All in Cronaca

CONTRO. Considerazioni di un antipolitico

di Alessio Mannino

2011: un anno di reazioni

vergate in punta di penna

Introduzione 

Nessuno contro il Nulla 

A che serve avere trent’anni, se non si dice no? Chi scrive è un comune occidentale che fin dall’infanzia, come tutti, ha subìto una scientifica, inarrestabile, degradante disumanizzazione. Troppi oggetti, troppe facilità, troppe immagini, troppa tecnologia, troppa plastica. Troppe paure. Noi, nati nell’ultimo scorcio di secolo, siamo meno umani dei nostri padri. Ed è tutto dire, perché già loro sono stati devitalizzati dal riflusso del boom anni ’50-‘70, e bisogna risalire ai nostri nonni per avere il ricordo di una generazione ancora protagonista, sognatrice, combattiva. Viva. Senza troppe futilità intorno e dentro la testa, e quindi più coraggiosa e generosa. Più vitale. 

Oggi la Storia è ferma. Occhio: non è finita, come qualche ideologo a libro paga va predicando da vent’anni. È congelata. Bloccata. Sbatte in una campana di vetro. Non va avanti né indietro. Il passato non conta nulla, al di fuori delle strumentali e retoriche riesumazioni di rito. Il futuro, evocato a ogni piè sospinto come promessa di maggior benessere, è stato abolito: vietato anche solo immaginarne uno che non sia uguale al sistema di vita attuale. Esiste soltanto un ripetitivo, autistico, pietrificato presente. Guai a chi osa mettere in dubbio la bontà dell’orgoglioso mondo nuovo, che in realtà è ormai vecchio di settant’anni. Parlo dell’ordine totalitario uscito dall’ultima guerra mondiale. 

L'inaugurazione della nuova sede della Banca centrale europea a Francoforte, un grattacielo doppio, è stata contestata dalle migliaia di militanti di Blockupy, accorsi in città da tutta Europa, che hanno dato vita agli annunciati scontri di piazza. Il nuovo grattacielo della Bce, costato oltre un miliardo di euro, è sembrato a molti, non solo ai protagonisti della protesta, come un autentico schiaffo alla miseria in una fase di crisi come quella che l'Europa sta vivendo ormai da sette anni. 
“Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio”: ecco uno stile di vita pregno di sacralità, perché la vita non è sacra in sé: la sacralità bisogna conferirgliela giorno dopo giorno. È frase che dovrebbe esser il motto di ogni ribelle che si rispetti, anche se è fin troppo sentita e il più delle volte si rivela una fanfaronata: solo a posteriori è possibile sapere se chi la pronuncia è un Uomo o un cialtrone. Charb (Stéphane Charbonnier, il direttore ucciso di Charlie Hebdo) si è rivelato un Uomo e non un fanfarone: egli è morto in piedi e non sopravvive in ginocchio, come molti suoi confratelli, che, specie in Italia, approfittano dell’esser già in posizione per leccar culi a destra e a sinistra.