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L'islam fra noi

di Luciano Fuschini

La potenza di una religione, 

tra falsi miti e luoghi comuni da sfatare.

E la nostra debolezza

Esiste un solo metodo per capire ciò che sta avvenendo in Europa, e nel mondo, relativamente all’avanzata della religione islamica e ciò che questo comporti: studiare il fenomeno, conoscerne le origini, i perché e le interpretazioni che animano ogni azione dei suoi fedeli.

Le scorciatoie intellettuali, gli slogan politici usati per abbonire le masse televisive, le strumentalizzazioni elettorali e le isterie di massa non servono.

Esistono diversi studi per conoscere questa realtà: il pregio di questo profondo lavoro di Fuschini che proponiamo risiede nel fatto che riesce, in poco meno di un centinaio di pagine, a offrire un quadro culturale solidissimo, analitico e preciso. E soprattutto che riesce a calare il tutto nella nostra modernità passando l’argomento per il prisma della chiave di lettura che ci sembra più corretta.

Il Corano è un testo poco letto, dalle nostre parti, e ancora meno capito. Errore enorme, se si vuole sul serio capire i motivi dell'ascesa della religione islamica. Conoscere la debolezza delle “nostre” posizioni. E orientarsi nei tempi oscuri che ci aspettano.

Ribadiamo: poco meno di 100 pagine densissime, precise e puntuali, scritte da uno studioso che va al cuore della questione. Senza pregiudizi, sfatando i falsi miti e i luoghi comuni, e facendo tabula rasa delle innumerevoli inesattezze che vengono veicolate alla sedicente “opinione pubblica”.

(vlm)

Introduzione

Quando si discuteva della Costituzione europea, una corrente di pensiero sollecitava l’introduzione nella Carta costituzionale di un riferimento alle “radici ebraico-cristiane dell’Europa”. Era uno sproposito perché le radici culturali dell’Europa traggono le loro linfe da tre strati, non da uno solo.

Il più profondo è quello greco-romano, politeista, ignorato nella discussione surreale di quegli anni. Da quello strato attingono i fondamenti delle leggi, la filosofia, la letteratura, le arti, l’architettura, che hanno segnato la storia europea. Averlo ignorato è autentica idiozia.

Il secondo strato è quello cristiano, dopo la grande cesura che si verificò col crollo dell’Impero Romano. Le chiese, i monasteri, i riti, i costumi, le ricorrenze religiose, sono la testimonianza visibile dello spessore di quello strato. Ci furono in esso influenze ebraiche ma anche arabe, quindi musulmane. L’Islam è Europa, è anche Europa. La cultura araba dei grandi centri di studi della Spagna e della Sicilia nel Medioevo, con le sue elaborazioni scientifiche, le sue produzioni letterarie e con la traduzione di testi della grande filosofia greca, ha trasmesso all’Occidente lo spirito che, insieme con altri contributi, ha preparato il terreno a quel Rinascimento che ha fondato l’epoca moderna; è Europa se pensiamo ai rapporti complessi, conflittuali ma anche di scambio fecondo, sempre intercorsi fra l’Europa cristiana e il mondo arabo. Con i turchi fu prevalente l’aspetto conflittuale, ma dalla presenza turca prese origine un insediamento musulmano nell’Europa balcanica, tuttora attivo e addirittura maggioritario in alcune aree della regione. La moschea è un elemento del paesaggio architettonico europeo, in Spagna da 1.300 anni, nei Balcani da mezzo millennio.

Il terzo strato, più recente e superficiale ma oggi più influente, è quello della cultura laica introdotta dall’Illuminismo, coi suoi corollari di positivismo, relativismo storicistico, psicologismo e sociologismo.

Queste sono le radici culturali dell’Europa. Ridurle a ebraismo e cristianesimo è una forzatura propagandistica.

I musulmani che vivono in Europa oggi sono più di 40 milioni, in Italia si avvicinano ai due milioni. Respingerli e impedire di costruire moschee è niente altro che chiacchiera propagandistica. Inoltre è crescente il fenomeno della conversione all’Islam di europei autoctoni. Il fatto può sembrare strano se pensiamo alla massiccia campagna islamofobica in atto, ma si comprende alla luce di esigenze di spiritualità che sono non reprimibili. In un processo dialettico che sarà sicuramente complesso, giovani provenienti da Paesi musulmani perderanno la loro fede tradizionale venendo a contatto con le attrattive dell’Occidente consumista e “orgiastico”, ma in compenso europei autoctoni si avvicineranno all’Islam proprio in quanto fede forte che può soddisfare un’esigenza religiosa che le chiese cristiane stanno deludendo. Basterebbe pensare alla frase dell’attuale papa che tanto è stata apprezzata da certo laicismo ghignante: «Ma chi sono io per giudicare?». Chi sono? Sei il papa, nessuno te ne ha informato? In un’Europa dove dilagano corruzione, mercificazione di ogni relazione umana e di ogni bene un tempo comune, frenesia consumistica, deresponsabilizzazione, demolizione della famiglia e delle istituzioni, narcisismo e delirio di onnipotenza che nega il senso del limite, un’Europa che avrebbe bisogno di Guide autorevoli che ci afferrassero per le spalle e ci scuotessero per richiamarci al senso autentico del vivere e al recupero delle priorità vere, il papa dice “chi sono io per giudicare?”. 

In questo vuoto di autorità e di orientamento, il richiamo di una fede forte, l’unica opposizione anche culturale all’ideologia dominante, sta facendo e farà proseliti. Gli islamofobi cosa pensano di fare degli europei che si convertono? Dichiararli estranei all’UE? Espellerli? 

Sommario

Perché

Le fonti della religione musulmana

Per una lettura del Corano con gli occhi dell’Occidente

99 Nomi

Non dire “uff”

Il periclytos

Dalle tenebre alla luce

Segni per chi cerca il vero

La questione ebraica

La questione cristiana

Una coppia di tutte le cose

La questione scientifica

I mondi

Scuotere la palma

I riti

La pazienza

La carità

Monti come nubi

In spazi aperti. Qui e ora

Politica e religione

Islam ed economia

Per il fico e l’ulivo

La donna

Il codice penale

Il fanatismo

Un punto chiave

Il cosiddetto islam moderato

Risponde chi ascolta

Se il mare fosse inchiostro

Gli -ismi

Una prima sintesi

Conclusioni

Riferimenti bibliografici essenziali

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