Altro che Postmodernità

di Luciano Fuschini

"Siamo a un cambio epocale

le dinamiche sono complesse

e i territori inesplorati"

Introduzione

Il termine postmodernità vuole indicare un andare oltre la modernità. 

“L’andare oltre” appartiene al campo semantico delle concezioni progressiste, quelle che si orientano secondo uno storicismo che vede nello sviluppo dell’umanità una linea ascendente. Ogni tappa, ogni epoca storica successiva, rappresenta un passo in avanti verso una méta finale di piena realizzazione delle potenzialità umane.

Ci proponiamo quindi, sinteticamente, di passare in rassegna le caratteristiche di quella che si è soliti definire “modernità”.

Energia e Geopolitica

di Filippo Ghira

l'Eni e la sovranità perduta, 

il petrolio, il gas, 

e le guerre "interessate" nel mondo

Introduzione

La recessione economica in corso e il conseguente calo della domanda globale stanno provocando un crollo del prezzo del petrolio, sceso a febbraio del 2016 sotto i 30 dollari al barile (un barile è pari a 159 litri), situazione che è in grado di destabilizzare gli attuali equilibri internazionali che già sono deboli di proprio.

Ribelli: chiamata alle armi

di Valerio Lo Monaco

Introduzione

Il Ribelle è un disadattato. E in larga parte lo è anche l’Homo Sapiens, per comunque la pensi, qualunque siano le sue opinioni, che sia ribelle o meno. Non può che essere così. Un po’ perché la cultura crea distanza. Consciamente o meno, tale distanza esiste. Perché la cultura per sua stessa natura mette distanza. Che la si faccia notare o meno, questa distanza si sente. La avverte chi ha una cultura, la distanza da chi invece ignora, e la sente anche chi ignora. Almeno chi, tra coloro che ignorano, si rende conto della sua ignoranza. Ma il termine disadattato è corretto anche perché è comprensibile che alla società che abbiamo attorno non ci si senta adatti. Non si sia a proprio agio. Il che comporta una seconda affermazione - siamo sempre nel campo delle opinioni personali, le quali peraltro si confermano nelle tante conferenze e incontri che continuiamo a fare in giro per l’Italia: il Ribelle, accomunando in questo termine con una forzatura pregna di speranza chiunque non si senta a proprio agio in questa società, chiunque tenti in un modo o in un altro di reagire e anche chiunque pur non trovando forza e metodi e complicità per agire in qualche modo avverta tutto il peso della erroneità di questo modello, è anche un disturbato

Cosmo di valori

di Valerio Lo Monaco

Una delle caratteristiche antropologiche dell’Homo Sapiens è quella della capacità riflessiva. Intellettuale oltre che istintiva, animale. Nulla a che vedere, per quello che ci riguarda in questa circostanza, con capacità mnemoniche. La creatività, il ragionamento astratto, il linguaggio e l’introspezione. Insomma a partire da ciò che, secondo le teorie dell’evoluzione e della storia del paleolitico medio, permisero alla specie Sapiens di capire, in seguito a una riduzione della popolazione globale per via di un evento particolare (che è tutt’ora in fase di studio ma che è stato ben delineato dalle teorie di Linneaus nel 1758), che era necessaria una migrazione dai posti originari. Che c’era bisogno di muoversi, ovvero di “fare qualcosa”. Dall’Africa, attraverso quello che è stato definito corridoio mediorientale, quell’uomo iniziò a colonizzare la Terra intera. Quell’uomo in definitiva subì una azione, se ne accorse, la capì, ipotizzò una strategia da attuare e decise una reazione.

La road map del nuovo corso del Ribelle comunicata a suo tempo è stata rispettata quasi al 100%. La collana di eBook è stata varata e viaggia ormai con regolarità, e proprio per questa desideriamo comunicare a tutti i prossimi imminenti sviluppi. Che riguardano due aspetti. Il primo, forse meno importante, è il fatto che da oggi i titoli pubblicati qui sul Ribelle e disponibili a tutti gli abbonati così come a chi, anche non abbonato, volesse acquistarli uno per uno, sono ora a disposizione anche attraverso la piattaforma Amazon, ovvero nel formato adatto al particolare lettore di eBook proprietario dell’azienda, cioè il Kindle.

Emergenza costante (sicuri?)


 

Le misure di sicurezza tra legge e psicologia

di Tina Benaglio

Introduzione

Se è vero ciò che ha scritto il filosofo Giorgio Agamben in un suo articolo su “Le Monde”, e cioè che lo stato di emergenza non è uno strumento a difesa della democrazia, ma al contrario è «il dispositivo attraverso il quale i regimi totalitari si affermarono in Europa», resta allora da capire perché mai le persone possano con tranquillità accettare, se non addirittura in taluni casi chiedere, lo stato di emergenza. Nello stato di emergenza, infatti, le libertà individuali vengono sospese, vi è la «rinuncia a qualsiasi certezza del diritto». Del diritto di qualsiasi persona.

Eppure oggi si assiste, da parte di un numero sempre più crescente di persone, alla rinuncia dei propri diritti - e dell'intero apparato delle tutele democratiche - in nome di una maggiore sicurezza personale. Vera o presunta.

Perché succede? Quali sono i meccanismi psicologici personali coinvolti in queste scelte? Quali sono, quindi, i meccanismi psicologici su cui il “sistema” sta facendo leva?

