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Il raduno è per domani, a Bologna. Una manifestazione pubblica con tanto di corteo, allo scopo di protestare contro chi vede gli “zingari” come il fumo negli occhi e chiede a gran voce politiche meno accomodanti nei loro confronti. Un’avversione che secondo la classica vulgata del politicamente corretto sconfinerebbe automaticamente nel razzismo e che ha addirittura spinto Davide Casadio, presidente di un’associazione che intende rappresentare e difendere le due etnie gitane, a paventare i più foschi sviluppi: «Non escludo assolutamente un nuovo olocausto per rom e sinti, se in Europa dovessero andare al potere persone di estrema destra come Salvini».

Grottesco. E viene voglia di finirla già qui, perché l’iperbole è talmente smaccata, e grossolana, da togliere qualsiasi credibilità a tutto il resto

Il modo come i telegiornali, l’unico mezzo d’informazione della maggioranza degli italiani, hanno dato notizia dei movimenti di Hayat Boumedienne, è estremamente istruttivo.

La probabile terrorista compagna di uno dei killer di Parigi, non sarebbe stata con lui nel supermercato ebraico come si era detto in un primo momento, ma già da diversi giorni si sarebbe recata in Siria. Le varianti al verbo “recarsi” sono “rifugiata” oppure “diretta”. Punto. L’informazione finisce qui, senza altri chiarimenti. 

Cosa può capire il cittadino che non conosce i dettagli dei complessi intrecci politici di quelle regioni, cioè la gran parte degli spettatori-ascoltatori?

Brutta bestia, la frustrazione. Specialmente quando scaturisce da un bisogno smodato di affermazione personale e supera i confini della vicenda di un singolo individuo. Quando si proietta su tematiche collettive che di per sé sarebbero giuste, o persino sacrosante, e nel dilagare di questa smania nevrotica finisce con lo strumentalizzarle-contaminarle-snaturarle.

È il caso di Paolo Barnard. E non soltanto il suo.

Abbuffatevi di notizie – i torrenziali aggiornamenti sciorinati dai media, in maniera tanto enfatica quanto transitoria – e dello scandalo che è appena esploso a Roma non capirete un accidente. La vera chiave di volta, infatti, è che questa specifica vicenda si innesta su una serie di fenomeni che hanno una portata assai più vasta, al punto da poter essere considerati di carattere generale. Addirittura, anzi, connaturati al modello politico ed economico dominante.

Lo specchietto per le allodole è presentarli invece come una anomalia, che per quanto grave e ramificata si colloca all’interno di un sistema fondamentalmente sano.