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Vittoria M5S: la prova di maturità dei cittadini inizia ora

Ciò che non era avvenuto al primo turno delle elezioni Amministrative è accaduto al secondo nei ballottaggi: il Partito Democratico è stato umiliato. Che lo sia stata anche la coalizione del centrodestra non è neanche una notizia, vista l'esiguità di una proposta politica che da quest'ultima parte non arriva ormai da mesi e mesi. Ma insomma il dato politico che emerge è, da una parte, il messaggio tutto rivolto al clan di Matteo Renzi, checché ne dica il Presidente del Consiglio, dall'altra parte l'ascesa del MoVimento 5 Stelle a ruoli sul serio governativi.

Gli scenari che si aprono a questo punto sono di due ordini, da un lato ciò cui i risultati delle Amministrative possono condurre in ottica di governo, dall'altro lato riguardo le capacità di governare che il M5S a questo punto è sul serio obbligato a dover dimostrare.

A livello centrale l'umiliazione del Pd - che di questo si è trattata - non poteva che essere la conseguenza diretta dell'improponibile operato di Renzi e del suo governo. Lo scrivemmo a suo tempo e vale la pena ribadirlo soprattutto alla luce di quanto accaduto oggi: al di là di ogni aspetto comunicativo, e manipolativo, o Renzi sarebbe stato in grado di agganciare un po' di ripresa oppure i suo bluff sarebbero fatalmente stati letti anche dall'opinione pubblica più distratta e incline a farsi truffare. Siccome la ripresa economica era impossibile da raggiungere, visto il quadro generale che, non essendo cambiato di una virgola a livello di decisioni e indirizzo europeo e mondiale, non poteva che lasciare le cose continuare la loro discesa nel baratro, era fatale aspettarsi che prima o poi chiunque (o quasi) si sarebbe accorto che tutte le norme show varate da Renzi non erano altro che pure e semplici boutade. A questo punto una presa di coscienza, fatalmente, tira l'altra, e dunque sono stati letti nella giusta chiave anche tutti gli altri episodi messi in campo da uno dei governi più imbarazzanti degli ultimi decenni. I fatti di Banca Etruria, l'abbraccio con Verdini, l'improbabilità del ministro Boschi, la fallacia dell'operazione elettorale degli 80 euro e infine l'approvazione a colpi di fiducia della pericolosa riforma Costituzionale, nel silenzio assordante di un Presidente della Repubblica che di fatto non esiste, oggi vengono dunque infilate una dietro l'altra sino a far emergere una opinione tanto diffusa da portare poi alla debacle del Pd nelle recenti elezioni. Renzi è, al momento, di una vulnerabilità estrema. Sia per quanto detto sino a ora sia per le vicende tutte interne al suo partito che ora, fatalmente, verranno fuori in tutta la loro virulenza. 

All'interno del Partito Democratico sono in tantissimi a non aver digerito praticamente nulla di quanto portato avanti dal premier sino a questo momento. Nello sfacelo istituzionale degli ultimi anni, e nell'ascesa di Renzi grazie ai tantissimi yes man che hanno immediatamente abbracciato la sua stella farlocca, sono stati in tantissimi a dover ingoiare rospi, e solo qualcuno ha avuto il coraggio di opporsi direttamente sino a lasciare il partito stesso (vedi il caso Fassina). Gli altri, tutti gli altri, hanno molto semplicemente fatto ciò che era giusto fare, sempre analizzando il tutto dalla logica interna di un grande partito come il Pd: hanno atteso il cadavere passare. 

La salma è ora servita su un piatto d'argento: il Pd, e dunque il governo, esce fortemente indebolito da questa tornata elettorale, e il prossimo referendum sul cambiamento della Costituzione diventa dunque una vera e propria missione per mettere fine all'era dell'attuale Presidente del Consiglio, dei suoi ministri, e nell'insieme di tutto il suo governo. La missione sarà colta, vedremo, sia dal resto dell'elettorato italiano sia dall'interno del Pd stesso. Renzi ha, insomma, le ore contate.

A meno che, e questo è il secondo aspetto, il MoVimento 5 Stelle non dimostri una totale incapacità ad affrontare le sfide governative che ora, e non da prima con i casi delle piccole città pur governate anche con diverse ombre (vedi il caso Pizzarotti a Parma) si trova a dover affrontare.

La posta in gioco è insomma altissima. Ed estremamente difficile. Perché al di là dei volti che sono ora chiamati a doversi confrontare realmente sul campo in modo propositivo invece che unicamente (e facilmente) oppositivo, è nella natura stessa delle sfide da affrontare che risiede il punto di maggiore interesse. Governare Torino e ancora di più Roma è affare difficile quasi quanto governare l'Italia intera, sebbene per motivi differenti, per il semplice motivo che se a livello centrale gli spazi di manovra sono limitati dalle volontà e dalle direttive sovranazionali dietro le quali i governi possono nascondersi, a livello locale l'operato dei sindaci può essere molto più diretto ed incisivo. E per questo immediatamente giudicabile.

