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Energia e Geopolitica

Energia e Geopolitica

di Filippo Ghira

l'Eni e la sovranità perduta, 

il petrolio, il gas, 

e le guerre "interessate" nel mondo

Introduzione

La recessione economica in corso e il conseguente calo della domanda globale stanno provocando un crollo del prezzo del petrolio, sceso a febbraio del 2016 sotto i 30 dollari al barile (un barile è pari a 159 litri), situazione che è in grado di destabilizzare gli attuali equilibri internazionali che già sono deboli di proprio. Se infatti per i Paesi industriali il calo dei prezzi è positivo in funzione di una riduzione dei costi di produzione e di un miglioramento del saldo della bilancia commerciale, per i Paesi produttori i minori introiti finanziari minacciano di innescare un meccanismo dagli effetti devastanti. Sul piano interno rischiano di fare accantonare i giganteschi piani di investimento in infrastrutture che erano stati già avviati. Potrebbero spingere, per fare cassa, a vendere le rilevanti partecipazioni che i cosiddetti “fondi sovrani” vantano in società occidentali. Ed infine potrebbero avere serie conseguenze con ricadute sugli equilibri di tutta l'area del Medioriente. L'Arabia Saudita, che è il secondo produttore mondiale ma quello che vanta le maggiori riserve, potrebbe vedere incrinata la solidità della stessa famiglia di Saud i cui esponenti, specie quelli più giovani, sono ormai una legione e vogliono tutti continuare a partecipare con voracità alla divisione della torta. Una famiglia, quella reale, che controlla i luoghi santi dell'Islam e che vive da tempo sotto la minaccia degli integralisti, pur essendo essa stessa più che integralista, in quanto il proprio tenore di vita, all'insegna dei modelli occidentali, mal si coniuga con i valori islamici di cui dovrebbe essere il primo difensore. 

Problemi altrettanto gravi li corre la Russia che, dalla fine del comunismo e dal dissolvimento dell'Unione Sovietica è sottoposta ad una manovra di accerchiamento da Ovest e da Sud da parte della Nato. Una sorta di nuovo Grande Gioco del tipo di quello che nell'Ottocento vide in campo la Gran Bretagna, ora sostituita dagli Stati Uniti, per impedire a Mosca l'accesso ai mari caldi. La Russia infatti non ha porti adeguati attraverso i quali fare passare il proprio interscambio. Quelli di Arcangelo sul Mar Bianco e di Murmansk sul Mar di Barents sono praticabili tutti i mesi dell'anno nonostante il ghiaccio ma non sono funzionali ad essere lo snodo del traffico di petrolio e di gas. Quelli sul Mar Nero sono condizionati dal trovarsi in un mare chiuso con il passaggio obbligato nel Bosforo e nei Dardanelli che si trovano in territorio turco. Appartengono ad un Paese che è membro della Nato, che negli ultimi anni ha trovato con la Russia più di un punto di attrito, ad incominciare dalla Georgia e dall'Ucraina per finire ultimamente alla Siria. Un rapporto sempre teso quello tra Mosca ed Ankara e che si è alimentato anche della questione dei gasdotti. Il Nabucco, pensato dagli Usa per portare in Europa il gas dell'Azerbaijan, aggirando appunto la Russia. E il South Stream che passando sul fondo del Mar Nero, dalla Russia alla Bulgaria, doveva portare il gas di Mosca in Europa. Due opere dalla storia travagliata. Il primo ha finito per essere accantonato naufragando sulla propria impostazione velleitaria. Il secondo, che all'epoca venne avallato entusiasticamente da Berlusconi, e dall'Eni che ne era anche azionista, non ha pagato i nuovi attriti tra Mosca e la Nato (di cui la Bulgaria è membro) e nemmeno la caduta del Cavaliere. I mancati accordi di febbraio tra Russia e Arabia Saudita e Iran per tagliare la produzione di petrolio e fare salire i prezzi hanno visto per protagonista il governo di Teheran che ha rifiutato di sottoscriverli dovendo recuperare molto in termini finanziari per rifarsi del lungo periodo di sanzioni economiche derivanti da un mancato accordo sul nucleare.  

A livello macroeconomico poi il calo dei prezzi dell'energia ha dato non poca forza al fenomeno della deflazione. Quella che è vissuta come un autentico incubo da tutti gli operatori economici. Un calo dei prezzi ha infatti un effetto devastante sulla situazione finanziaria e patrimoniale delle imprese, specie quelle che in passato hanno investito molti soldi nell'innovazione tecnologica e di prodotto e che ora rischiano di non rientrarvi più. E nemmeno le massicce iniezioni di liquidità fatte dalla Banca centrale europea e dalla Federal Reserve Usa, in buona sostanza soldi prestati a tasso zero alle banche, sono stati in grado di cambiare tale tendenza. Tutti ora attendono un segnale di svolta nell'economia globale che ancora non si vede e che viste le premesse è ancora lontano da venire. A frenarlo è un generale calo della domanda interna legato all'impoverimento del ceto medio che da sempre ne rappresenta il motore.

Sommario

Introduzione

La posizione strategica dell'Italia

Mattei e l'Eni

Cefis e il dopo Matte

La privatizzazione e lo smantellamento dell'Eni dopo il 1992

Berlusconi e Putin, la geopolitica dell'energia

La questione dei gasdotti

La situazione attuale e le prospettive

Conclusioni

Bibliografia

Articoli di riferimento 

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