Il BLUFF del Jobs Act

di Sara Santolini

Introduzione

«È una giornata storica, un giorno atteso per molti anni da un’intera generazione che ha visto la politica fare la guerra ai precari ma non al precariato: superiamo l’articolo 18 e i co.co.co., nessuno sarà più lasciato solo, ci saranno più tutele per chi perde il posto e parole come mutuo, ferie, diritti e buonuscita entrano nel vocabolario di una generazione che ne era stata esclusa»

Le parole pronunciate da Matteo Renzi, presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana dal 22 febbraio 2014, al via libera dei primi due degli otto decreti attuativi del Jobs Act, suonano come autentica propaganda. Risultavano tali già durante la conferenza stampa nella quale sono state pronunciate, e lo risultano ancora più chiaramente oggi, mentre la nuova legge sul lavoro dispiega i suoi effetti. Lo diciamo subito: il precariato è la regola, i contratti capestro sono ancora facilmente applicabili grazie alle mille deroghe inserite nei decreti, la cassa integrazione non è più per tutti gli ex dipendenti, la concessione di un mutuo è quasi del tutto esclusa con un contratto a tutele crescenti - che in quanto tale non garantisce la continuità del reddito - i diritti sono stati calpestati alla luce del sole e sacrificati sull’altare della convenienza delle aziende. 

Estinzione (?) Di Nazioni di Popoli di Civiltà

di Luciano Fuschini

Introduzione

Anche le nazioni, come gli individui, muoiono.

I Sumeri non esistono più. Hanno lasciato una traccia nella storia del mondo, ma non esistono più. I Babilonesi non esistono più. Ci sono resti archeologici che parlano di loro. Ci hanno lasciato la scansione del tempo secondo il numero 6, ci hanno lasciato credenze astrologiche, ma non esistono più. Gli Egizi sono estinti. (...)

Licio Gelli. Burattino o burattinaio?

di Filippo Ghira

Introduzione

La morte di Gelli a metà dicembre 2015 ha occupato per pochi giorni le prime pagine dei giornali. Stranamente pochi. Lo stesso, curiosamente, è successo nel 2013 per Giulio Andreotti. Una dimostrazione del fatto che in questa epoca le notizie vengono consumate molto velocemente, ma non solo. Anche la conferma che Gelli, come il Divo Giulio che in molti hanno indicato come il vero capo della Loggia P2, appartiene pienamente alla storia della Prima Repubblica e che, per la funzione che ha ricoperto, deve essere messo al più presto nel dimenticatoio per non suscitare imbarazzanti paragoni con il presente. 

Homo Sapiens Vs Homo Ludens

di Valerio Lo Monaco

Introduzione

La Cultura costa cara. È sempre stato così. Riservata alle élite, poi raggiunta dalla borghesia e alla fine, con grossi sacrifici, appannaggio anche di alcuni tra le classi sociali meno abbienti, ha comunque comportato un grosso esborso economico da parte di chi ha anelato di volerla raggiungere. E anche un enorme dispendio di tempo (non la si acquisisce in un giorno, la cultura). Nel mondo attuale anche il tempo (vogliono convincerci) è denaro. Ma naturalmente non vogliamo soffermarci sui costi economici. Anche perché più che di denaro preferiamo parlare di valore. Della cultura. E del tempo. E di come lo si impiega.

Qui, se parliamo di valore, non c'è mastercard che tenga. E se parliamo di investimento siamo ancora più altrove: probabilmente è uno dei pochissimi beni che, una volta acquisiti, non ci possono essere sottratti. E che possono essere tramandati senza pagare tasse di successione.

I primi quarant'anni del quotidiano La Repubblica dunque, tondi tondi il prossimo 14 gennaio. A nostro avviso non c'è molto da festeggiare. Se non, naturalmente, la longevità di un giornale in questo scenario di enormi cambiamenti nel mondo dell'editoria così come avvenuto nell’ultimo quindicennio. La data è effettivamente storica, visto che il giornale fondato da Eugenio Scalfari e diretto ininterrottamente da Ezio Mauro si appresta proprio a spegnere quaranta candeline: ciò significa, però, che qualche linea si può tirare.
Il Partito Democratico può essere ancora definito di sinistra? Il PD è oggi un partito carnivoro che ingoia tutto. Un partito che, per dirla alla Veltroni, ingloba i banchieri ma anche gli operai, gli intellettuali ma anche gli analfabeti, i cattolici impegnati ma anche gli atei e gli agnostici. Non a caso Renzi vorrebbe farne il Partito della Nazione, una sorta di contenitore pigliatutto, quale era la Democrazia Cristiana collassata in Mani Pulite. Un Moloch che, come tale, sarebbe in grado di offrire a iscritti ed elettori, non soltanto interessi ma anche scuse ed alibi per una adesione. Ma che significa oggi dirsi di sinistra? O di destra? Da decenni tali distinzioni lasciano il tempo che trovano ed hanno perso di significato non tanto nel linguaggio politico quanto nella percezione dei cittadini.
No, non pubblichiamo "le dieci foto dell'anno" e neanche "i dieci video più cliccati del web", perché molto semplicemente qui non siamo a caccia di click. E lo stesso con tutte le classifiche che inondano i siti di cosiddetta informazione del nostro Paese. Ma un bilancio e un breve riepilogo è necessario farlo. Perché alcune cose, importanti, questo 2015 le ha dette.