È questa pertanto la vera prova per il MoVimento 5 Stelle. Le difficoltà sono molteplici, ma quella più grande è stata giustamente sottolineata da Di Battista un minuto dopo i risultati elettorali: nel momento in cui il sindaco Raggi, ad esempio, inizierà ad aggredire la cancrena di Roma, vale a dire in modo principale tutti i clientelismi che gli altri partiti hanno messo in piedi nel corso dei decenni precedenti, saranno i romani a dover dare prova di determinazione. Ma non sarà affatto facile. Perché Roma, sempre facendo lo stesso esempio, letteralmente "vive" di questo regime: teatri, aziende in combutta per i servizi pubblici, fondazioni culturali, affarismo immobiliare e imprenditoriale e persino mediatico sono a stretto maglio incistate sul malgoverno che ha regnato sino a questo momento, da una parte e dall'altra. E ciò significa fatalmente posti di rendita e posizione. E posti di lavoro. Nel momento in cui queste posizioni verranno giustamente aggredite, cioè nel momento in cui realmente si dovranno dispiegare le promesse fatte in campagna elettorale dal M5S, sarà una resa dei conti totale. Delle due l'una: o i cittadini daranno prova di appoggiare l'operato della Raggi oppure, temendo, per molti, di perdere posizioni acquisite grazie ai precedenti meccanismi, inizieranno a mettersi di traverso a un cambiamento reale che pure, nelle urne, hanno dichiarato di voler mettere in opera votando per il nuovo.

La sfida, verrebbe da dire, non è tanto nel lavoro del MoVimento 5 Stelle, ma nella coerenza che una cittadinanza dovrò dimostrare nel momento in cui sul serio si vedrà all'opera il lavoro della nuova giunta. Ciò verso cui andiamo incontro, in altre parole, è un atto di maturità non solo nel dimostrare di saper governare per il M5S, ma anche da parte dei cittadini nell'accettare che questa ventata di legalità, cioè il motto "onestà onestà" urlato in tutte le piazze, sia davvero applicato. Anche quando ciò dovesse andare a ledere eventuali proprie rendite di posizione acquisite con mezzi e metodi che di onesto hanno avuto poco a che fare.

Andare a intervenire in un tessuto sociale comunale che in buona parte ha imparato a beneficiare di alcune posizioni derivate da collusione non è semplice. Perché se è vero, e lo è, che per decenni i partiti si sono spartiti tutto quello che c'era da spartire, è pur vero che per riuscirci hanno in ogni caso unto a dovere diversi settori (quelli che forse hanno anche in questo caso continuato a votarli?) che si sono prestati alla cosa. Smantellare il vecchio regime non è possibile senza andare a intervenire anche in questo settore. E non sarà facile. Ma questa è la missione che il M5S è chiamato a compiere.

Anche in questo caso delle Amministrative, infatti, il voto dato al MoVimento 5 Stelle è stato soprattutto di protesta. Non quello degli attivisti di sempre, naturalmente, ma è evidente che i numeri raggiunti fanno rilevare che il M5S ha intercettato e fatto propri anche voti che sino a ora erano stati dati del tutto altrove. Questi ultimi sono voti non del tutto convinti, o meglio, sono voti dati quasi unicamente per la convinzione che si dovesse scegliere in ogni caso per qualcosa di nuovo e di diverso piuttosto che continuare in modo diabolico a dare il voto ai soliti noti che già ampiamente hanno dimostrato tutto quello che c'era da dimostrare. In quanto voti di protesta e cambiamento, essi devono essere confermati ben più che quelli degli attivisti di sempre. Ed è in questo, solo in questo, che risiede l'atto di maturità richiesto contestualmente a poltica & cittadinanza.

Abbiamo ovviamente seguito sul campo, giorno per giorno, la vicenda di Roma, per motivi di presenza fisica sul posto. E abbiamo seguito anche le vicende di un altro piccolo Comune vicino Roma, quello di Anguillara Sabazia, esperienza emblematica per confermare quanto appena detto. Il nuovo sindaco di Anguillara, Sabrina Anselmo del M5S, è persona del tutto sconosciuta alla maggior parte dei cittadini residenti. E ancora più sconosciute sono le altre persone all'interno della sua giunta appena vittoriosa. Eppure sono state votate in massa, andando a spazzare via i politici che si erano spartiti la torta comunale nei decenni precedenti. Alcuni anche di visibilità assoluta e penetrati nei minimi interstizi di una cittadinanza che, come avviene nei piccoli centri, è fatalmente raggiungibile e può essere convinta in un rapporto praticamente uno a uno. Ebbene: a nulla sono servite le vecchie clientele, il M5S ha vinto con esponenti per nulla identificabili. E, dobbiamo pur ammetterlo per averlo rilevato di persona, con una totale incapacità a livello organizzativo e di mera comunicazione sul territorio. Eppure hanno vinto.

Segno inequivocabile di una voto di protesta e cambiamento che è andato ben al di là della conoscenza diretta dei candidati. A nostro avviso anche al di là della conoscenza diretta del programma (che peraltro è stato comunicato in modo disastroso...). Il voto è stato dato sulla fiducia. 

Come abbiamo argomentato in questo lavoro pubblicato poco tempo addietro ("MoVimento 5 Stelle: e ora?"), la preferenza è andata al M5S per il solo - e bastante - motivo che esso rappresenta sul serio la possibilità di un cambio di direzione. Di un cambiamento che al momento il solo M5S è in grado di far se non altro sperare. Che questo sia vero o meno in questa sede è del tutto irrilevante. Di quanto possa sul serio incidere è da vedere. E lo vedremo. Ma che oggi il dato politico e anche di mera sociologia elettorale sia questo non c'è dubbio. Esito diretto di una combinazione di fattori ben precisa: da un lato la totale improbabilità delle forze politiche di vecchio stampo, dall'altro il lavoro che il M5S, e questa volta a livello centrale, è riuscito a mettere sul tavolo. In ultima istanza: il MoVimento 5 Stelle è tanto forte, al momento, a livello nazionale, che anche candidati del tutto sconosciuti, del tutto da testare, vengono preferiti ai soliti conosciuti. Non è affare di poco conto.

Valerio Lo Monaco

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