altre tasse sulla casa che, secondo Renzi, saranno tagliate nel 2016 (così come Padoan, in una specie di controcanto gregoriano, solletica le imprese ventilando un possibile taglio di Irap e Ires).

Le cose stanno molto diversamente, sia nel primo caso (Pil a +0,7%) sia nel secondo (taglio delle tasse et similia).

Per quanto attiene al primo punto, allora, bisogna rammentarlo: in questa (esangue) crescita prevista per l'Italia l'operato di Renzi conta 0,0%. Anzi, quanto fatto sino a ora è addirittura controproducente, soprattutto nel medio periodo (cioè quando arriveranno a scadenza i contratti stipulati con il jobs act). 

Non è una nostra opinione. Lo dicono i numeri che, conti alla mano, non sbagliano. In luogo dei fantomatici effetti di tutte le varie riforme messe in atto, il motivo principale di questo valore leggermente positivo per il Pil l'Italia dipende da elementi del tutto al di fuori dell'operato governativo. In particolare, e per primo, il Quantitative Easing della Banca centrale europea. Quest'ultimo, che peraltro Mario Draghi ha già annunciato in aumento dal 25 al 33%  per il limite all’acquisto dei titoli e che sarà portato avanti almeno sino al 2018 (al momento, 60 miliardi di euro al mese), comporta, da solo, un aumento automatico del Pil italiano di circa 1,4% nel biennio 2015-2016 (dati confermati anche dalla Banca d'Italia). E questo anticipo dello 0,7% certificato giorni fa dall'Istituto di statistica nazionale per l’Italia ne è la prima conferma numerica.

Il secondo motivo di un certo rilievo a motivazione dell'aumento del nostro Pil risiede nel calo del prezzo dei carburanti occorso negli ultimi trimestri (solo un anno fa, a settembre 2014, eravamo attorno a 100 Dollari al barile, oggi siamo a circa 49 Dollari, per parlare del solo valore Brent). Il terzo motivo nel fatto che, vista la (di fatto) svalutazione dell'Euro degli ultimi tempi sempre a opera di alcune operazioni indirette della Bce (ne saranno contenti i sottoscrittori dei fondi pensione…), alcune nostre merci sono più facili da esportare oltre Oceano.

Sia per il primo che per il secondo che per il terzo caso, dunque, Renzi e i suoi non hanno alcun merito né motivi per poterne andare personalmente fieri. La parte maggiore della cosa dipende dunque dal bluff a carta stampata della Bce, così come avvenne negli Usa per merito della Fed. Che infatti, in questi giorni in cui pensa di alzare un pizzico i tassi di interesse, sta innescando delle reazioni già sull'orlo dell'isteria, nei mercati. Visto che i dati di ripresa e di nuova occupazione, anche lì, non sono affatto incoraggianti.

Per il secondo aspetto le cose sono del tutto conseguenti: questa mini-ripresa agganciata da Renzi (agganciata è il termine veramente più adatto) gli consente di riprendere un po' di ossigeno in termini di apprezzamento interno, e dunque di continuare la tattica dell'annuncite. Quanto dichiarato in merito alle tasse sulla casa e a quelle sulle imprese, in questo quadro di "tagli alle tasse" ventilato nei vari convegni estivi, è il più classico dei metodi berlusconiani per spostare l'attenzione dalla realtà dei fatti. Se si inizia a parlare di questo (e di questo, si parlerà, vedrete, alla ripresa imminente dei talk show televisivi) la sedicente opinione pubblica nazionale e i vari giornalisti e opinionisti embedded non faranno altro che cimentarsi inutilmente sul sottovuoto spinto di questo tema fake. E passeranno parecchi altri mesi inutilmente. 

Valerio Lo Monaco

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