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Il bluff del #JobsAct - aggiornamento aprile 2016

In seguito ai primi dati utilizzati da Matteo Renzi per sostenere la bontà delle sue norme sulla efficacia sul mondo del lavoro, ora arrivano quelli di inizio 2016: un disastro. Come volevasi dimostrare. Già all’epoca si era sorvolato nello specificare come la parola “indeterminato”, essendoci un’ampia libertà di licenziamento, non avesse più un gran significato e su quanto i dati fossero parziali. Come dimostrato in altra sede (qui), l'andamento annuale si è mantenuto stabile, e la crescita di fine anno poteva essere facilmente ascrivibile alla scadenza degli sgravi contributivi, vero asse portante dell’intera legge. 

Ebbene, ora sono passati altri due mesi, e dunque cominciano a trapelare i dati dell’occupazione riferibili al primo trimestre 2016. A oggi gli incentivi rimangono ma sono molto meno generosi: per il 2016 gli anni di sgravio sono solo 2 e non 3, l’agevolazione dal 100% passa al 40% della contribuzione e il massimale da 8.060 a 3.250 euro. Non bastano, a quanto pare, nemmeno a mantenere stabile il livello occupazionale. Il contratto più vantaggioso per le aziende a questo punto è quello di apprendistato, dove la retribuzione è più bassa e i contributi fermi al 13%. 

L’Osservatorio sul precariato dell’Inps ha da poco divulgato gli ultimi studi sull’occupazione (qui), mentre l’Istat ha già annunciato a febbraio un calo degli occupati su base mensile dello 0,4% (-97 mila persone occupate) (qui). Un calo che ci riporta al pre-entusiamo della fine dell’anno scorso: “Dopo la forte crescita registrata a gennaio 2016 - si legge nel report dell’Istat - presumibilmente associata al meccanismo di incentivi introdotto dalla legge di stabilità 2015, il calo registrato nell’ultimo mese riporta la stima dei dipendenti permanenti ai livelli di dicembre 2015”.

Insomma, quello del lavoro è ormai un mercato dopato, dove le aziende assumono - o meglio per lo più “stabilizzano” chi già lavora per loro - solo per un tornaconto economico e con la sicurezza di poter licenziare con facilità. Secondo l’Inps i contratti a tempo indeterminato sono crollati del 34% a gennaio e del 33% a febbraio, sempre su base mensile.

Andando a guardare più in dettaglio l’andamento dell’occupazione si nota come nel 2015 (+66% rispetto all’anno precedente) anche ora a farla da padrona siano i buoni per le prestazioni occasionali, che tra gennaio e febbraio hanno fatto segnare un +45% - in barba al falso mito renziano della stabilizzazione. Una pratica nata per far emergere il lavoro nero ma che adesso, non avendo limiti per attività e soggetti coinvolti, serve alle imprese per acquistare - letteralmente - lavoro a buon mercato (il valore del voucher è lo stesso da 12 anni) senza dover sostenere i costi di una assunzione vera e propria.

(SS)

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